Canale di Sicilia a rischio trivelle

Print Friendly, PDF & Email

Il petrolio continua a minacciare mari e oasi naturali.
Dal Gran Lago degli Orsi in Canada all’isola di Palawan nelle Filippine, le trivelle selvagge che estraggono 24 ore al giorno l’oro nero mettono a serio rischio i paesaggi più spettacolari del mondo e le specie animali in via di estinzione come i narvali, la tartaruga verde e la balena grigia.

In Italia è l’isola di Pantelleria che sta correndo il rischio di trasformarsi da paradiso marino -con le sue tartarughe, balenottere, tonni e mante del Mediterraneo- a zona di estrazione petrolifera.

A ottobre 2013 il WWF aveva lanciato l’allarme e ad ora sono state raccolte più di 38mila firme per fermare quello che potrebbe diventare un disastro ambientale.
‘E’ stato un onore e un enorme piacere consegnare al sindaco di Pantelleria le firme di così tanti italiani, siciliani, panteschi, che chiedono di difendere l’isola dal petrolio attraverso l’istituzione di una nuova area protetta – ha detto Marco Costantini, responsabile Mare del WWF ItaliaOra tocca alle istituzioni decidere se realizzare questa volontà popolare e garantire un mare incontaminato e in salute per tutti i tonni, le tartarughe marine, le balenottere, gli uccelli migratori, ma anche i pescatori, i velisti, i turisti, le economie e le tradizioni mediterranee che di quel mare non possono proprio fare a meno”

Il WWF  ha indicato che l’autorizzazione concessa per verificare la presenza di petrolio nel fondale marino lungo la costa di Pantelleria andrebbe sospesa in quanto la natura geologica dei fondali del Mediterraneo è soggetta ad attività sismica e il pericolo di danni dovuti all’esplorazione dei fondali è molto probabile.
”Le onde sismiche indotte per rilevare la presenza di petrolio e gas naturale sotto il mare infliggono gravi danni all’ambiente, in particolare alla biodiversità marina. Petrolio e gas sono una seria minaccia per l’ambiente e per le specie selvatiche in pericolo di estinzione e hanno un’incidenza notevole sul cambiamento climatico.”

Al momento nel Canale di Sicilia sono operative tre piattaforme petrolifere che ogni anno estraggono 280mila tonnellate di greggio da 35 pozzi.
Ma ai big del petrolio non bastano, vogliono altre piattaforme
, altre trivelle nel nostro mare.

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti