Dalla grande bellezza al grande teatro, Toni Servillo porta Eduardo a Roma

Annamaria Serinelli
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Dismessi i panni di Jep Gambardella, protagonista de La grande bellezza, premio Oscar come migliore film straniero, Toni Servillo torna al suo primo amore, il Toni Servilloteatro. Lo fa con una commedia di Eduardo De Filippo, Le voci di dentro, di cui è regista e protagonista insieme al fratello Peppe Servillo, noto anche come cantante del gruppo Avion Travel.

La tournèe, partita dal Teatro Comunale di Caserta, facendo tappa al Teatre Lliure di Barcellona, approda ora al Teatro Argentina di Roma, all’interno del progetto “Roma per Eduardo”. La “prima” andrà in scena il 20 gennaio alle 21.00 e l’opera sarà in cartellone fino al 15 febbraio. Le rappresentazioni si terranno dal martedì alla domenica con i seguenti orari: martedì e venerdì ore 21.00, mercoledì e sabato ore 19.00, giovedì e domenica ore 17.00. Prezzi e biglietti sono disponibili sul sito del teatro,  www.teatrodiroma.net, o direttamente al botteghino, tel. +39 06 684000346.Teatro Argentina

Le voci di dentro torna sul palcoscenico del Teatro Argentina, dove la pluripremiata commedia era già stata rappresentata nella primavera 2013 da una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni diretta da Toni Servillo. L’amato Eduardo De Filippo è per l’attore e regista «l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti ed il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica».

14284418509_05d378966fScritta di getto nel 1948, è ritenuta una delle opere più amare di Eduardo. La commedia è il ritratto di un’Italia che, dietro l’euforia della fine della guerra e della conseguente ricostruzione, e dietro le prime avvisaglie del boom economico, cela la difficoltà delle relazioni umane, spesso improntate al sospetto e alla cattiveria. L’attualità e l’acutezza delle parole di De Filippo sono vive nell’interpretazione di Servillo, nelle vesti del protagonista, Alberto Saporito. Nelle note di regia scrive: «Ancora oggi sembra che Alberto Saporito scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra mondiale».

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