Mummie “tarocche” nei Musei Vaticani

Arianna Acciarino
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Era stata catalogata come mummia di bambino di età faraonica, ma durante il restauro si è scoperta la verità: la mummietta era un falso!

Eppure la piccola mummia di 60 cm appena analizzata e la sua “compagna” ancora sotto esame restano comunque dei reperti di valore che ci raccontano la storia non dell’antico Egitto ma dell’Inghilterra ottocentesca e della “Egitto-mania” che imperava all’epoca.
In quel periodo, infatti, i collezionisti antiquari volevano tutti, e a tutti i costi, accaparrarsi un antico reperto di questa affascinante civiltà scomparsa, diventando così facili vittime di abili falsari.

 

Questa scoperta rientra nei lavori del Vatican Mummy Project avviato nel 2006 che, per la prima volta, si occupa di analizzare e restaurare tutte le mummie umane conservate nei Musei Vaticani.

Di mummie false simili a queste ne sono state rintracciate altre 40 in tutta Europa, di cui 2 a Firenze, 1 a Milano, 4 a Torino e 1 a Venezia.

Gli esami, afferma la direttrice del reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani Alessia Amenta, hanno rilevato che le bende che la avvolgono sono effettivamente di epoca faraonica (2.000 a.C.) ma che la resina che le ricopre proviene dall’Europa. La maschera del volto non è d’oro ma di stagno, lavorato secondo la stessa tecnica con la quale nell’Ottocento in Galles si producevano lattine per alimenti.

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La Tac ha rivelato inoltre che dentro le bende non c’era il corpo di un bambino ma una tibia umana di adulto.
Analizzato, questo osso risulta essere di epoca medievale.

Un puzzle di epoche e luoghi, che da falso si è trasformato oggi in un vero reperto di valore storico che ci racconta un passato forse meno lontano di quello dei faraoni, ma indubbiamente affascinante.

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