Jackson Pollock, il genio che parla all’anima e colpisce i giovani

Print Friendly, PDF & Email
blind spots pollock

In mostra, fino al 18 ottobre, alla Tate Gallery di Liverpool “Blind Spot”: la più grande esposizione dedicata al pittore statunitense Jackson Pollock dal 1980. Per la prima volta, dopo oltre trent’anni, si torna a celebrare uno dei più grandi artisti del XX secolo.

La mostra
La kermesse ripercorre l’intera carriera dell’uomo che ha segnato una svolta nella storia dell’arte contemporanea e in quella americana, dal periodo di massimo fulgore fino agli ultimi anni prima dell’incidente stradale che gli ha tolto la vita. L’intento è quello di mettere a confronto i suoi più grandi capolavori con le opere risalenti all’età del “black pouring”, al periodo delle cosiddette “colate nere” con cui termina la sua vita di artista e uomo. Dipinti, disegni e sculture inedite meno celebri dei precedenti (1947-1950), ma non per questo meno importanti e significativi dal punto di vista artistico, per raccontare un momento di rottura nella vita e nella carriera di un genio giunto all’apice del successo.

pollock

Summertime Number 9A, 1948, Tate Gallery, London

I capolavori del 1947- 1950
Gli anni compresi tra il 1947 e il 1950 sono i più fortunati, quelli che gli valgono la ribalta, una recensione sulla rivista Life e il riconoscimento di una cifra stilistica unica nel panorama pittorico contemporaneo. Ai dipinti di questa fase è dedicata un’intera sezione della mostra. Si tratta di veri e propri capolavori eseguiti con la tecnica del “drapping” o dell’“action painting”, messa a punto dallo stesso Pollock. Consiste nel lasciar gocciolare la vernice dall’alto su di una grossa superficie di tela stesa sul pavimento. Il risultato è una texture di diversi colori e di tratti di vario spessore ottenuti usando pennelli induriti o bastoncini che quasi mai toccano la canapa.

pollock artist

Pollock abbandona pennelli e cavalletto della tradizione e anziché dipingere con una mano sola sceglie di farlo con tutto il corpo. La sua arte è una sorta di danza circolare e frenetica attorno al quadro steso a terra, una sorta di rito liberatorio pura espressione dell’istintività. E il dipinto non può considerarsi concluso se non al termine della catarsi.
Pollock fa della sua arte l’espressione del disagio esistenziale di un’America appena uscita dalla guerra e della tela lo specchio del subconscio, che dal profondo si materializza nel getto di colore e nelle fitte trame. La sua arte si libera di ogni schema concettuale e fisico tradizionali per esaltare l’atto stesso della pittura e l’espressione più autentica della creatività, quella incontrollabile. A metà strada tra il surrealismo e l’espressionismo, le sue non sono forme da cui risalire a oggetti comuni e neppure mere astrazioni. Sono il risultato dei “buchi neri dell’inconscio” che attraverso l’automatismo del gesto vengono alla luce.

pollock

Number 3, 1949, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC, USA

Le opere dell’ultimo periodo (1951-1953)
Dopo quattro anni di successi ma soprattutto di colori accesi e assenze di forme riconoscibili oggettivamente, arriva il momento della frattura. La sua ambizione come artista, una creatività in costante fermento e un momento particolarmente difficile della sua vita personale segnano l’inizio della “stagione del nero” e del ritorno alle forme. Si tratta dei dipinti dell’ultimo periodo, quelli meno noti e al centro della mostra. Ad essi è dedicata un’intera sezione. Una selezione di opere, tra cui Summertime Number 9 A, 1948 (Tate Modern, Londra) e Number 3, 1949 (Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington), per ripercorrere il periodo del ritorno agli albori da parte di Pollock.
Spinto da un bisogno irrefrenabile di rinnovarsi e ritrovare una cifra stilistica nuova, Jackson fa dell’assenza del colore la struttura portante delle sue nuove tele. Colate di nero che disegnano trame su cui si affacciano frammenti di forme, corpi e volti.

pollock

Jackson Pollock, 1912-1956
Number 7 1952
Enamel and oil on canvas
1349 x 1016 mm
The Metropolitan Museum of Art, New York

Il pittore “maledetto”
Il ritorno agli albori svela l’irrisolutezza di un uomo che ha trasferito sulla tela il disagio di un’esistenza intera condotta al limite dell’accettabilità sociale. Morto a soli 44 anni a causa dell’alcool, da cui non è mai riuscito a liberarsi del tutto, Pollock incarna a pieno titolo il prototipo del genio ribelle. I suoi quadri sono il riflesso dell’incertezza del periodo storico in cui è vissuto, espressione della costante ricerca di un “io” riconoscibile e riconosciuto. Il suo percorso artistico tutto tranne che lineare. La sua arte è impulsiva, irrazionale, dai forti contrasti. E forse proprio per queste ragioni autentica e diretta, capace di arrivare subito e per quella che è: semplicemente arte. Non c’è da stupirsi allora se per un quadro del pittore “maledetto” c’è chi è disposto a pagare 140 milioni di dollari e se i suoi dipinti sono molto apprezzati anche dal pubblico più giovane.

Curiosità

Il film
La vita del genio è stata raccontata nel film biografico Pollock (2000), diretto, prodotto e interpretato da Ad Harris. Il biopic, tratto dal volume “Pollock: an American Saga” (1989) di Steven Neifeh e Gregory White Smith, è uno dei più recenti sull’artista e tra i migliori accolti dalla critica. Nel 2001 si è aggiudicato il Premio Oscar per la “Miglior attrice non protagonista” assegnato a  Marcia Gay Harden nel ruolo di Lee Krasner, la moglie di Pollock.

Il corto
Ironica e divertente l’immagine dell’artista in Dripped, un corto di poco più di otto minuti in cui il giovane film director Leo Verriér racconta in modo originale e inedito il processo creativo del pittore americano. Un “mangiatore di opere”  che gira di museo in museo tutto il giorno e una volta a casa si nutre, letteralmente, dei capolavori che ha rubato. Da questa fame e dallo stato di trans che i quadri gli provocano nascono i suoi più grandi capolavori.

 

Info e prenotazioni
Tate Liverpool
Albert Dock, Liverpool Waterfront, Liverpool L3 4BB, Regno Unito
Tel.: +44 151 702 7400
www.tate.org.uk/visit/tate-liverpool

Biglietti e costi
Intero £10
Ridotto £7.50
L’audioguida è disponibile al costo di £3

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti