Autunno, stagione del tartufo pregiato

Chiara Arroi
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Il più prezioso frutto della terra, amato e venduto in tutto il mondo. Il tartufo. E quale periodo migliore dell’autunno-inverno per andare a caccia di tartufi e di eventi dedicati al pregiato gioiello dei boschi.

La raccolta è partita. Forse non sarà abbondante, le previsioni non sono rosee in diverse zone italiane, soprattutto a causa del caldo estivo che ha colpito alcune regioni e compromesso la produzione, fatta eccezione per la zona d’Alba. Le previsioni annunciano un aumento dei prezzi. Questo però non scoraggia gli appassionati.


canelli_tartufo_biancoCinquanta città
sparse in undici regioni. Da Piemonte a Campania. Specifiche zone di crescita e coltivazione. Migliaia di trifolai che battono sentieri, boschi e colline, in compagnia del potente fiuto dei cani da tartufo, alla ricerca del prezioso fungo sotterraneo. Decine di eventi e manifestazioni dedicate. E un’associazione che raggruppa le città in cui il tartufo è patrimonio e risorsa, l’Associazione nazionale città del tartufo.

Tra i fondatori e zone d’eccellenza come Alba, Castel di Casio, Norcia, San Miniato, San Giovanni d’Asso, Sant’Agata Feltria, Sant’Angelo in Vado, Alta Umbria, Comunità dei Monti Martani, Seraso e Subasio. Associazione che ora si rivolge all’Unesco, per chiedere che la cultura del tartufo venga riconosciuta Patrimonio dell’umanità.

Ne esistono diversi tipi, da quelli autunnali e invernali a quelli estivi e di media stagione. I prezzi oscillano dai 200 ai 4 mila euro al chilo.Vengono raccolti in specifici periodi dell’anno e in diverse zone d’Italia, da quelle tradizionali  alle regioni che si stanno affacciando ora sulla scena, con ottimi risultati.

Storica patria del tartufo bianco (Tuber magnatum pico) è il Piemonte, l’area delle Langhe, del Roero e Monferrato. La città d’Alba in particolare, a cui viene anche dedicata la Fiera Internazionale del tartufo bianco d’Alba. Quest’anno dedicata ai tabui, i cani che accompagnano i trifolai (o Trifulau) nei boschi, una vera istituzione locale.

Non solo Piemonte però. Umbria, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Campania, Calabria, Veneto, Lombardia, Lazio sono altre eccellenti regioni dove si raccolgono e coltivano tartufi. E ogni anno celebrano eventi in onore del prezioso fungo.

spolverata tartufoCome a Borgofranco sul Po, in Lombardia, dove, nei pressi della strada del Tartufo Mantovano, sono iniziate a ottobre fiere dedicate e tour al Truffle Museum, il Museo del Tartufo. Oppure in Emilia-Romagna, altra eccellente zona di raccolta tartufi, soprattutto nell’emiliano, tra Parma, Ferrara e Bologna. Nel Parmense è il tartufo nero di Fragno a farla da padrone. Una particolare specie tutelata da una legge nazionale del ’91, che si consuma prevalentemente fresco. I colli bolognesi poi che, oltre a essere famosi per l’ottimo vino, regalano stagioni trifolate degne di nota, con il tartufo bianco di Savigno e la Fiera Internazionale che ne celebra la bontà. Gli amanti lo possono annusare, assaggiare e acquistare dal 17 al 15 novembre, in provincia di Parma, in Val Braganza, che ospita la Fiera Nazionale del tartufo di Fragno. Anche la Romagna non è da meno, con la fiera di Sant’Agata Feltria, che celebra invece il pregiato tartufo bianco.

Verso il riconoscimento della Certificazione di origine protetta (Dop) va il tartufo bianco pregiato di Sant’Angelo in Vado, nelle Marche. Anche qui una mostra internazionale e quattro week end di ottobre mettono in vetrina sia i tartufi che la loro storia e tradizione, oltre all’impegno verso la valorizzazione di un importante patrimonio regionale.

Si scende poi in Umbria, altra immensa tartufaia, con il suo paesaggio collinare dominato da boschi. La qualità prevalente qui è il Tartufo nero pregiato umbro (Tuber Melanosporum Vittadini), che matura da novembre a marzo. Anche se non mancano varietà come i tartufi bianchi e almeno altre sette-otto tipologie, tra cui quelle di media stagione e lo Scorzone. Non mancano eventi anche qui. Dalla Mostra del tartufo bianco di Gubbio (il 22 ottobre) a quella del tartufo bianco di Città di Castello (29 ottobre), dove si possono acquistare pezzature più accessibili, apprezzate in tempi di crisi. Fan speciale del tartufo umbro è, tra gli altri, l’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, riscopertosi amante trifolaio. Proprio a Norcia d’Alema, in occasione della kermesse dedicata al tartufo pregiato, è stato nominato ambasciatore del tartufo nel mondo, impegnandosi personalmente per un riconoscimento Unesco del prestigioso fungo umbro.

Tra le mete più ambite per trifolai rientra la Toscana, dal Mugello alle Crete Senesi, da San Miniato a Volterra. Nei boschi toscani vince, su tutti, il tartufo bianco pregiato che, diffuso a tappeto sul territorio, non ha nulla da invidiare a quello piemontese. Toscana che si avvia a inaugurare la sua 45 esima Mostra mercato del tartufo bianco di San Miniato (Pisa), in programma dal 14 novembre, per quattro week end. Poi Volterra, che ospita dal 24 ottobre ospita un’altra Mercato Mercato e il 7 novembre a San Giovanni d’Asso, la Mostra mercato del tartufo delle Crete Senesi.

Anche il sud cementifica il suo ruolo di competitor e presenta notevoli perle come il tartufo, questa volta nero, di Bagnoli Irpino e quello di , Ceppaloni in Campania. Anche qui non mancano feste e manifestazioni dove, fino a dicembre, tra visite guidate, si va per osterie in cerca dei migliori piatti a base di tartufo e si partecipa a escursioni per boschi. Escursioni puramente dimostrative e di diletto. Perché nessun trifolaio che si rispetti svela al curioso la zona esatta in cui si mette in cerca, assieme al fedele cane, del prezioso gioiello dei boschi.

Ricetta speciale di Massimo D’Alema – La “Bi-Carbonara”

Carbonara rivisitata - Massimo D'Alema

Carbonara rivisitata – Massimo D’Alema

 

Amante dell’accoppiata tartufo-uovo è il neo ambasciatore del tartufo nel mondo, Massimo D’Alema, che in una ricetta messa a punto e assaporata insieme ad amici, in un famoso ristorante del quartiere Prati di Roma, per l’occasione, si è messo ai fornelli, preparando una carbonara rivisitata al tartufo. Per la sua bi carbonara (chiamata così per il bis chiesto dai commensali) D’Alema ha usato il prosciutto dolce di San Daniele al posto del guanciale,  scaldato appena nell’olio extravergine d’oliva, ha mantecato i paccheri e, fuori dai fornelli, ha aggiunto uovo e pecorino. Il tutto completato da una cascata di tartufo nero di Pietralunga.

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