Il Bistrot di Cannavacciuolo al Teatro Coccia di Novara

Chiara Arroi
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Il primo annuncio già lo scorso anno, poi gli spaventosi ritardi, gli imprevisti, una struttura in stato di totale decadenza, da radere al suolo e ricostruire, ristrutturare da cima a fondo. Alla fine però ce l’ha fatta. Tonino Canavacciuolo ha inaugurato lo scorso 22 ottobre il suo atteso Bistrot a Novara: il Cannavacciuolo Café & Bistrot.

Cannavacciuolo Café & Bistrot

(Ph. OkNovara.it) Cannavacciuolo Café & Bistrot

E lo ha fatto nella cornice di un locale storico per i novaresi, l’ex bar del Teatro Coccia. Dopo la chiusura e varie gestioni fallite, è stato proprio lui, lo chef di Villa Crespi e star del programma tv Cucine da Incubo, a vincere il bando del Comune e a far rivivere il dopoteatro Coccia, con il suo progetto di Bistrot a misura di tutte le tasche, senza dimenticare il tocco di qualità e ricercatezza che caratterizza la sua cucina.

Tre piani, tre differenti atmosfere. Al piano terra e nel soppalco un’atmosfera da bistrot con uno stile anni ’50-’60, con tocchi vintage legati al mondo teatrale, dedicato ai pasti fugaci della giornata: dalla colazione alla pausa pranzo, dall’aperitivo al tè del dopo teatro. L’ultimo piano la terrazza, affacciata su Piazza Martiri della Libertà, ospita il ristorante. Un posto elegante al tempo stesso informale, dove si può assaporare l’attesa dello spettacolo teatrale con piatti e cibi di primissima qualità e accessibili a tutti.

Importante per lo chef a due stelle precisare che il locale ‹‹non è la copia novarese del Relais Villa Crespi di Orta. Non avrebbe senso. Questo è un locale diverso, dedicato anche a chi lavora, a chi vuole fare pausa e trovare l’alta cucina anche in un panino››.

E i panini sono i re della carta più easy del bistrot, quelli con la genovese o con la parmigiana di melanzane “di quelli che ti cambiano la giornata e ti fanno venire il buonumore”, dice Cannavacciuolo. Anche il menu del ristorante al terzo piano è accuratamente studiato. Scegliere materie prime povere, trattate come quelle nobili, per una proposta sui 40-50 euro. Cucina a vista, gestita da un fidato di Cannavacciuolo, Vincenzo Manicone, suo aiuto-chef al Villa Crespi e precedentemente collaboratore di Cracco a Milano.

Menu: nell’Ouverture, dalla testina di vitello, salsa verde di sedano e sgombro alla crema di burrata, scarola alla partenopea, alici fritte e cialda di polenta. Per passare poi al Musical con ravioli del plin al ragù napoletano cremoso al parmigiano alla pasta mischiata con patate, cozze e provola affumicata. E poi si arriva all’Opera dove, tra i piatti proposti spiccano baccalà con castagne e cipollotti, costoletta di agnello con maionese di nocciole e rapa al burro e polenta liquida e ragù di moscardini. Nel Balletto c’è il dessert, dalla composta di fragole, rabarbaro e gelato di vaniglia alla pastiera liquida. Si chiude il sipario, su un menù indiscutibilmente di stampo partenopeo in cui si nota subito il tocco e lo stile dello chef napoletano, trapiantato in Piemonte.

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