Lo Spy Museum, Berlino capitale delle spie

Chiara Arroi
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Chi si vuole immergere nelle appassionanti storie e nei misteri del secondo lavoro più vecchio del mondo, può farlo salendo sul primo volo verso Berlino, Capitale delle Spie, e recandosi al civico 9 di Leipziger Platz. Qui si varca la soglia di uno dei più suggestivi musei dello spionaggio mondiale: lo Spy Museum.

Proprio nel punto in cui il Muro divideva la parte est da quella ovest di Berlino sorge questo museo, che ricostruisce la storia e il lavoro top secret di alcuni dei più grandi agenti dei servizi segreti mondiali. Dall’Antica Grecia alla Grande Guerra, dal Secondo conflitto mondiale alle intriganti vicende della Guerra Fredda. Si parte del 1400 avanti Cristo per arrivare ai giorni nostri.

Duecento monitor touch screen ad alta risoluzione, dodici sezioni dedicate alle testimonianze contemporanee e ai profili dei più grandi 007 della storia e cinque aree riservate agli attrezzi e strumenti top secret che utilizzavano sul campo.

E così, passeggiando nelle stanze dell’edificio, capita di incontrare Apis, il capo delle spie di Belgrado, che organizza l’attentato di Sarajevo, all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, scatenando la Prima Guerra Mondiale.

Anna Chapman

Anna Chapman

Oppure Mata Hari che, con il corpo fasciato nel suo abito attillato, riuscì a strappare segreti all’Intesa nel corso del conflitto mondale, pagando questo con la vita. E poi Anna Chapman (Anna La Rossa), bomba sexy russa, che prestò servizi a Londra e poi arrestata nel 2010. Non sfugge neanche Dieter Feuerstein nella città delle spie, ingegnere capo progetto del Tornado della Nato, ma segretamente comunista.

E poi Topas, l’eroe sconosciuto della Guerra fredda. L’infiltrato degli 007 nell’intelligence della Ddr, in occidente. Colui che nell’83 sventa il lancio di super-missili da parte della Russia. Lo fa in occasione di un’esercitazione Nato che mette in allarme Mosca. I sovietici temano un attacco e preparano un’azione preventiva. Topas sa tutto, corre a Berlino est con in mano i documenti Nato che provano l’inconsistenza della minaccia e li fa consegnare al Cremlino. Grazie a lui non ci fu l’attacco, che avrebbe potuto far scivolare la Guerra fredda in conflitto vero e proprio.

Ombrello avvelenato alla punta

Ombrello avvelenato alla punta

Nella sezione dedicata agli strumenti balza all’occhio la valigetta con il kit di esplosivi e veleni, vera compagna di viaggio di ogni agente segreto che si rispetti. E poi l’ombrello avvelenato, che aveva alla punta una siringa piena di liquido, usato per uccidere a Londra il dissidente bulgaro Markov. La Trabant con i raggi infrarossi nella portiera e il guanto del Kgb, oggetto dalla doppia funzione: mini-ricetrasmittente e mini-pistola.

C’è proprio tutto per i più curiosi. Anche una sezione dedicata al mitico James Bond e alle bond girls. E, per non dimenticare che l’epoca dello spionaggio non si è conclusa, nello Spy Museum ci attendono al varco l’Hacker australiano, editor di Wiki-leaks, Julian Assange insieme a Edward Snowden, che hanno rivelato le pratiche di spionaggio di Usa e Gran Bretagna, comprese quelle sulla cancelliera tedesca, Angela Merkel. All’appello rispondono anche i leader della nuova frontiera dello spionaggio di massa: il signor Google e il signor Facebook.

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