Futuro del turismo, Franceschini: servono strategia, infrastrutture, potere allo Stato

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Una previsione positiva sul turismo italiano, la necessità di cambiare registro e la volontà di farlo. Questo emerge dall’Osservatorio parlamentare per il turismo a ‘Orizzonte 2020’, convegno organizzato con gli operatori del settore. Al centro il piano strategico turistico.

Previsioni positive, soprattutto del ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, secondo cui il numero di turisti internazionali in Italia crescerà fortemente e la materia turistica subirà molti cambiamenti. Primo fra tutti, con la riforma costituzionale in fase di approvazione, tornerà a essere materia di competenza statale: “Le norme del Titolo V della Costituzione sono la causa principale di questi anni sbagliati, in un certo senso perduti, in cui, anziché promuovere l’Italia all’estero come Paese, c’è stata una promozione frammentata delle singole regioni. La riforma della Costituzione, che sarà votata nel 2016, riporta questo nelle mani dello Stato”, ha puntualizzato Franceschini.

E in effetti il problema della frammentazione è uno dei principali ostacoli che lamentano gli operatori del settore. A partire dal vice presidente Confiturismo Confcommercio, Marco Michielli secondo cui “affidare la competenza turistica alle regioni fu un errore, perché non è possibile mandare avanti un paese con 20 governi turistici diversi”. Oltre 3 mila centri decisionali e di spesa che costano al Paese 140 milioni di euro. C’è un problema di policy e di leggi, non c’è stata sino ad oggi pianificazione. Su 20 regioni sono in 6 a non avere un piano pluriennale e 7 ce l’hanno scaduto. Tradotto significa forte disomogeneità, secondo le parole di Italo Candoni di Federturismo Veneto.

Anche le infrastrutture e il divario nord-sud sono un freno tirato e ribadirlo è anche Franceschini, che coglie l’occasione per riaprire il discorso del ponte sullo Stretto di Messina: “In passato è stato presentato semplicemente come un simbolo, non collegato a un disegno strategico. Mi pare che la volontà che il presidente del Consiglio ha espresso, e che io condivido assolutamente, di portare l’Alta velocità nel Sud, anche in Sicilia e recuperarla anche sul versante adriatico, abbia conseguenze anche sul progetto del Ponte “.

Franceschini ha parlato dei ritardi nelle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità come una delle cause della scarsa attrattività turistica del Sud. “Se la Tav si ferma a Salerno – ha detto – è chiaro che i turisti, soprattutto stranieri, non vadano al Sud“. Per questo “bisogna pensare all’alta velocità nel Meridione, alla Palermo-Catania, al Ponte sullo Stretto. E poi la parte adriatica, fortemente penalizzata, da Ancona fino a Termoli, con una ferrovia ottocentesca con i binari sul mare, che impedisce una fruizione adeguata del territorio. Per non parlare delle linee ad alta velocità che non attraversano e collegano gli aeroporti”.

Poi ci sono le acque salmastre dei fondi europei, l’altra nota dolente della materia turistica. Mentre Franceschini parla di 114 milioni di euro che verranno messi a bando per le regioni del Mezzogiorno, nell’ambito del Piano operativo nazionale (PON), Candoni, direttore Federturismo Veneto, esorta alla necessità di monitorare i fondi europei che sono arrivati alle nostre regioni, per capire come siano stati messi a bando e come le imprese private che ne hanno beneficiato li hanno impiegati. In breve, dove sono finiti e dove finiscono i milioni di euro che l’Europa stanzia per la cultura e il turismo in Italia?

La volontà di cambiare rotta è l’atto ultimo, quello che secondo Franceschini cambierà l’Italia turistica, l’atto che vedrà Governo e operatori del settore incontrarsi in una tre giorni nel nuovo anno, per decidere assieme le linee guida di un nuovo piano strategico nazionale sul turismo, pronto a gettare le basi per quella che sarà la nuova Italia, se vogliamo che sia pronta ad accogliere e a convogliare in modo più equilibrato i milioni di turisti internazionali che nei prossimi anni faranno capolino nel Bel

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