Il Guggenheim di New York celebra Burri. Il pittore umbro tanto caro agli americani

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burri

La Mostra

In occasione del centenario della nascita di Alberto Burri il Guggenheim Museum di New York ospita, fino al 6 gennaio, oltre 100 opere di uno dei grandi protagonisti della scena artistica del secondo dopoguerra.

Si tratta della più completa retrospettiva dedicata all’artista umbro, mai allestita in oltre trentacinque anni, negli Stati Uniti. Dopo New York sarà la volta di Düsseldorf e del Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen.

La rassegna The Trauma of Painting vuole ripercorrere la complessità del processo creativo dell’artista italiano alla base delle sue opere, molte delle quali mai esposte prima al di fuori dell’Italia. E lo fa attraverso una selezione delle più importanti storicamente e delle migliori di ogni serie. Dalle più celebri alle meno note al pubblico statunitense.

Le Opere

Disposte secondo un ordine cronologico, lungo le rampe del Guggenheim, le opere ripercorrono in successione le fasi principali della carriera artistica di Burri. Dalla serie più conosciuta al mondo, Sacchi, realizzata con resti di sacchi di juta lacerati, rammendati e rattoppati, a volte combinati a frammenti di stracci sgualciti, a capolavori quali Lo strappo (1952), Legno e bianco I (1956),  Ferro SP (1961), fino al Grande cretto (1985-89), l’imponente memoriale realizzato per le vittime del terremoto che colpì la cittadina siciliana Gibellina nel 1968, a cui è dedicato un’intera sezione espositiva.

E ancora la serie di Gobbi, Combustioni plastiche e Cellotex. In tutte queste opere emerge l’innovazione di un artista che dipinge senza usare i pennelli e dona tridimensionalità e rilievo ai suoi quadri senza ricorrere allo scalpello. Le sue tele sono “dipinti-oggetti“, “dipinti-non dipinti“. Superfici cucite, lacerate, fuse. Collage di materiali umili e poveri, in cui forte è il senso del logorio e del remoto. Juta, alluminio, legno, plastica. E ancora vernici industriali, sostanze catramose, pomice macinata e metalli, al posto di tempere, oli e tavolozze.

Le gobbe in rilievo, i fogli di plastica fusa, le protuberanze di prefabbricati in metallo, il truciolato intagliato e decorticato ridefiniscono, devastandola, non solo la superficie del quadro, ma anche l’animo di chi lo guarda. Le sue tele, realizzate con materiali comuni e consunti, hanno un forte potere emozionale. Sono quadri da sentire e toccare, non solo da guardare. Se cuce, salda, pinza e incolla sulle tele, Burri e la sua “pittura” mirano a ledere, scalfire, turbare l’animo dello spettatore, da un lato, e a riconfigurare l’intera tradizione pittorica occidentale, dall’altro.

Le sue tele alludono spesso a corpi umani feriti, squarciati, anche se in modo totalmente astratto. Al tempo stesso l’esperienza diretta della guerra e della prigionia è solo l’antefatto alla base delle sue opere. I suoi quadri e quanto rappresentano sono semplicemente quello che sono. Materia trasfigurata e non più soggetta alla gravitazione terrestre. Materia che si trasforma per generarne di nuova e suscitare altre emozioni.

 

 

Info e prenotazioni

Solomon R. Guggenheim Museum
1071 Fifth Avenue, New York
Tel.: +1 212 423 3500
sito web: www.guggenheim.org

Orari

Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 10:00 alle 17:45
Il sabato dalle 10:00 alle 19:45
! Chiuso il giovedì

Biglietti

Intero: $25
Ridotto: $18

! Il sabato a partire dalle ore 17:45 l’ingresso è a offerta volontaria. La formula è quella del Pay What You Wish

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