Paesi Bassi, quando i polder tremano per colpa dell’uomo

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Paesi Bassi. C’è una città, anzi un’intera provincia, a nord di Amsterdam, messa a dura prova da ripetute scosse sismiche procurate dallo sfruttamento di un giacimento di gas naturale.

Si chiama Groninga – conosciuta come Metropoli del Nord o come Martinistad – il capoluogo della regione olandese che ha visto nell’arco di trent’anni circa 2000 micro-terremoti che hanno danneggiato 50.000 edifici pubblici e privati tra cui 24 tra chiese e monumenti di interesse storico e turistico.

Ricca di edifici storici, dalla torre di Martini alla Villa di Berlage, lungo il canale di Verbindingskanaal, dal Goudkantoor del XVII secolo dietro al Municipio fino all’Accademia nel cuore della città, sulla piazza Broerplein, Groninga è un capolavoro di architettura che rischia di essere compromesso dalla sciagurata mano dell’uomo.

A far tremare i polder olandesi sono state le trivellazioni eseguite dalla Nam, la compagnia energetica di proprietà di Shell ed ExxonMobil che dal 1986, porta avanti la sua attività estrattiva con conseguenze, adesso quasi irreversibili, secondo il parere di esperti e geologi.

Il sottosuolo di Groninga e delle aree limitrofe è infatti, così malmesso, che se lo sfruttamento energetico, terminasse anche nell’immediato, nei successivi vent’anni si registrerebbero altri terremoti. Sismi diversi oltretutto, dalla naturale attività tellurica che nasce a centinaia di km di profondità, ma che si manifestano ad appena 1 km dalla superficie, facendo tremare intere cittadine della regione.

270 miliardi di euro sono nel frattempo i proventi del gas di Groninga dietro cui si trincera la lobby dello sfruttamento. Pochi, rispetto ai 400 milioni stanziati per risarcire i danni dei crolli.

Combattiamo contro il 95% dei deputati olandesi che intende continuare a sfruttare il giacimento e contro la Nam che è protetta dai giganti del petrolio. – dichiara John Lanting, attivista di Schokkend Groninen.

Il caso olandese richiama, per vicinanza geografica la vicenda dell’Emilia Romagna dove nel 2012 e nel 2015 la terra ha tremato ancora provocando danni irreversibili al patrimonio storico-artistico dei comuni in provincia di Reggio Emilia, Modena e Ferrara e le cause sarebbero legate, anche in questo caso, alle trivellazioni idrauliche per l’estrazione di petrolio e gas naturale.

E da ultimo, in questi giorni, il terremoto in Molise, dove l’attività umana non sarebbe tra le cause sismiche, ma è palese, ancora una volta, la forza della natura che disfa e distrugge l’operato umano e l’attività economica che la ignorano.

 

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