Cinque Terre come al museo, si accede solo su prenotazione

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cinque terre

L’iniziativa contro il turismo di massa

Una decisione che farà discutere quella dell’Ente Parco delle Cinque Terre, in Liguria: introdurre il numero chiuso per l’accesso alla Via dell’Amore e agli altri sentieri che collegano i piccoli borghi di Monterosso, Corniglia, Vernazza, Manarola e Riomaggiore.

In altri termini, a partire dalla prossima estate, chiunque voglia scalare le scogliere che cadono a strapiombo sulle acque del golfo ligure dovrà obbligatoriamente prenotare la visita e in caso di sold out per il giorno desiderato rimandare alla prima data disponibile. Per prenotare basterà munirsi della Cinque Terre Card, che consente di acquistare insieme e a un prezzo conveniente il biglietto del treno e l’ingresso al Parco Nazionale delle Cinque Terre. L’obiettivo? Ridurre i 2,5 milioni di visitatori dello scorso anno al milione e mezzo.

Strano ma vero. Potrebbe sembrare paradossale eppure l’idea di applicare il modello museale ad un luogo aperto risponde all’esigenza di un turismo più sostenibile, a tutela del patrimonio paesaggistico-culturale, degli abitanti dei luoghi chiamati in causa e del turista stesso, per una visita di qualità.

In un momento storico in cui è in gran voga un turismo mordi e fuggi e low cost, sempre più lanciato dagli operatori del settore che trasformano anche luoghi e siti patrimonio dell’umanità in pacchetti super convenienti da vendere, l’Ente Parco ligure fa un passo indietro o meglio in avanti. Per salvaguardare un territorio meraviglioso e fragile e i suoi abitanti da un’invasione e un turismo di massa dagli effetti devastanti sia a breve che a lungo termine. Per tale ragione, grazie anche alla collaborazione di una squadra di geologi, sono già stati installati, lungo i sentieri, dei contapassi, in grado di restituire il numero di visitatori giornalieri e il loro impatto sul territorio.

I 20 siti a rischio secondo The Telegraph

Insomma, una decisione coraggiosa da prendere ad esempio, come riporta l’edizione online di The Telegraph in un articolo pubblicato lo scorso 17 febbraio. Se si esclude Machu Picchu in Perù, l’unico a limitare gli ingressi al sito e al sentiero Inca che vi conduce, sarebbero almeno 20, secondo il giornale britannico, i luoghi di un certo rilievo storico-culturale messi in ginocchio da un turismo invasivo.
Nella top 20 compaiono anche Piazza San Marco e il Palazzo del Doge a Venezia, in seconda posizione con 30 milioni di visitatori all’anno, preceduti solo dal Gran Bazar di Istanbul (91milioni). Si piazza tredicesima, invece, la Cappella Sistina a Roma (6 milioni),  mentre gli Uffizi a Firenze e la Torre pendente di Pisa si collocano rispettivamente alla 17esima e 18esima posizione, con 2 milioni e 1 milione di visite all’anno.

Guarda la gallery per conoscere la classifica completa.

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