Shopping tourism, campioni i cinesi con 129 miliardi di dollari

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Una delle chiavi più importanti nella promozione delle destinazioni turistiche”. Così Yolanda Perdomo, direttore dei programmi dell’Unwto, (Organizzazione mondiale del turismo) definisce lo ‘shopping tourism’, nell’ultimo rapporto sulla materia.

Una tipologia di turismo in costante e inarrestabile crescita, che vede in cima alla classifica dei top spender mondiali i cinesi, con 129 miliardi di dollari spesi in paesi esteri, con un incremento di acquisti del 26 per cento. Sembra infatti che l’80 per cento dei turisti cinesi che visitano Madrid – come spiega Maria José Pérez , rappresentante di Madrid 7 stars – riconosca lo shopping come una delle motivazioni principali del viaggio. Al secondo posto, con 89 miliardi di dollari, si piazzano a pari merito statunitensi e tedeschi, i primi con una crescita del 3 per cento e i secondi del 2 per cento.

A seguire, nella lista di turisti che viaggiano per acquistare o approfittano di una viaggio per dedicarsi allo shopping, ci sono i britannici e i russi, con 53 miliardi di dollari. Dati presentati in occasione di due conferenze sul segmento turistico, organizzate dall’ente, in occasione dello Spanish Tourism Fair, lo scorso 22 gennaio.

A fare tendenza ormai è il ‘Bleisure’, quel mix tra lavoro e relax, che porta chi viaggia in un paese per affari, ad aggiungere al viaggio almeno un giorno, se non addirittura un intero week end, per dedicarsi al piacere dello shopping. Succede nel 58 per cento dei casi. Nei casi specifici, sul solo territorio degli Stati Uniti, i turisti sono disposti a investire negli acquisti nei negozi il 19 per cento dei loro budget. Anche qui le statistiche non mentono, perché i viaggiatori provenienti da Singapore mettono in conto il 73 per cento in shopping, seguiti dai messicani (con il 60 per cento), dai giapponesi (con il 59 per cento), australiani (47 per cento). e poi tedeschi (40 per cento) e britannici (37 per cento).

Se si varca il confine londinese, gli acquisti ruotano attorno al West End, l’area di maggiore concentrazione di attività commerciali di alto livello, che vedono un giro di 200 milioni di visite ogni anno, di cui il 50 per cento turistiche. A parlare sono ancora una volta i numeri: circa 7,6 miliardi di sterline di vendite al dettaglio.

Innegabile, alla luce dei dati, il ruolo centrale che il segmento ‘shopping tourism’ riveste sul turismo e sull’economia mondiali, tanto da incentivare diverse campagne di promozione. A partire da una delle città più visitate al mondo, Parigi, dove nel 2014 il lancio della campagna ‘Shopping by Paris’ ha portato 270 negozi ad applicare il 10 per cento di sconto sui prodotti in vendita. Per arrivare alla Spagna, dove ‘ I Need Spain’ ha contribuito a 1,1 miliardi di dollari di incassi, da turisti europei ed extra-europei , di cui il 48 per cento spesi a Barcellona e il 31 per cento a Madrid.

Shopping Tourism in Italia fa subito pensare alla Riviera romagnola, straordinario esempio di come si possa incentivare il settore, in favore di un territorio che già non manca di attrattività e ricettività turistica. Anche in questo caso, romagnoli pionieri e avanguardisti: già dai primi anni ’90 infatti l’aeroporto di Rimini si era attrezzato in questo senso, diventando il primo scalo per voli charter provenienti dalla Russia, incentivando così lo shopping tourism dei facoltosi moscoviti, che nel 2012, secondo le stime delle autorità aeroportuali riminesi, hanno portato l’ammontare di beni acquistati e esportati a circa 6 milioni di euro.

 

Fonti (Unwto, Federturismo)

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