Sushi doc, arriva il bollino blu

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Giunge dal Sol Levante l’ultima iniziativa a difesa del sushi autentico, contro imitazioni, inesperienza e intrusioni nel Washoku, la cucina giapponese, dal 2013 entrata nel novero dei Patrimoni intangibili dell’Umanità.

Il governo di Tokyo annuncia una certificazione ad hoc, per tutti gli chef che aprono ristoranti di cucina nipponica all’estero. Un vero e proprio bollino, pronto a conferire diversi gradi di riconoscimento a chi voglia spendersi come vero chef giapponese e firmare i propri piatti in paesi lontani.

Prerequisito fondamentale per avvicinarsi al bollino blu è l’aver frequentato corsi di cucina in Giappone, alla ricerca dell’antica arte culinaria del Sol Levante. Uno studio che va oltre gli aspetti operativi e include una profonda conoscenza della cultura giapponese.
Medaglie Gold a chi frequenta per almeno due anni scuole di cucina giapponesi, Silver dopo 6 mesi e Bronze a chi si fosse limitato a un training di poche settimane. Così Tokyo prova stabilire i criteri introdurre il Sushi Doc all’estero.

Si è ancora ben lontani dall’obiettivo, non essendo prevista al momento alcuna obbligatorietà in merito. L’esigenza però di una certificazione cresce, al crescere della moda nipponica in tutto il mondo occidentale. Il boom dei ristoranti giapponesi all’estero – aumentati dai circa 55 mila del 2013 a oltre 90 mila – si accompagna a una crisi dell’esperienza autentica della cucina nipponica, a cominciare dalla scorsa igiene e dal servizio. Pratiche che darebbero i brividi a qualunque cittadino giapponese vi si avvicinasse.

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