Al Colosseo ritorna l’antica macchina dello spettacolo

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È tornato nei sotterranei del Colosseo uno dei 28 montacarichi in uso da Domiziano a Macrino (fine I sec.d.C-inizi III d.C), che rendevano l’anfiteatro degli imperatori il più complesso apparato scenografico dell’impero: invisibili agli spettatori, improvvisamente proiettavano le belve sull’arena, per animare gli spettacoli di caccia o per eseguire le condanne a morte.

Il montacarichi è stato realizzato seguendo rigorosi criteri filologici e le originarie modalità costruttive, con materiali e meccanismi uguali a quelli usati dai romani. Le dimensioni del macchinario corrispondono a quelle ricavate dalle tracce rimaste nelle murature in tufo nel sotterraneo del Colosseo. La gabbia misura 180 cm per 140, con un metro di altezza interna. L’ascensione, di circa 7 metri, è ottenuta con 15 giri di argano sospinto da 8 uomini che lavoravano su due piani alti 1.60 metri, 4 sotto e 4 sopra. Potevano essere sollevati fino a 300 chili di carico.

È un importante intervento di archeologia sperimentale – spiega il Soprintendente Francesco Prosperetti -, perché comincia a svelarci in concreto cosa potessero essere gli spettacoli al Colosseo. La ricostruzione dell’intera arena, su cui stiamo lavorando, dovrà restituire in chiave contemporanea questa grandiosa macchina scenica

La sua progettazione e la costruzione sono durati 15 mesi e rappresentano un processo di valorizzazione per il Colosseo.

Un intervento, unico al mondo – racconta Rossella Rea, archeologa e responsabile del monumento -, che si è svolto sotto la vigilanza della Soprintendenza: il manufatto è stato posizionato con estrema precisione nella collocazione originale, senza neanche sfiorare le strutture antiche

A partire dall’epoca di Domiziano (81-96 d.C.) e fino all’imperatore Macrino (217-218 d.C.), i montacarichi avevano il compito di assicurare il sollevamento delle belve dai sotterranei del Colosseo, per uno spettacolo unico e sorprendente, come in nessun’altro anfiteatro dell’Impero romano; altri 20 piani inclinati, al centro del sotterraneo, potevano essere azionati dal basso per avvicendare grandi elementi scenografici e introdurre persone nello spettacolo sull’arena. In epoca severiana, dopo il rovinoso incendio del 217, i piani inclinati per le scenografie vennero riattivati, mentre i montacarichi per gli animali diventarono 60 e furono posti nei corridoi centrali.

L’operazione di archeologia sperimentale nasce, nel giugno del 2013, da una proposta del regista Gary Glassman: documentare e inscenare le attività necessarie alla ricostruzione effimera di uno dei montacarichi del Colosseo.
Il documentario, già divulgato nel continente americano con il titolo Colosseum-Roman death trap e ora in distribuzione nel resto del mondo, segue passo per passo la progettazione dell’ingegnere Umberto Baruffaldi, che prende avvio dagli studi storici e filologici dell’ingegnere Heinz Beste, dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, e dalle indicazioni di Rossella Rea e Barbara Nazzaro, responsabili tecnici del Colosseo per la Soprintendenza archeologica di Roma.

Fonte: Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il MNR e l’Area Archeologica di Roma

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