Il segreto ‘oscuro’ della Felicità in Bhutan

Print Friendly, PDF & Email

“Devi pensare alla morte per cinque minuti al giorno. Ti curerà”. Questo consiglio si è sentito dare il giornalista e scrittore, Eric Weiner, durante un suo viaggio in Bhutan, dal direttore del Centre for Bhutan Studies, Karma Ura. Che ha aggiunto: “La paura di morire, prima di aver raggiunto i nostri obiettivi, di aver visto crescere i nostri figli. Questo è quello che preoccupa”.

Siamo in Bhutan, conosciuto universalmente come la ‘Terra della felicità’. Non si parla di un ricco stato occidentale, ma di un piccolo paese asiatico di 700 mila abitanti, adagiato nella catena dell’Himalaya. Uno dei paesi più poveri della terra. Eppure, spicca nella lista dei primi dieci stati più felici al mondo.

Una parte di mondo che vieta l’ingresso al dolore e alla tristezza. E, se la felicità fosse una ricetta, gli abitanti del Bhutan ne hanno individuato gli ingredienti essenziali: tradizione buddista, isolamento, uguaglianza sociale e ‘pensare alla morte’.

Nella cultura bhutanese, una persona dovrebbe pensare alla morte circa cinque volte al giorno. Questo aiuterebbe a sviluppare un rapporto più sereno e pacifico con una condizione inevitabile, che fa comunque parte della vita. e va accettata come tale. Le cause di depressione, infelicità, ansia e panico degli occidentali deriverebbero proprio da questo. Dal terrore di morire. Dal non accettare la morte come parte della vita. Principio che in Bhutan e nella filosofia buddista, in genere, si conosce molto bene. Anzi, è una condizione quasi quotidiana. Si sa che la morte è parte della vita, piaccia o no, e cercare di evitarlo, può avere gravi ripercussioni psicologiche.

A questa filosofia di vita si legano, come un laccio stretto, i principi buddisti, a cui i bhutanesi sono devoti. Ogni gesto e manifestazione di vita riflettono i percorsi indicati dai testi del buddhismo tantrico. La reincarnazione, ad esempio. Per cui, se hai un’altra possibilità di vita, accetterai in modo più sereno la sua fine. Come dicono i buddisti, “non dovresti aver paura di morire più di quanto non temi di buttar via i tuoi vecchi vestiti”.

Alle rassicurazioni culturali si aggiunge une vera e propria filosofia sociale della felicità. In Bhutan oggi provano a trasformare il concetto di Prodotto interno lordo (Pil) in Felicità Interna Lorda (Fil). La felicità, insomma, è l’unità di misura, sancita per legge, del livello di benessere del Paese. Concetto istituito 40 anni fa, dall’allora sovrano, Jigme Dorji Wangchuck : “Ogni sovrano deve tener conto di fattori come il benessere psicologico dei cittadini, la ricchezza dei loro rapporti sociali e la tutela della natura”. Questa la regola.

Così oggi, questo microcosmo asiatico, chiuso a nord dalla catena dell’Himalaya e a sud con l’India, blindato tra valli profonde e gole abissali, conserva gelosamente la propria identità culturale e si ispira a principi di uguaglianza sociale. Una legge impone l’uso dell’abbigliamento tradizionale e ferree regole di architettura locale, nelle costruzioni degli edifici, fatte di mura di mattoni bianchi, porticati, finestre di legno intarsiato e decorazioni ispirate alle filosofia buddhista. Il giovane re che governa il regno, Jigme Khesar Namgyel Wangchuk, (figlio del monarca che introdusse il concetto di Fil) è destinato a passare alla storia come ‘il grande riformatore’, colui che amministra i pochi beni secondo principi di uguaglianza.

Così Anche le famiglie più povere sono proprietarie della casa in cui vivono; tutti possiedono un pezzo di terra coltivata sufficiente ai propri bisogni alimentari ed hanno animali da cui ottengono carne e latte e possono contare su alcune infrastrutture pubbliche di base, Luce e gas sono garantiti in buona parte del Paese; l’istruzione primaria e la sanità sono gratuite con scuole e cliniche o quantomeno un medico condotto anche nei villaggi più remoti.

Un re che, seguendo le orme del padre, lo scorso 6 marzo, in occasione della nascita del primogenito, ha organizzato un evento nazionale, chiedendo ai cittadini di piantare 100 mila alberi. Codici di comportamento che segnano un rispetto estremo per il paese e la propria identità culturale, protetta persino dai severi limiti imposti all’ingresso di stranieri. Chi vuole visitare il Bhutan, lo può fare solo tramite agenzie turistiche locali autorizzate dal governo, che applicano tariffe fisse: circa 200 dollari al giorno, per persona.

 

Fonte: BBC, Tourism Council of Bhutan.

Si ringrazia Rolando Cappi per le informazioni sul territorio del Bhutan.

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti