Uova e colombe di Pasqua, come scegliere la qualità

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Uova e colomba Pasqua

A soli due giorni dalla celebrazione della Pasqua, non solo nei riti in chiesa, ma anche sulle tavole, gli italiani si preparano a consumare quintali di colombe e di uova al cioccolato. Un giro d’affari che supererà, quest’anno, quota 1 miliardo di euro, tra uova, colombe pasquali e altri prodotti tipici, secondo il Codacons. In arrivo e pronte all’apertura, ci sarebbero, 31,5 milioni di uova di cioccolato e circa 27 milioni di colombe.

Volano gli acquisti artigianali, simbolo, ancora una volta, del nostro marchio made in Italy e della qualità dei sapori nostrani, simbolo di tradizione locale e sapori. Anche le tradizioni, però, nascondono rischi alimentari e pericoli. Contraffazioni, bassa qualità di ingredienti e prodotti, cibi scaduti e spacciati per artigianali. A questo scopo il Movimento dei cittadini, ha messo a punto un decalogo (scaricabile sul sito) e alcuni consigli, per aiutare i consumatori a scegliere acquisti consapevoli e di qualità.

Per quanto riguarda la classica colomba, immancabile sulle tavole imbandite per Pasqua, occhio all’etichetta. La denominazione di ‘Colomba’ è sancita in un decreto del 2005 del Ministero delle politiche agricole, e si riferisce al “prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il 2 per cento di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione”. Una colomba non è ‘doc’ se non ha almeno il 2 per cento di mandorla.

Gli ingredienti obbligatori sono farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria “A” o tuorlo d’uovo, burro, in quantità non inferiore al 16 per cento, scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15 per cento, lievito naturale costituito da pasta acida, sale. Un’eccezione all’obbligo di apporre l’etichetta è riservata ai prodotti venduti direttamente nei laboratori artigianali, purché sul banco un cartello o un registro indichino la denominazione di vendita e la lista degli ingredienti.

Il segreto dell’uovo di Pasqua, invece, non è la sorpresa, ma la qualità del cioccolato, la quantità di cacao e la presenza di altre sostanze, grasse o vegetali, diverse dal burro di cacao. Per “cioccolato” si intende il prodotto ottenuto da prodotti di cacao e zuccheri. Deve contenere almeno il 35 per cento di sostanza secca totale di cacao e almeno il 18 per cento di burro di cacao e non meno del 14 per cento di cacao secco sgrassato. Per “cioccolato al latte” si intende invece il prodotto ottenuto da prodotti di cacao, zuccheri e latte o prodotti derivati dal latte. Deve contenere almeno il 25 per cento di sostanza secca totale di cacao, il 14 per cento di sostanza secca totale di origine lattica e il 25 per cento di materie grasse totali.

In linea generale, più attenzione in fase d’acquisto del prodotto, alla qualità e all’etichetta. E, ovviamente, alla scadenza.

 

Fonti: (Codacons, Movimento del cittadino)

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