Biologico, biodinamico, naturale: Il vino, tra eccellenze e differenze

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Italia sempre più bio. Sessantotto mila ettari di terreni biologici coltivati. Circa il 16 per cento degli italiani ha consumato, almeno una volta, vino a marchio biologico. Una vera impennata , se si pensa che, nel 2013, solo il 2 per cento della popolazione lo consumava. Sono i risultati di uno studio del 2015 di Wine Monitor Nomisma, presentati al Vinitaly dello scorso anno. Da cui, tra l’altro emerge che il 4 per cento dei consumatori italiani è guidato, nella scelta del vino, dalla presenza di un marchio bio. E la consumer base continua a crescere.

Non c’è dubbio, sono dati che riflettono una tendenza sempre crescente al consumo di prodotti biologici. Non solo per il cibo. Ora il concetto di ‘biologico’si sposta anche al nettare degli dei. Emerge un Belpaese ai primi posti in Europa, per produzione bio e, al secondo posto, per superficie vitata, dopo la Spagna. Numeri in costante crescita. Come in crescita sono la sensibilità del consumatore italiano e l’indice di preferenza per il prodotto sano e rispettoso dell’ambiente. Il 60 per cento dei consumatori acquista prodotti biologici (dati Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica).

Certo non è semplice scegliere, quando da tempo è in corso una vera battaglia terminologica, fra vino biologico, biodinamico, naturale e, addirittura, libero. Da molti produttori ritenute gabbie ingannevoli, che non aiutano il consumatore a orientarsi nella scelta.

Secondo Claudio Cipressi, titolare dell’omonima azienda vinicola molisana, “è ingannevole dire vino biologico, normale e naturale. Sarebbe come dire che il vino è quello fatto con prodotti chimici, mentre quello biologico sarebbe anormale.

“Un vino bio si riconosce dal bollino di colore verde posto sull’etichetta – chiarisce Claudio Cipressi a TgTourism – riportante il simbolo dell’ente certificatore, la foglia formata da stelline, il numero dell’impresa certificata, il codice dell’ente certificatore, con la scritta agricoltura italiana e, sotto il logo, la scritta VINO BIO”.

In effetti, il vero tratto distintivo del vino biologico, rispetto ad esempio a quello naturale, è lesistenza di una normativa, quella europea, che ne disciplina la produzione, le pratiche ammesse, l’utilizzo di prodotti e sostanze autorizzate e il tipo d’uva. C’è poi un ente di controllo terzo, autorizzato dal ministero delle Politiche agricole che, dopo aver ispezionato vigneto e cantina, rilascia una certificazione.

Parlando di gusto, effetto visivo e sensazione olfattiva, invece “non è semplice riconoscere un vino bio”, ammette Claudio Cipressi. “Possono essere entrambi ottimi o pessimi vini. il modo certo per riconoscerlo è solo con un esame di laboratorio, un vino bio non presenta tracce di prodotti chimici, a differenza di quelli convenzionali. A tutto beneficio della salute”.

Bollino verde bio

Bollino verde bio

Quando si parla di vino naturale, o addirittura libero, significa assenza totale di normativa. “Il vino naturale è un claim”, spiega FederBio, Federazione che riunisce il mondo dei produttori biologici ”e non identifica né le caratteristiche di produzione, né la qualità del prodotto. E ciascuno può avere il proprio concetto di naturale. È come chiedere all’oste se il suo vino è buono”. Il concetto di ‘naturale’ in teoria significa che, alle tecniche di agricoltura biologica, non viene utilizzata nessuna sostanza addizionata al mosto, per correggere l’acidità. La stessa FederBio, fa notare, però, che anche chi produce vino naturale, spesso, fa uso di insetticidi e anticrittogamici. Mentre il produttore biologico non utilizza né diserbanti, né fertilizzanti, né insetticidi.

C’è poi il vino biodinamico, che si rifà ai dettami di Rudolf Steiner, sulle fasi lunari e pratiche di coltivazione, ancora in fase di definizione a livello europeo. Si basa sulla salvaguardia della fertilità del terreno in vigna e vengono usati preparati organici, per stimolare la formazione di humus. Niente uso di crittogame, ma di soli componenti naturali, come ad esempio la propoli.

In sintesi, “nei prodotti biologici non ci sono tracce di pesticidi, OGM e non c’è la possibilità di creare microrganismi resistenti agli antibiotici, spiega Claudio Cipressi. Motivo per cui ha scelto di dedicarsi alla produzione di questo vino. Rispetta l’ambiente, è più sano e genuino.

E i prezzi? Produrre vino biologico non avrebbe un costo maggiore. “Anzi, per alcuni versi, costa meno, perché non vengono utilizzati concimi e prodotti sistemici”. Un vino può costare di più perché sale la qualità. Carenza di terreni irrigui e varietà di uva, come ad esempio la “Tintilia”, danno basse rese, e fanno aumentare la qualità del vino. E quindi il costo lievita. Ma l’aumento non sarebbe imputabile alla coltivazione biologica.

 

Fonti: Azienda Vinicola Claudio Cipressi, FederBio

 

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