Da Kandinski a Pollock, l’arte dei Guggenheim a Firenze

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Fino al 24 luglio il Palazzo Strozzi di Firenze ospita la mostra evento dal titolo DA KANDINSKY A POLLOCK. La grande arte dei Guggenheim.

La mostra rappresenta il fil rouge dei rapporti e delle relazioni tra le due sponde dell’Oceano, dal punto di vista dei collezionisti americani Peggy Guggenheim e Solomon R. Guggenheim, figure portanti della storia dell’arte del XX secolo.

Oltre 100 opere d’arte europea e americana realizzate tra gli anni venti e gli anni sessanta del Novecento, provenienti dalle collezioni Guggenheim di New York e Venezia. Un’occasione unica per ammirare i capolavori di grandi artisti tra cui Kandinsky, Duchamp, Max Ernst; ma anche gli informali europei come Alberto Burri, Emilio Vedova, Jean Dubuffet, Lucio Fontana, rappresentanti dell’ arte del dopoguerra a cavallo tra Europa e America; non manca l’arte americana tra gli anni quaranta e sessanta di Jackson Pollock; e Mark Rothko, Alexander Calder e o suoi mobiles, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Roy Lichtenstein e Cy Twombly.

Il percorso espositivo si snoda in nove sale che presentano i due collezionisti e via via approfondiscono la loro esperienza e le loro passioni artistiche:

I – I Guggenheim e le loro Collezioni

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L’introduzione alla mostra comincia delineando le figure dei due grandi collezionisti Guggenheim attraverso la presentazione dei loro spazi newyorkesi. A sinistra troviamo una foto dell’interno di Art of This Century, il museo-galleria inaugurato da Peggy nel 1942 e progettato dall’architetto Frederick Kiesler, fulcro degli scambi tra artisti europei emigrati e la nuova avanguardia americana. A destra abbiamo una foto del Museo Solomon R. Guggenheim, opera di Frank Lloyd Wright, aperto al pubblico nel 1959 e destinato a diventare un’icona cittadina e internazionale.

Tra le opere esposte ci sono la monumentale tela di Kandinsky Curva dominante (1936), che Peggy vendette durante la guerra (una delle “sette tragedie della sua vita di collezionista”) e Il bacio (1927) di Max Ernst, manifesto dell’arte surrealista e immagine copertina della mostra alla Strozzina nel 1949.

II – Europa-America. Il Surrealismo e la nascita delle nuove avanguardie

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In questa sezione avviene il confronto tra i surrealisti europei emigrati negli Stati Uniti, in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che influenzarono i giovani artisti delle future avanguardie americane come l’espressionismo astratto del secondo dopoguerra. Qui è tangibile la passione di Peggy per il Surrealismo e per il lavoro del grande amico e consigliere Marcel Duchamp.

III – Jackson Pollock

La terza sala è dedicata a Jackson Pollock, il rappresentante più emblematico dell’Action Painting e uno dei maggiori artisti americani, quasi un mito, come sancì un articolo su “Life”del 1949. Pollock, che aveva lavorato come factotum nel museo di Solomon, ottenne nel 1943 da Peggy un contratto che gli permise di dedicarsi pienamente alla carriera artistica. La straordinaria raccolta di opere qui esposte ricostruisce il percorso cronologico dal 1942 al 1951, dagli esordi in cui si avverte l’influenza di Picasso e del Surrealismo (La donna luna, 1942, e Due, 1943-1945), alle opere realizzate con la tecnica del dripping, che consiste nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale.

In questa fase matura Pollock si ispirò anche a gesti rituali e coreografici memori dei riti magico-propiziatori praticati dai Nativi americani (Foresta incantata, 1947, Senza titolo [Argento verde], 1949 circa, Numero 18, 1950). Questi lavori si presentano come un intreccio vitale di linee e macchie colorate che supera i confini della tela e con un’apparente assenza di organizzazione razionale. La sua opera rivoluzionerà l’arte del secondo dopoguerra, diffondendosi celermente anche grazie a Peggy, che continuò a promuoverlo con mostre in Europa (1948 e 1950) e donazioni a musei internazionali, alcune eccezionalmente qui riunite.

IV – L’Espressionismo astratto

In questa sala viene celebrato l’Espressionismo astratto di Willem de Kooning, di origini olandesi, personalità inquieta e ribelle, precorse i principali linguaggi della pittura moderna scoprendo la forza del segno e creò composizioni che si configurano quali somma di colore, materia e gesto. Il movimento si coagulò attorno alla protesta di diciotto artisti che – esclusi da una mostra sulla pittura contemporanea americana del Metropolitan Museum of Art – farà guadagnare al gruppo l’appellativo di “Irascibili”. Accanto alle loro opere sono esposte quelle della cosiddetta “Astrazione postpittorica” di Sam Francis, quelle di Joan Mitchell e di Hans Hofmann, che sviluppò un’autonoma tendenza astratta e che influenzerà le future generazioni grazie alla sua dedizione per l’insegnamento. Tra le opere grandi capolavori dell’Espressionismo astratto americano come Risplendente (1958) di Sam Francis.

V – L’Europa del dopoguerra

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Nel corso degli anni ’40 in Europa si assiste alla sperimentazione di due grandi maestri Lucio Fontana e Jean Dubuffet. Si sviluppa anche il movimento denominato Informel o Art autre, dove la materia acquista un nuovo significato, come avviene con le plastiche di Burri, i buchi di Fontana.

VI – Palazzo Venier dei Leoni: Peggy e Venezia

Le immagini di una delle case newyorkesi di Peggy Guggenheim e della sua residenza veneziana testimoniano quanto Peggy amasse circondarsi di opere e oggetti degli artisti che collezionava o di cui era amica: le scatole di Cornell, le bottiglie del primo marito Vail (che insieme alla valigia di Duchamp inaugurarono la stagione espositiva della sua galleria Art of This Century), i rayogrammi di Man Ray, la tela di Bacon che scelse per la camera da letto a Venezia e le opere di Tancredi. Tra le opere esposte lo Studio per scimpanzé (1957) di Francis Bacon, opera raramente esposta fuori da Venezia e che Peggy Guggenheim teneva appesa nella propria camera da letto.

VII – La grande pittura americana

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La seconda generazione dell’Espressionismo astratto è caratterizzata da due direzioni, note come Color Field e Post-Painterly Abstraction. Emblematici di queste modalità sono il colore piatto e bidimensionale, fatto anche colare, come in Morris Luis, sulla tela, e il raffreddamento geometrico di Frank Stella e Kenneth Noland e la costellazione dei mobile di Alexander Calder, uno dei più grandi maestri dell’astrazione che ha modificato l’idea di scultura, organizzando forze contrastanti che mutano le loro relazioni nello spazio e la forma dell’opera stessa. Tra le opere della pittura Color-Field e Post Painterly Abstraction, Miscuglio di grigio (1968-1969) di Frank Stella.

VIII – 8-Marc Rothko

Peggy Guggenheim riconobbe da subito le potenzialità di Rothko, tanto da dedicargli una mostra nella sua galleria Art of This Century già nel 1945. Rothko sviluppò già agli inizi degli anni ’50 un linguaggio astratto del tutto personale. Il fascino della sua pittura consiste proprio nel misterioso processo che gli permise di semplificare la complessa visione che i suoi quadri esprimono. Il tempo si annulla nei suoi quadri e il loro lento procedere verso l’animo dello spettatore è un’infinita testimonianza della tragedia di nascere, vivere e morire. Questa forza emotiva, intensissima, che lo spettatore prova di fronte all’opera, crea una particolare esperienza contemplativa, portando a un modo soggettivo di vivere il rapporto con l’opera. Come si può osservare, la ricerca di Rothko arrivò fino alla monocromia assoluta dei neri e dei grigi, legata fatalmente alla fine della sua ricerca.

IX – Gli anni sessanta. L’inizio di una nuova era

Uno dei grandi capolavori di Dubuffet, L’istante propizio qui esposto, apre gli anni ’60. Tra le varie retrospettive che il Museo Solomon R. Guggenheim riserva a Dubuffet, quella del 1966 fu dedicata all’Hourloupe, neologismo con cui l’artista battezza le opere a base di dense linee nere e macchie di colore che influenzeranno la Street Art. L’arte europea e americana in quegli anni procedeva in una sintesi minimale e astratta rappresentata da Twombly (che usa la tecnica calligrafica dei graffiti su sfondi solidi di colore grigio, marrone o bianco, a metà tra pittura e incisione), dai tagli puri di Fontana, dall’eleganza formale ed esatta di Kelly.

Roy Lichtenstein (New York 1923-1997) Preparativi, 1968

Roy Lichtenstein (New York 1923-1997) Preparativi, 1968

Questo percorso che procede dalle radici delle avanguardie di inizio secolo, negli anni ’60 viene interrotto dall’esplosione di una nuova corrente artistica, la Pop Art: del fatidico 1968 è l’opera di Lichtenstein, Preparativi, che apre la nuova era dell’arte contemporanea, in cui l’artista pop, attraverso il tipico stile che rimanda al fumetto, propone una denuncia della guerra in Vietnam.

La mostra rappresenta un’occasione preziosa per poter assistere e ammirare il grande sviluppo e la maturazione dell’arte del secondo dopoguerra che solo recentemente si sta celebrando internazionalmente e che da quelle avanguardie d’inizio secolo ha avuto origine.

 

Informazioni utili:
Titolo DA KANDINSKY A POLLOCK. La grande arte dei Guggenheim
Sede Palazzo Strozzi
Periodo 19 marzo-24 luglio 2016
Biglietti intero € 12,00; ridotto € 9,50; € 4,00 Scuole
Orari Tutti i giorni 10.00-20.00, Giovedì 10.00-23.00. Dalle ore 9.00 solo su prenotazione.Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Informazioni in mostra T. +39 055 2645155

www.palazzostrozzi.org

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