Roma approva piano di regole Unesco, è la svolta?

Print Friendly, PDF & Email

 

Novità per Roma, almeno sulla carta. Adeguamenti obbligati per restare all’interno del privilegiato mondo dei Siti Unesco patrimoni dell’Umanità. Uno degli ultimi atti dell’era Tronca, prima di lasciare il posto al futuro sindaco eletto, è stata la firma, lo scorso 29 aprile, della delibera n.62 che approva il “Piano di Gestione del sito Unesco centro storico”. Obiettivo dichiarato è che la città eterna permanga patrimonio Unesco. E vista l’urgenza delle azioni in campo, il commissario straordinario ha dichiarato la delibera subito eseguibile a norma di legge.

Una città complicata la capitale d’Italia, con un patrimonio paesaggistico, artistico e culturale senza eguali in altre città. Beni architettonici, una straordinaria densità di siti archeologici, beni medievali, rinascimentali, barocchi, ottocenteschi e moderni – pubblici e privati. E poi palazzi, ville storiche, cinte murarie, parchi, piazze, fontane, grandi musei, anche a cielo aperto e collezioni d’arte. Senza contare che questo inestimabile patrimonio, sparso lungo tutte le arterie del centro storico non è né chiuso, né limitato, né protetto, ma rappresenta il fulcro della vita dei cittadini romani. E che il territorio capitolino è anche la sede per eccellenza della vita politica e istituzionale italiana, con i palazzi del potere, della politica e le ambasciate.

Tutto questo convive ogni giorno con il turismo di massa e con problemi legati all’ambulantato e al commercio illegale, all’abusivismo commerciale e dell’ospitalità, la gestione dei rifiuti in centro, l’invasione dei cartelli e della pazza movida senza regole. Temi che oggi entrano a gamba tesa in quel Piano di Gestione che ora Roma Capitale ha. Salvo attendere ora efficaci strumenti operativi per renderlo concreto e per affrontare una situazione che sembra più sempre fuori controllo.

Un Piano strategico capitolo finale di un lavoro iniziato nel 2009, con la firma di un protocollo d’intesa tra Roma capitale, Regione lazio, Ministero dei beni culturali, Vicariato e Santa Sede proprio per avviare il processo che ha portato la ‘super commissione tecnica’ a varare chiare e precise linee guida.

LE PRIORITA’ DEL PIANO DI GESTIONE

Piano regolatore, quadro di Unione

Piano regolatore

Tra le priorità individuate per salvare l’intero territorio compreso tra le Mura Aureliane (di proprietà dello Stato italiano) e le proprietà extra-territoriali della Santa Sede: regolare la movida notturna, agire contro l’illegalità, promuovere itinerari alternativi che decongestionino le aree più frequentate dai turisti, promuovere altre forme di turismo e la conoscenza del sito Unesco ‘centro storico’, valorizzare gli aspetti identitari e tradizionali del territorio romano, attraverso le botteghe e i mestieri storici.

ALLEGGERIMENTO MOVIDA. Trastevere e Testaccio sono tra i rioni che di notte si animano e si accendono, spesso tra polemiche sulla sicurezza, per questo il piano ne prevede l’’alleggerimento’ spostando l’attenzione verso altre zone, ad esempio l’Ostiense.

DECONGESTIONARE I LUOGHI SIMBOLO DEL SITO UNESCO. Pantheon, Colosseo, Fori Imperiali, Fontana di Trevi, Trinità dei Monti, questi i simboli quotidianamente presi d’assalto, i ‘soliti noti’ del turismo classico. Motivo che ha spinto il Piano a “rimodulare la fruizione turistica”, promuovendo itinerari alternativi, che permettano di godere appieno dell’intera offerta patrimonio Unesco in territorio capitolino.

Da una parte valorizzando il Tevere e la sua navigabilità, anche con il progetto Piazza del Tevere che porta dal Tevere al Gianicolo e “grazie alla sua navigabilità” arriva fino a Ostia Antica” (dove i tesori archeologici non mancano). In questa direzione va l’Archeoboat, il servizio battello sul fiume che dal centro accompagna, tutti i sabati e domeniche di maggio e giugno, fino ai porti imperiali di Claudio e Traiano a Fiumicino, la meravigliosa Capitale Nascosta, visibile solo dalle acque. In seconda battuta si punta valorizzare il territorio circostante e gli altri siti Unesco della regione Lazio. Città del Vaticano ad esempio. Ma anche Tarquinia, la Necropoli di Cerveteri e Tivoli con le splendide Villa Adriana e Villa d’Este. Passano spesso in secondo piano rispetto al fulcro culturale del centro capitolino, ma sono ugualmente meravigliosi.

Promuovere poi turismi integrativi rispetto a quello culturale, come il turismo congressuale, destagionalizzare la fruizione turistica, ampliare l’offerta di ostelli e strutture ricettive sia per pellegrini e studenti, che per le fasce a reddito più basso, sono altri punti nodali del piano strategico.

DECORO URBANO E LEGALITA’. Forse uno dei cardini di intervento per la città di Roma in questo momento storico. Il rispetto del decoro e della legalità sono visti dal documento come lo strumento per “garantire ai turisti un’adeguata accoglienza, evitando o reprimendo fenomeni di abuso”. Queste le priorità: gestire l’occupazione del suolo pubblico, reprimere gli abusi delle strutture ricettive come b&b (molti dei quali operano nell’assoluta illegalità), togliere la segnaletica stradale invadente e inutile, individuare modalità di raccolta rifiuti per evitare la dispersione davanti a pub e ristoranti. Nonché la protezione di aree periferiche, in primis l’Appia Antica.

I CONFINI DEL SITO UNESCO
Regole e interventi che valgono per l’intero perimetro del sito Unesco “Centro storico di Roma, le proprietà extra-territoriali della Santa Sede nella città e San Paolo fuori le Mura”, diviso per competenze fra lo Stato italiano e la Santa Sede, con il centro storico compreso dalla cerchia delle mura cittadine e il complesso della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Una superficie totale di quasi mille e cinquecento ettari su cui dovrà esserci piena collaborazione tra i due Stati.

ACCORDO CAMPIDOGLIO-VIMINALE-PREFETTURA SU SICUREZZA ROMA
Sul versante sicurezza qualcosa già si è mosso prima dell’approvazione del Piano di Gestione Sito Unesco. Nello specifico un patto siglato il 1° marzo tra Campidoglio, Prefettura e ministero dell’Interno, ha spianato la strada al ‘grande fratello romano’ che tutto vede dall’alto delle sue 5 mila telecamere nei vari punti della città. Gestite del Comune vengono messe a disposizione delle Forze dell’ordine, dalle 3 mila videocamere installate da Atac alle fermate metro, fino a quelle nelle stazione fs e sugli autobus. E poi quelle nei musei e nei siti culturali fino a i circuiti video posizionati nelle zone della movida capitolina (Trastevere e Testaccio in primis, ma anche San Lorenzo e Pigneto). Una vera e propria “cabina di regia” per raccogliere e condividere informazioni, rafforzare i presidi degli organi di polizia (ai quali vengono anche ceduti immobili del comune a uso gratuito da destinare a caserme e uffici) e facilitare gli interventi a contrasto dei reati, tutto sotto il coordinamento della prefettura di Roma. Burocrazia semplificata dunque a tutto vantaggio di interventi immediati di fronte a reati e a un aumento del livello di sicurezza in città. Strada spianata quindi a un piano di interventi che si pone come valore aggiunto al piano di Gestione del sito Unesco, un passo in avanti per migliorare l’immagine di una città che ambisce a diventare sicura e polo turistico d’eccellenza.

Fonti: Roma Capitale, delibera n.62 del 29 aprile 2016, Ministero dell’Interno

 

Potrebbe interessarti anche:

Roma Roma tra trasporti e sicurezza. Intervista a Sabrina Alfonsi
Sicurezza San Pietro Giubileo: la macchina della sicurezza sorveglia sui cittadini
Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti