Weekend in Basilicata, tra Venosa, Matera, Policoro e Maratea

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La Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata, l’ho vista… (Rocco Papaleo, Basilicata coast to coast)

Crediamoci. E partiamo. Per questo meraviglioso piccolo lembo di terra del sud, pietrificato e abbracciato dai paesaggi più diversi, da colline e alture, si passa a meravigliose vallate e campi di grano, per sfociare in città di pietra, chiese rupestri e resti archeologici, fino al mare, il luogo dove l’orizzonte si perde tra lo Jonio e il Tirreno.

Mappa Basilicata

Da vedere

Venosa

Partiamo dal Nord della Basilicata, dall’incantevole Venosa, la città di Orazio. Si proprio lui, il famoso poeta latino del Carpe Diem che in questo borgo nacque. Parte della provincia di Potenza, adagiata nell’area del Vulture, sulla famosa via Appia che collegava Roma a Brindisi, l’antica colonia romana di Venusia è un piccolo gioiello di natura e cultura che vive tra i resti archeologici e panorami che dall’altopiano sfociano sulla vallata. Da vedere il luogo dove la preistoria vive, il Parco Paleolitico di Notarchirico, dove tra i resti riportati alla luce, c’è anche un femore umano femminile di homo erectus; le catacombe ebraiche, vicino alla collina della Maddalena, una zona un po’ periferica che conserva un complesso archeologico con antiche sepolture alla maniera cristiana e orientale, prova dell’insediamento di una delle prime comunità ebraiche locali, tra la tarda antichità e il Medievo; i resti del complesso della Santissima Trinità, opera d’arte in pietra che comprende la chiesa vecchia di epoca paleocristiana e la chiesa incompiuta dell’undicesimo secolo, innalzata con materiali sottratti all’anfiteatro romano e mai terminata; la casa in cui sarebbe nato Orazio, ricordata dal poeta come Domus che dava sull’immensa vallata del Reale; la fontana di San Marco risalente al 1200; il Parco archeologico con il frigidarium e il caldarium, le domus romane e l’anfiteatro romano.

 

 

Melfi e Muro Lucano

Proseguendo sempre a nord, noto ai più per lo stabilimento Fiat, Melfi sorge ai piedi del Monte Vulture, vulcano non più in attività. Abitata un tempo da dauni e lucani, si possono ancora ammirare insediamenti e resti archeologici. Nell’antico borgo medievale sorge uno spettacolare scenario con lo splendido Duomo e le bellissime chiese, tra cui quella rupestre di Santa Margherita risalente al 1200, scavata nel tufo, piena di affreschi e la chiesa rupestre dello spirito Santo, anch’essa incastonata nella roccia a 900 metri di altezza nei boschi del Monte Vulture. Da non perdere anche il Castello di epoca medievale edificato dai normanni ai piedi del Monte e, su tutti, il meraviglioso centro storico, interamente circondato da mura turrite, tra i pochi esempi di fortificazione nel sud Italia, da cui si dipanano piccoli vicoli e le gradinate della piazza con rilievi, pozzi, portali e fregi in pietra.

Proseguendo a Sudovest si giunge nella suggestiva cornice di Muro Lucano, paesino arroccato con le sue case e il suo castello in pietra, che gli regalano le sembianze di un presepe. Qui si intrecciano storie, come l’uccisione delle Regina Giovanna I di Napoli e la nascita di Gerardo Maiella, patrono della Basilicata. E poi c’è la ‘Muro romana’ dove, si narra, si svolse la battaglia tra Annibale e il console Claudio Marcello nel 210 a.c., il borgo medievale chiamato ‘pianello‘ e una zona d’epoca rinascimentale, il castello e la cattedrale di San Nicola.

Potenza 

Giunti a Potenza ci troviamo dinnanzi al più alto capoluogo di regione in Italia, con i suoi 800 metri d’altezza, il cui centro storico è posto nella parte più elevata della città. Di origini incerte ma antichissime, schierata contro Roma, ha subito il passaggio di Annibale, dei barbari, dei bizantini e normanni, trascinandosi dietro i resti di queste influenze. La Cattedrale di San Gerardo in primis (patrono della città), che ogni anno il 30 maggio diventa fulcro in occasione della festa patronale. Da qui infatti parte la processione che accompagna il santo per le vie di Potenza. Un mese ricco quello di maggio anche per la famosa sfilata dei turchi, il 29, quando la vulgata cittadina, sempre all’interno delle celebrazioni per San Gerardo, fa risalire la rappresentazione allegorica del 29 maggio alla pretesa invasione di Potenza da parte di un esercito turco, che avrebbe risalito il fiume Basento fino al capoluogo. I cittadini si sarebbero rivolti così al vescovo, Gerardo La Porta, che avrebbe compiuto il miracolo di liberare la città dai suoi nemici. Da vedere c’è anche l’unica villa romana recuperata in questo territorio, Villa Malvaccaro, in una traversa di via Parigi, nel quartiere di Poggio 3 Galli, di cui ne restano visibili solo alcune parti.

Matera – Città dei Sassi

La suspance ha raggiunto il suo picco, in questo viaggio lucano on the road, ed è giunto il momento di parlare di un gioiello, prezioso, antico, che porta con sé storia, cultura e meraviglia. È Matera, tra le più antiche al mondo, la celebre ‘Città dei Sassi’, utilizzata come cornice di molte scene nel film ‘La passione di Cristo‘ di Mel Gibson. L’abbiamo conosciuta con gli occhi di Carlo Levi nel “Cristo si è fermato a Eboli”, occhi di stupore di fronte alla sua “dolente bellezza”. Capolavoro scolpito nel tufo, che lascia esterrefatto chiunque lo veda. Matera ha sempre ospitato l’uomo, dal paleolitico a oggi. Matera è la storia dell’uomo. Un luogo senza tempo, il primo del sud Italia a essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. I suoi Sassi, le numerose chiese rupestri e le sue aree naturali, assolutamente da vedere.

I Sassi sono la prima cosa che viene in mente di visitare. L’antichissimo insediamento abitativo costruito nella roccia tufacea sul fianco del vallone Gravina. Il particolare intreccio di grotte adibite ad abitazioni, vicoli tortuosi, chiese rupestri, terrazzamenti, giardini, cunicoli sotterranei fanno dei Sassi uno spettacolare esempio di complesso architettonico perfettamente adattato al contesto naturale. Testimonianza, sin dal più lontano passato Paleolitico, del modo di abitare le caverne, accanto alle quali sono sorte dal medioevo in poi abitazioni più moderne costruite fuori terra. Sassi che negli anni ’50-’60 furono invece una vergogna nazionale, messa in luce proprio dalla sconvolgente visita di Carlo Levi che mise in moto un sommovimento intellettuale contro il degrado, il sovraffollamento delle case, e le pessime condizioni igieniche della popolazione contadina che abitava le grotte dei Sassi. Denuncia a cui seguì l’abbandono forzato e il recupero del luogo. Lo si può vedere ancora oggi visitando la casa – Grotta di vico solitario nel Sasso Caveoso  abitata fino al 1957 da una famiglia di 11 persone con animali: un unico ambiente, oggi recuperato, con un focolare, una cucina, un letto con materasso ripieno di foglie di granturco, un piccolo tavolo e un vaso da notte.

Da non perdere anche la Cripta del Peccato Originale, lungo la parete della Gravina di Picciano. Una chiesa-grotta affrescata, definita la ‘Cappella Sistina della pittura parietale rupestre’. Utilizzata per lungo tempo dai pastori come ricovero per gli animali, la cavità naturale era nota alla popolazione locale come la “Grotta dei Cento Santi”, per la presenza dei numerosi santi raffigurati sulle pareti. Sulla parete di fondo sono illustrate alcune scene bibliche relative alla Genesi, mentre nelle tre conche absidali sono raffigurati gli Apostoli, gli Arcangeli e la Vergine. Ignoto l’autore delle straordinarie opere figurative, ricordato come il Pittore dei Fiori di Matera per la presenza nella parte inferiore degli affreschi di fiori con i petali rossi.

Metaponto e Policoro

Proseguendo il viaggio a sud di questa meravigliosa terra, si va incontro alla Magna Grecia, partendo proprio dall’antica colonia greca di Mataponto, che custodisce i resti della parte sacra della città con le rovine dei templi di Atena, Apollo, Hera e Afrodite (situati nel Parco archeologico), i resti delle abitazioni e del teatro, il Museo archeologico. Continuando in direzione di Policoro (antica colonia di Herakleia) fondata nel VI secolo a.c., sono visibili le rovine del tempio dedicato a Demetra e del regolare impianto urbanistico della città nei pressi della quale si svolse la famosa battaglia tra Pirro e i Romani.

E finalmente il mare…

Lido di Metaponto – Policoro – Marina di Pisticci – Maratea

Restando in terra di Magna Grecia ci si dirige verso il mare, passando per Bernalda, dove i più curiosi cinefili possono fare un salto a Palazzo Margherita di proprietà del regista Francis Ford Coppola (originario della Basilicata), per tuffarsi poi nel mare del vicino Lido di Metaponto, lungo la striscia litoranea che si affaccia sul mar Jonio. Fino alle meravigliose spiagge libere di Policoro e quelle più attrezzate di Marina di Pisticci. Infine, non si può dare l’arrivederci alla Basilicata senza aver fatto tappa nella meravigliosa Maratea, l’unico comune lucano affacciato sul mar Tirreno, diviso in entroterra e marina, con la famosa statua del Cristo Redentore, dono dell’industriale Stefano Rivetti di Val Cervo alla città. Dall’alto dei suoi 22 metri sembra che guardi il mare, invece lo sguardo del Cristo si rivolge ai monti vicini. Per godere della pace e della tranquillità al sapor di sale ci si può rilassare nelle bellissime spiagge della costa o nelle calette di Maratea.

Cosa mangiare

Terra ricca di sapori e tradizioni quella lucana. Prodotti della terra, lontani da sofisticate elaborazioni, una semplicità che mette ancora più in risalto il sapore, mentre quasi assente è il pesce, a confermare la natura di terra di pastori e contadini. Non si può terminare un viaggio in Basilicata senza aver fatto il carico di peperoni cruschi di Senise, caciocavallo podolico e pane di Matera. Sul versante enologico poi, eccellenti vini doc sono l’Aglianico del Vulture, il Primitivo di Matera e il Grottino di Roccanova.

Esempi di piatti tipici lucani:

U’Cutturidd o pignata: di tradizione pastorale dell’Alta Murgia, dove Puglia e Basilicata si confondono. Piatto a base di carne di pecora (oggi spesso sostituita dall’agnellone, soprattutto in Puglia) in umido tagliata a pezzetti, preparata in un recipiente di terracotta o in pentoloni di alluminio pesante, soffritta con cipolla, rosmarino, peperoncini, pomodori, sedano e aglio.

Lampascioni fritti: i lampascioni sono una varietà di cipolletta selvatica, dal giusto particolare, diffusa nelle regioni mediterranee. Una semplice ricetta li vede fritti in pastella di farina, uova, sale, formaggio, prezzemolo e aglio tritato.

Peperoni cruschi di Senise: squisito prodotto lucano a marchio I.g.p. Proveniente in realtà dalle Antille e importato in Basilicata attorno al XVI secolo, questo peperone è di colore verde o rosso, di piccole dimensioni e a polpa sottile povera di acqua, ottimo quindi per essere essiccato e divenire ingrediente cardine di molte ricette lucane, tra cui baccalà con peperoni fritti, Raschiatelli (pasta fresca tipica lucana) con peperoni cruschi oppure uovo all’occhio di bue con pezzetti di peperoni cruschi fritti.

Dove mangiare

Ristorante Le Botteghe, Osteria Pico e La Pignata a Matera; La Taverna di Zu Cicco, il Giardino di Epicuro a Maratea; Agriturismo La Villa a Melfi; Ai Portici a Policoro.

Dove dormire

Palace Hotel Matera
Torretta ai Sassi Room and Breakfast
Park Hotel Potenza
Hotel Maratea Villa del Mare

Fonti: (Basilicata Turistica, Apt Basilicata)

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