Ariosto in mostra a Tivoli con l’Orlando Furioso

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Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto. (Incipit de l’Orlando Furioso)

 

Così comincia una tra le 10 opere in cui si rispecchia la nostra identità nazionale, amata e letta non solo dagli intellettuali, ma da tutto il popolo del ‘500: L’Orlando Furioso. I suoi canti sono nati dal genio rinascimentale di Ludovico Ariosto e in occasione del 5° centenario della prima edizione dell’opera – 1516 – a Tivoli si è pensato di celebrarlo tra le stanze di quella Villa d’Este voluta, tra gli anni ’60 e ’70 del Cinquecento, dal Cardinale Ippolito II, nipote di Ippolito I, a cui il poema fu dedicato. Così, nella splendida cornice della Villa, con i suoi giardini e gli ambienti affrescati, fino al prossimo 30 ottobre è possibile immergersi tra canti in ottave della follia di Orlando e opere d’arte ispirate al poema e all’Ariosto. Benvenuti alla mostra “I Voli dell’Ariosto. L’Orlando Furioso e le arti”.

Inserito nel cuore del Rinascimento italiano, cavalleresco è l’intento di questo poema (post-cedente all’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo), ma non solo. Accanto alle gesta dei cavalieri cristiani pronti a battersi per difendere la Francia dall’orda araba e musulmana, emerge come centrale il tema dell’amore e della follia, dovuta alla perdita di questo, perché la bella Angelica, tra i tanti, scelse Medoro e non Orlando, causandone la completa perdita del senno.

Un poeta che ‘colorisce’, che ‘sa dipingere’ le armi e gli amori con la penna e l’inchiostro, ammirato già dai suoi contemporanei e da grandi nomi della letteratura. Come Cervantes, suo grande estimatore. O come Nicolò Machiavelli che leggendo l’Orlando proferì “Il poema è bello tutto, et in molti luoghi è mirabile”.

Non si poteva allora non cedere alla tentazione di celebrare questa opera madre dell’Italia con una mostra, organizzata dal Polo museale del Lazio, allestita a Tivoli e curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinella e Monica Preti.

Dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, libri illustrati, eccole le opere convocate a Villa d’Este che, attingendo a diverse tecniche artistiche, ripercorrono in modo rigoroso i temi del poema ariostesco, affascinando il visitatore e catapultandolo nei voli del letterato, cortigiano al servizio degli Estensi.

Il piano nobile della Villa apre il percorso espositivo, lì dove sono gli appartamenti del cardinale, con un’introduzione dedicata al vero volto dell’Ariosto e al mito del poeta, dove i suoi ritratti cinquecenteschi dialogano con alcune rappresentazione ottocentesche, reali o fantastiche, della sua vita, per addentrarsi poi nella sezione dedicata alla raffigurazione del Furioso nel Cinquecento. Continuando il cammino espositivo tra seicento, settecento, la rappresentazione romantica ottocentesca e la rappresentazione che il nostro contemporaneo Luca Ronconi ha diretto nei suoi capolavori teatrali e televisivi.

Il pubblico può così volare con l’Ariosto grazie a 6 sezioni tematiche che nulla lasciano al caso:

Sala 1: I volti e il mito dell’Ariosto, con le tre storiche edizioni dell’Orlando Furioso (1516, 1521 e 1532, quella definitiva in 46 canti), ritratti cinquecenteschi del poeta, rievocazioni ottocentesche di episodi della sua vita e la celebre xilografia, basata su un disegno di Tiziano, che arricchisce la terza definitiva edizione del poema. Non manca poi l’evocazione dell’arcadico ‘giardino di Ariosto’ opera di Anselm Fuerbach.

• Sala 2: Il Cinquecento: nascita e diffusione dell’iconografia ariostesca. Qui 3 arazzi, provenienti dal Musée des Arts Décoratif di Parigi, dominano le pareti, tra cui i resti di un paramento tessile realizzato nel 1558 per la camera da letto di Ercole II del palazzo ducale di Ferrara. Stoffe che evocano l’ambiente culturale – quello della corte estense – attorno al quale fiorì l’idea e la stesura dell’Orlando Furioso. Il dipinto capolavoro di Dosso Dossi, poi, che recenti indagini hanno confermato essere la più antica testimonianza dell’iconografia ariostesca. Dossi partorì una precisa parafrasi della follia di Orlando, soggetto che ha dato il titolo al poema. Poi stampe ceramiche e il dipinto del grande pittore bergamasco (primo maestro di Caravaggio a Milano) Simone Peterzano, dedicato all’amore tra Angelica e Medoro.

• Sala 3: Tra Sei e Settecento. Storie del Furioso da Firenze alla Francia. Una sezione quella seicentesca ricca di prestiti concessi dai musei fiorentini. E il contesto fiorentino è infatti quello che ha fornito grandi opere ariostesche, in gran parte su committenza medicea. L’Album di acqueforti di Israel Silvestre poi, raffigura la realtà illusoria dell’Isola di Alcina, come luogo di evasione e teatro di giochi di corte. Del Settecento sono esposti 3 disegni di Jean-Honoré Fragonard ispirati al Furioso, realizzati nel 1780 dall’artista francese in vista di una nuova edizione del poema, mai realizzata.

Sala 4: Distrazioni romantiche: i paesaggi istoriani ariosteschi. Di grande fortuna continuano a godere i soggetti ispirati all’Orlando Furioso anche nell’Ottocento, come dimostrano le opere di Giuseppe Bisi, Massimo d’Azeglio e Giuseppe Bezzuoli. Cambia il soggetto protagonista, che nei secoli passati era rappresentato dagli eroi ed eroine del poema. Ora al centro c’è il paesaggio che una volta era sfondo e le figure umane diventano comparse. Natura romantica, suggestiva e sublime domina le tele di Bisi e D’Azeglio, realista e colta dal vero invece quella di Bezzuoli

Sala 5: Visioni del Furioso nell’Ottocento Francese. Amante dei temi ariosteschi, la cultura francese ci conduce a Eugène Delacroix e Jean-Auguste Dominique Ingres, che nella prima metà del secolo hanno saputo offrire gradiose intepretazioni dei soggetti del poema. Ma l’Ariosto ispira anche grandi scultori, come Antoine-Louis Barye che modella il gruppo in bronzo con Angélique et Roger montès sur l’Hippogrif, con l’animale uscito dalla fantasia di Ariosto che sorvola l’orca tramortita con le due figure in bilico sul destriero.

Sala 6: “Il più bell’Orlando Furioso del Novecento”. Si conclude questo splendido percorso con un omaggio a uno dei più grandi registi teatrali che il nostro paese e il mondo intero ricordino: Luca Ronconi che nel 1969 mise in scena l’Orlando Furioso al Festival di Spoleto. Un momento memorabile e immenso del teatro italiano che in questa sala è rappresentato dalle foto in bianco e nero scattate da Ugo Mulas durante la ripresa messa in scena in piazza Duomo a Milano pochi giorni dopo. E poi la riproposta televisiva nel ’74 con sceneggiatura e costumi di Pier Luigi Pizzi, i cui disegni preparatori sono esposti.

Nelle sale affrescate al piano inferiore, è allestito un suggestivo omaggio allo straordinario Orlando furioso televisivo del febbraio-marzo 1975, ideato da Luca Ronconi e messo in scena da Pier Luigi Pizzi. Una delle idee decisive di quella spettacolare interpretazione del poema ariostesco – e cioè di ambientare la trama labirintica e aperta al mondo intero del Furioso in un immaginario palazzo rinascimentale con i suoi interni dominati dall’arte e dalla cultura (utilizzando il palazzo Farnese di Caprarola, il teatro Farnese di Parma, Santa Maria in Cosmedin o le Terme di Caracalla) – viene qui riproposta a Tivoli, facendo interagire i cavalli e gli alberi ideati da Pizzi con le esuberanti decorazioni delle sale di Villa d’Este: per ribadire così l’attualità del poema ariostesco e la sua infinita duttilità, fonte di ispirazione ancora viva anche per il mondo contemporaneo.

L’edizione stampata del 1516 de L’Orlando Furioso si può leggere nell’Edizione critica a cura di Marco Dorigatti: M. Dorigatti, Ludovico Ariosto. Orlando Furioso secondo la ‘princeps’ del 1516, Olschki, 2006.

 

Info utili:
Mostra: I voli dell’Ariosto. L’Orlando Furioso e le arti.
Luogo: Villa d’Este, Tivoli
Date: 15 giugno-30 ottobre 2016
Orari: da martedì a domenica ore 8,30 fino a un’ora prima della chiusura del monumento. Venerdì e sabato aperture serali
Biglietti: Intero unico euro 11 (mostra+ingresso Villa) – Ridotto unico euro 7

Info:
Tel. 0774/312070
www.villadestetivoli.info
www.ariostovilladeste.it
pm-laz.villadeste@beniculturali.it

 

Fonti: Civita

 

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