Icone in Bielorussia ai Musei Vaticani, Oriente e Occidente si incontrano nell’arte

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L’arte e la religione sono, dopo tutto, due strade attraverso le quali gli uomini fuggono dalla realtà concreta nel desiderio dell’estasi.

(Clive Bell)

Arte e sacralità come ponte fra i popoli: è questo il significato di fondo della mostra “Icone in Bielorussia nel XVII-XIX secolo”, esposta fino al 25 luglio alla Pinacoteca dei Musei Vaticani. Mostra che ricorre nell’anno sacro del Giubileo proclamato da Papa Francesco, a testimoniare il valore della misericordia fra culture diverse legate da un comune patrimonio spirituale e religioso.

 

Le opere presentate nelle sale della Pinacoteca fanno parte della rara collezione del Museo Nazionale di Minsk, concesse per la prima volta ai musei della Santa Sede dopo il grande interesse riscosso dall’iconografia bielorussa in tutta Europa, erede delle ispirazioni classiche e delle tradizioni bizantine.

 

Sculture in miniatura, suppellettili, tessuti pregiati e immagini liturgiche fissano la storia canonica dell’iconografia delle regioni balcaniche, rappresentate nel loro carattere unico, nei colori e nelle coperture che ornano le opere prodotte dai maestri bielorussi attraverso i secoli.

Passeggiando fra le teche esposte, l’influenza di diversi modelli pittorici si intravede soprattutto nelle iconografie più pregiate, come la Maddonna Odigitria risalente al XVII secolo, una figura ricorrente nell’arte cristiana e spesso presente anche fra le opere italiane.

L’anonimo artista ha rivestito la figura di tesori in oro e argento: la mano che indica la via, la testa sormontata da una corona in rilievo, eppure sono evidenti le analogie con le raffigurazioni omonime di Berlinghiero Berlinghieri (XIII secolo) e ancora ricorda l’altorilievo di fattura bizantina del Mosaico di Torcello a Venezia (XII secolo).

 

Ammirando le riproduzioni di avvenimenti liturgici e i ritratti di personaggi biblici, dipinti intorno al XVII-XVIII secolo, si colgono le influenze barocche del periodo florido del Granducato di Lituania, epoca in cui nacque la scuola nazionale di pittura iconografica. Il “Bacio di Gioacchino e Anna. Annuncio ad Anna” è un peculiare esempio dell’uso della prospettiva e del colore dell’epoca, allo stesso modo in cui l’”Arcangelo Michele” e l’”Ascensione” ricordano le popolari figure impresse nelle volte delle chiese cristiane.

Le teche mostrano icone venerate da entrambe i culti, come la Madonna di Zhirovichi e di Boruny, onnipresenti nella tradizione bielorussa perché considerate base dell’unità nazionale, conservata nella lingua e nella cultura nonostante le numerose guerre che hanno devastato questo popolo.

 

Le successive influenze Rococò e tardo rinascimentali si rivelano osservando le icone festive della iconostasi della Chiesa di Santa Croce a Obrovo, figure dall’ insolita forma ovale e dalla composita cornice, simili a conchiglie ornate da fiori.

Particolari riecheggiati anche nell’iconostasi di Cefalonia, imponente struttura che occupa un’intera parete della sala vaticana, frutto incompiuto della nota scuola pittorica. Realizzata tra il XVIII e il XIX secolo, l’opera è un esempio di arte sacra influenzata dall’architettura secentesca: la struttura lignea ricorda gli archi delle volte cittadine sebbene le immagini, di datazione diversa, tradiscano una mano più moderna, generosa nel colore e nelle decorazioni.

 

L’opera maestosa è la prima a catturare lo sguardo dello spettatore e l’ultima ad abbandonarlo. Lasciando la sala si ha la certezza di aver visto solo un assaggio del grande patrimonio artistico della Repubblica di Belarus, ancora ignoto al pubblico italiano ma familiare nella sua vocazione.

Il fascino e la suggestione tra l’arte sacra ortodossa e quella cattolica sono infatti inevitabili, rese manifeste dalla mano dei maestri bielorussi in ogni opera esposta.

Un fascino che fa presupporre una simile visione del mondo, seppur visto da occhi che guardano al di là dei Balcani.

 

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