In viaggio con Alberto Angela alla scoperta della Necropoli nascosta a San Pietro

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Un luogo unico al mondo, dove nell’arco di quasi duemila anni, storia e religione si sono unite creando un ricamo di straordinaria bellezza. (Alberto Angela)

 

Quella che tutti oggi conoscono come Basilica di San Pietro in Vaticano, che ogni anno attrae milioni di visitatori e pellegrini, nasconde un universo di storia, archeologia, riti cristiani e non. Sotto la sua superficie, nelle viscere della terra riposa la storia appartenuta alla Roma imperiale: La Necropoli Vaticana. Il primo step per conoscere San Pietro è guardare sotto la superficie, e non c’è modo migliore nel farlo, che ricorrere alle parole del ‘guru nazionale’ della cultura e della storia: Alberto Angela, che nel suo libro “San Pietro. Segreti e meraviglie in un racconto lungo duemila anni”, svela ciò che si nasconde sotto la Basilica più famosa al mondo.

BASILICA DI SAN PIETRO 

IL MONDO NASCOSTO DELLA NECROPOLI

Partiamo subito in questo viaggio alla scoperta dei tesori di San Pietro riconoscendo che uno dei luoghi chiave della storia di Roma e di tutta l’umanità – la Basilica – racchiude in sé 2 mila anni di storia e che, per dirla con le parole di Angela: “l’attuale costruzione, imponente e ricca di tesori unici al mondo, è frutto del lavoro e dell’ingegno di 60 generazioni vissute nel corso di 20 secoli”.

Sotto la chiesa e la piazza che oggi vediamo ci sono tracce archeologiche eccezionali. Una costruzione a tre livelli che parte dal basso, da una vasta necropoli pagana e cristiana che risale al I-III secolo d.C. riportata alla luce non molto tempo fa, nel 1939, quando per la prima volta, su commissione di Papa Pio XII, presero il via i lavori di scavo di questa meravigliosa Basilica. Lavori che hanno condotto dritti alla vita dei romani di quasi 2 mila anni fa. Che ci parlano della Roma imperiale, di Caligola, di Nerone, del grande incendio del 64 d.C. che distrusse la città, di mausolei e tombe, di persecuzioni, tra le quali spicca quella dell’apostolo San Pietro che qui, nello strato sotterraneo della Necropoli giace sepolto.

La prima meraviglia antica che si incontra, infatti, a circa 4 metri di profondità, posta sotto l’altare maggiore è proprio la Tomba di San Pietro, l’apostolo a cui Gesù aveva affidato il compito di fondare e gestire la chiesa. Vittima di quelle persecuzioni cristiane volute dall’imperatore Nerone in seguito all’incendio del 64 che distrusse quasi tutti i quartieri della città. I cristiani furono i capri espiatori, uccisi in modi brutali e cruenti, tra cui la crocifissione. Sorte che toccò a Pietro: crocifisso e martirizzato a pochi passi dal circo di Nerone (situato proprio nell’area sottostante Città del Vaticano, che da arena di spettacoli, l’imperatore trasformò in palcoscenico dell’orrore, qui infatti portava e giustiziava i cristiani.

Zona Vaticana che nel I secolo era molto ambita dai nobili romani, che qui creavano i loro horti, i ‘giardini di campagna’.

Tra i famosi – spiega Angela – “quelli di Agrippina Maggiore, ereditati dal figlio, l’imperatore Caligola, nella valle a sinistra dell’attuale Basilica. In questi giardini Caligola aveva costruito il suo circo che poi venne risistemato da Nerone”. Il famoso luogo in cui diede il via alla grande persecuzione cristiana che durò per i successivi due secoli.

Il principio della degna sepoltura, caro ai Romani, venne comunque rispettato. Così le spoglie dei cristiani uccisi venivano comunque consegnate ai familiari, per essere seppelliti. Come successe a Pietro, sepolto sul colle Vaticano. un’area funebre cominciò a prendere corpo e a crescere in dimensione e prestigio.

Così l’area sotto l’attuale Basilica di San Pietro divenne un grande cimitero, utilizzato in larga parte dei liberti (schiavi affrancati) che avevano fatto fortuna e potevano permettersi qualche agiatezza. Anche nella sepoltura, spiega Angela.

Ecco spiegata la Necropoli. In prevalenza pagana, anche se non mancano sepolture cristiane databili tra il I e il IV secolo, fino ad allora simili per rituali ed usanze. Una serie di 24 locali adibiti a sepolcri collettivi, a una decina di metri sotto la Basilica, conservati in maniera eccellente. Quando nei IV secolo Costantino ordinò la costruzione di una prima antica Basilica, non fece distruggere le tombe, ma spiano il terreno su esse, utilizzandole come fondamenta per la nuova struttura, costruendo un basamento sorretto da grandi piloni collegati da archi, che passava sopra le tombe senza danneggiarle.

Questa lungimiranza ci regala oggi il diritto di vedere una Necropoli quasi intatta, in un percorso di visita che parte sotto la navata centrale di San Pietro, sulla parte orientale e si sviluppa lungo un vicolo. Sul lato ovest, sotto l’altare maggiore, la celebre tomba di San Pietro (nel campo P) inserita in un terreno di circa 28 metri quadrati assieme ad altre tombe.

Nel libro che Alberto Angela dedica a San Pietro si vede chiaramente come da sepolcri antichissimi in stile semplice con pareti di stucco bianco, come quello intitolato al proprietario Lucius Tullius Zetus (sepolcro C), con un bellissimo pavimento quasi tutto in mosaico bianco e nero, si arriva a tombe molto più sofisticate, come il sepolcro dei Marcii, con il bellissimo mosaico risalente al II secolo d.C. sulla facciata vicino alla porta d’ingresso, raffigurante la morte di Penteo, re di Tebe, e l’elegante e raffinato sarcofago del proprietario al centro.

Fino a giungere a sepolcri che abbandonano i colori bianchi e semplici del II secolo e si avviano verso “colori vivaci, caldi, forti, scanditi dalla presenza delle nicchie”, come ad esempio il sepolcro di proprietà dei Tullii e dei Caetennii Maggiori” (il primo ad emergere nel 1941 con gli scavi ordinati da Pio XII). Accompagna queste tonalità una scena bucolica dipinta di “un ariete e un toro a passeggio tra gli arbusti”. Ci troviamo dinnanzi ad una sepoltura cristiana, di una donna morta giovane e ricordata dal marito.

Se siamo amanti dei colori caldi omogenei, tendenti all’arancio, si può proseguire per giungere a sarcofagi come il sepolcro degli Egizi (z), che addirittura al centro della parete frontale custodisce la figura di una divinità egizia dall’occhio di falco: è Horus, insieme alla raffigurazione del bue Api e del dio Thot. Caratteri che fanno pensare ad una persona amante dei culti orientali, diffusissimi nella Roma imperiale.

C’è poi un’immensa e lussuosa tomba di famiglia, la più grande di tutta la Necropoli (sepolcro H dei Valerii), fatta erigere da Gaius Valerius Herma (si legge sull’iscrizione), uno schiavo affrancato che aveva decisamente fatto fortuna. Pavimenti fatti con lastre di marmo, pareti a imitazione del marmo, contenenti nicchie destinate a contenere i sarcofagi della famiglia, una figura centrale affiancate da due statue di donne, tra cui la dea Minerva e altre statue di divinità. Insomma, un vero lusso in stile II secolo!

Come non fermarsi di fronte a uno dei più piccoli ma meglio conservati sepolcri della Necropoli Vaticana, quello della Quadriga, con decorazioni che rispecchiano i miti classici sul tema della morte. Il record in fatto di dimensioni minime lo batte il sepolcro degli Iulii o del Cristo sole (M). La sua fama è dovuta al fatto che “contiene il più antico mosaico cristiano di cui siamo a conoscenza”. Costruito nel II secolo, subì una totale ristrutturazione forse dovuta alla conversione al cristianesimo della famiglia proprietaria. Il mosaico sulla parte sinistra su fondo dorato raffigura un giovane con in mano un globo e una quadriga di cavalli bianchi (forse una rappresentazione del Cristo Sole).

Un’area completamente aperta al pubblico, visitabile ma solo a piccoli gruppi, per un totale di circa 250 persone al giorno. Una visita che dura circa un’ora e si conclude con quella che dovrebbe essere la tomba del primo ministro della chiesa di Gesù: Pietro. A circa 4 metri in profondità rispetto all’altare maggiore, oggi se ne vede una piccolo porzione caratterizzata da una colonna di marmo, completamente coperta da muretti e mattoni incastonati nel corso dei secoli. Circa 100 anni dopo la sepoltura (avvenuta tra il 64 e 67 d. C) venne costruita, sopra la tomba, un’edicola, quando i pellegrini cristiani venivano a pregarlo. Pare proprio che si la vera tomba del santo apostolo. E un indizio importante è quella scritta in greco “Pietro è qui” emersa durante gli scavi su un frammento del muro rosso.

E’ proprio vero che scavando la superficie delle cose si scoprono mondi. Che raccontano del nostro passato, chi siamo stati, la nostra storia. È così per tutta la Roma sotterranea. E lo è ancora di più in quel luogo dove turisti e fedeli vanno a pregare, ad incontrare e venerare pontefici, ad ammirare il baldacchino del Bernini, gli interni della Basilica, le grotte Vaticane, la splendida piazza. Non fanno altro che camminare sulla storia.

 

Info utili:
Necropoli Vaticana, visitabile secondo una programmazione decisa dall’Ufficio Scavi.
Costo del biglietto: euro 13 (comprende una guida accompagnatrice).
Prenotazione obbligatoria: per fax al n. +39 06 69873017° direttamente all’Ufficio Scavi (ingresso a sinistra del colonnato Berniniano).
Sono ammessi un massimo di 250 visitatori al giorno

 

Fonti:

Ufficio Scavi

Tratto da Alberto Angela, “San Pietro, segreti e meraviglie in un racconto lungo duemila anni“, Milano, Rizzoli Editore, 2015, Capitolo I, pp. 13-69.

 

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