L’arte poliedrica e visionaria di Escher a Milano

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Lo stupore è il sale della terra (Escher)

Una delle esposizioni più amate dal pubblico internazionale. Prima Roma, poi Bologna e Treviso con 580 mila visitatori. Di certo all’appello non poteva mancare Milano a celebrare il genio dell’eccentrico artista olandese che ha unito in matrimonio scienza e arte. Così le opere di Maurits Cornelis Escher si possono assaporare in tutto il loro geometrico splendore a Palazzo Reale, fino al 22 gennaio del prossimo anno.

Incisore, intellettuale e matematico, Escher ha colonizzato l’immaginario collettivo con i suoi capolavori visionari, tutti brulicanti di architetture irrealizzabili, forme poliedriche, distorsioni geometriche e reinterpretazioni di concetti afferenti alle scienze. A modo suo. Come i grandi chef rivisitano i piatti delle tradizioni popolari intrise di regole immutate.

Più di 200 opere divise in sei sezioni accolgono il più pubblico nelle stanze di quel Palazzo cuore espositivo di Milano. Tutti i capolavori di Escher, tra cui i più conosciuti “Mano con sfera riflettente”, “Relatività (o Casa delle scale),Metamorfosi” e “Belvedere” sono lì per essere ammirati. E poi ancora esperimenti scientifici, giochi e approfondimenti didattici che immergono i visitatori nel mondo eccentrico e geniale dell’artista olandese.

La mostra di Milano lascia emergere tutto di Escher e della sua carriera. Dalle radici liberty, si sofferma sulle diverse tappe della sua produzione. Nella mente e nel lavoro dell’artista, scomparso ormai da quarant’anni, tutto è connesso: scienza, natura, analisi e contemplazione. E tutto diventa arte, perché proprio da essa l’artista prende le mosse per dare avvio alla sua genialità figurativa, alla sua complessa produzione, colta e divertente al tempo stesso. Arte e ricerca geometrica, conoscenza della matematica e dei numeri. Sono tutte le chiavi di lettura utilizzate per liberare il suo genio. Un unicum nel panorama della storia dell’arte, che emoziona e rapisce.

Apprende l’arte dell’intaglio alla Scuola di architettura e arti decorative, viaggia tanto, soprattutto in Italia (dal 1921 al 1935), che ama, che gira in lungo e in largo, concentrandosi sulla fascia centro-meridionale: Firenze, San Gimignano, Volterra, Ravello, dove conosce la donna che diventerà sua moglie, con cui si trasferisce a Frascati prima e a Roma poi. La Capitale, che a suo dire gli regalerà “gli anni migliori della sua vita”. Quella che senza dubbio lo ha ispirato nei confronti con alcuni grandi artisti contemporanei a Roma. Come si può vedere bene nella prima sezione della mostra: il suo rapporto con l’avanguardia futurista ad esempio, il richiamo al simbolismo e al divisionismo. E un’attenzione particolare è riservata all’incisore svizzero – Giuseppe Haas Triverio – attratto dai monumenti italiani e dalla natura del belpaese. Artista con cui condivise molti viaggi nella penisola, che ovviamente ispirarono altrettanti grandi capolavori.

L’arte sopravvive all’artista. Nulla di più vero parlando di Escher. La contemporaneità, la pubblicità, il marketing, la musica, il cinema. Tutti hanno fatto rivivere il suo lavoro. L’arte uscita dallo studio dell’incisore ‘pop’ è giunta sui francobolli, sui biglietti d’auguri, nell’amato mondo dei fumetti. Perfino sulle copertine degli LP di molti gruppi. Niente po’ po’ di meno che i Pink Floyd. “Relatività” è stata fatta propria, prima da Topolino, poi dai Simpson, nonché dal film di George Lucas, Labyrinth con David Bowie. Che dire poi delle rampe fatate del Castello di Hogwats di Harry Potter? Anch’esse sono la trasposizione dinamica di questa celebre opera escheriana.

Un mondo bizzarro quello di Escher, che questa mostra, organizzata da Comune di Milano-Cultura e Arthemisia Group e curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea, racchiude in sei sezioni:

La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau, pone appunto in risalto lo stretto rapporto di Escher con l’Art Noveau (merito anche del suo maestro Samuel Jessurum de Mesquita) e con l’Italia, territorio di amati viaggi, che lo ispirarono nel suo lavoro e che lo portarono a trasferirvisi fino al 1935.

Dall’Alhambra alla tassellatura, che esamina come le architetture moresche scatenarono in Escher un’intensa creatività artistica. Merito della seconda visita all’Alhambra e Cordova nel 1936. Da sempre affascinato dalle superfici riflettenti, il primo autoritratto di Escher su specchi curvi è del 1921. La sfera che riflette i raggi provenienti da tutte le direzioni dello spazio rappresenta tutto lo spazio intorno e gli occhi dell’osservatore sono sempre al centro: L’io al centro del mondo è la sensazione che si sperimenta nell’interfacciasi con lo spazio e la luce riflessi. Così, l’Io è, lo scrive lo stesso Escher, il protagonista indiscusso al centro del mondo che gli gravita intorno.

Metamorfosi, prende il nome dall’opera Metamorfosi, uno dei capolavori assoluti nella produzione di Escher. L’opera mostra un turbinio di trasformazioni basate su diversi tipi di tassellature e assonanze logiche e formali che si concludono con la veduta di Atrani, il paesino della scogliera amalfitana, caro all’artista, che vi aveva trascorso il suo viaggio di nozze. Escher aveva ritratto Atrani nel 1931. Mettendo le due incisioni in relazione tra di loro si può fare capire al pubblico che i paesaggi presenti nelle opere “concettuali” di Escher, successive al 1936, anno della sua dipartita dall’Italia sono, con poche eccezioni, paesaggi italiani. È come se Escher privato del paesaggio che lo affascinava, abbia trovato l’ispirazione in strutture mentali interiori, ma ancorate ai suoi ricordi del periodo italiano.

• Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio. La sezione richiama l’attenzione su quegli ambiti scientifici dell’arte di Escher da cui non si può certo prescindere: la matematica e la geometria. La linea di confine tra Escher e i matematici è sottile e determinante; ma l’attrazione fu reciproca e felice. Il genio olandese, infatti, era l’unico in grado di dare un’immagine alle sue fantasie attirando a sé l’attenzione degli scienziati e iniziando col loro mondo uno scambio che non si fermò neppure dopo la sua scomparsa.

• Economia escheriana ed eschermania. L’ultima sezione si sofferma su quell’attività “quotidiana” di Escher, indirizzata più a soddisfare le esigenze del committente che gli interessi della sua ricerca artistica personale. Senza per questo minare il suo genio. Come tutti i grandi artisti, Escher, per realizzare gli ex libris oppure i biglietti da visita dei più svariati committenti, non tradiva la propria arte, ma affrontava il tema con un approccio originale ed immediatamente riconoscibile. Infatti, questi lavori rappresentano per Escher ghiotte occasioni per sperimentare soluzioni che poi avrebbe utilizzato nei grandi capolavori. Un esempio tipico è l’opera Larix che fu usata per illustrare una poesia di Hennriette Roland Holet (poetessa olandese che aderì nel 1917 alla rivoluzione di ottobre).

 

Info utili:
Mostra: Escher
Sede: Palazzo Reale di Milano
Date: 24 giugno 2016- 22 gennaio 2017
Biglietti: Intero euro 12 – Ridotto euro 10 (audio guida gratuita)
Orari: Lunedì: ore 14,30-19,30 –
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: ore 9,30-19,30
Giovedì e sabato: ore 9,30-22,30

Informazioni e prenotazioni
T +39 02 89 29 711
Sito
www.mostraescher.it
www.palazzorealemilano.it

 

Fonti: Arthemisia Group

 

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