Alghe tossiche, invasione meduse, morte dei coralli, cosa succede ai nostri mari

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Come stanno gli oceani? Una domanda che ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si ripresenta. Una risposta che purtroppo è sempre la stessa. Non bene. Lo stato di salute dei mari del mondo vacilla da decenni, più che mai negli ultimi anni. Inquinamento marino, alghe tossiche, sbiancamento e morte dei coralli, surriscaldamento, pesca intensiva, acidificazione, deossigenazione, fuga dei pesci verso il nord.

Fenomeni che fanno riflettere e allarmano ricercatori e studiosi di tutto il mondo.

Il 97 per cento di tutte le acque della Terra appartiene agli oceani e ai mari, che ricoprono il 71 per cento della superficie terrestre. Regolano il clima, ci forniscono ossigeno e assorbono anidride carbonica. La vita è nata nell’acqua, l’uomo stesso è formato in prevalenza di acqua. Per questo è tanto preoccupante il cambiamento in atto.

Il primo nemico è il surriscaldamento delle acque causato dal cambiamento climatico e considerato ormai inarrestabile, come rivelato da un rapporto diffuso dall’American Metereological Society – “State of the Climate 2014”. Anche se si rendessero subito stabili le emissioni di gas a effetto serra, la temperatura delle acque continuerebbe a salire per secoli. E purtroppo a livello globale sono proprio loro le vittime principali: gli oceani e i mari, che assorbono il 90 per cento del calore causato dalle emissioni a effetto serra.

Su cosa incide il surriscaldamento? L’innalzamento delle temperature marine è concausa di molti fenomeni scatenatisi negli ultimi decenni e tuttora in corso.

Mentre l’umanità è scossa da guerre e conflitti che provocano migrazioni di massa in cerca di salvezza, anche il mare ha i suoi migranti. Come è stato spiegato nel corso dell’ Euromarine Workshop organizzato lo scorso anno a Ischia dal Centro di ecologia del Benthos di Ischia della Stazione zoologica “Anton Dohrn”, si registrano bioinvasioni marine ovunque: Nel Mediterraneo i pesci flauto, barracuda, lumache del Sudan, il Percnon gibbesi, granchio migrante le cui larve pare abbiano viaggiato clandestinamente nelle acque di zavorra delle navi. e diverse specie provenienti dal Mar Rosso, facilitate nella ‘fuga’ dall’allargamento del Canale di Suez.

Invasione granchi CaliforniaPoi la spettacolare invasione sulle spiagge delle California meridionale di una specie di granchio rosso che solitamente vive nel Pacifico tropicale, nella baja del Messico (il Pleuracondes planipes).

Ora in fuga dal caldo in direzione nord. Distese rosse di migliaia di piccoli granchi adagiati lungo le rive. Al momento non si conoscono le ragioni esatte, ma si ipotizza sia a causa delle correnti calde e di El Nino, il fenomeno meteorologico che da circa 6 anni sta riscaldando il Pacifico orientale. E come i granchi, altre specie migranti sono in fuga dai Tropici: mante, squali balena e tonni a pinna gialla. Verso mari una volta troppo freddi, che oggi si avvicinano sempre di più ai mari tropicali. Il Mediterrano in primis. E per restare in casa, persino il Tirreno e il Golfo di Napoli vivono oggi l’invasione: dai policheti tropicali al granchio migrante, 36 specie ‘aliene’ registrate lungo le coste campane.

sbiancamento coralliAncora più preoccupante è il forte rischio estinzione della Grande Barriera Corallina. Non è una frase fatta. I 2.300 km di Reef nell’Australia Nord orientale sono in pericolo a causa dei cambiamenti climatici, dello sbiancamento dei coralli e della stella marina corona che si nutre di polpi e coralli. Negli ultimi 27 anni la Barriera ha perso la metà dei suoi banchi di corallo. Questo l’allarme lanciato dai ricercatori dell’Australian Institute of Marine Science. “‘Se questa tendenza dovesse proseguire – spiega il ricercatore Peter Doherty – i banchi di corallo potrebbero ulteriormente dimezzarsi entro il 2020′. E non solo la grande barriera australiana. Coinvolte sono anche l’arcipelago delle Florida Keys, negli Usa e la periferia del’oceano indiano.

Un fenomeno inquietante quello dello sbiancamento dei coralli, che preoccupa studiosi di tutto il mondo: da rosso fuoco, arancione o verde brillante, a bianco. Inevitabile preavviso della sua morte. La percentuale di mortalità dei coralli dopo lo sbiancamento è tra il 50 e il 90 per cento. Terry Hughes, direttore del Centre of Excellence for Coral Reef Studies dell’Australia, ha dichiarato che quest’anno nella parte nord e centro della Grande Barriera Corallina, “il 35 % dei coralli è morto o sta morendo nelle 84 singole barriere che abbiamo monitorato, tra Townsville e Papa Nuova Guinea”.

La causa è da imputare al modificarsi dell’ecosistema, come l’innalzamento delle temperature, che porta i coralli sotto stress ad espellere le alghe “zooxantelle”, quelle che, venendo ospitate, offrono in cambio al corallo ossigeno e cibo, regalando colore e vita alla barriere. È la simbiosi, quella che purtroppo sta venendo meno.

Senza contare le ormai permanenti invasioni di meduse nel Mediterraneo, a causa delle alte temperature delle acque e inverni poco piovosi. Fenomeno discusso al V Simposio internazionale sulla proliferazione delle meduse, da cui è emerso che, se prima la proliferazione della specie avveniva nel Mediterraneo ogni decennio, oggi accade ogni anno.

E poi le alghe tossiche, come l’Ostreopsis, sempre più estese nei mari del mondo, Mediterraneo compreso. Quelle che provocano effetti nocivi sia sull’uomo che sugli organismi marini e che hanno intossicato centinaia di persone. Come a Genova nel 2005, quando 200 persone sono finite in pronto soccorso. Ma anche a Bari, Sicilia, La Spezia e in Francia. Proliferazione avvistata in Francia, Spagna, Italia, Croazia e Grecia. Portate forse dalle navi, che accumulano acqua di zavorra, dall’aumento delle temperature. O da un insieme di tutte queste cause. Un team di ricercatori dell’Università di Trieste, Federico I di Napoli, Università di Urbino, Bologna, Udine, Università Politecnica delle Marche e Istituto Superiore di Sanità, monitora la situazione e porta avanti ricerche in merito.

Tutti i fenomeni anomali e preoccupanti sintomo di un mare malato. Malattia che l’inquinamento, dovuto all’invasione di plastica e altre sostanze gettati nelle acque, contribuisce ad alimentare.

8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari, rileva uno studio della Ellen Mc Arthur Foundation che arriva a prevedere più plastica che pesci negli oceani, entro il 2020.

 

Fonti: Ellen McArthur Foundation, Arc Centre of Excellence for Coral Reef Studies, Greenpeace, Commissione Europea Affari Marittimi e Pesca

 

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