Cesare Pavese, un festival tra letteratura e cucina delle Langhe

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Cucina non è mangiare. È molto, molto di più. Cucina è poesia.

Heinz Beck

Passeggiate letterarie, reading, musica e cucina animeranno la città delle Langhe in questa edizione del Festival “Con gli occhi di Cesare Pavese”.

Da oggi fino a domenica 24 luglio, e poi in chiusura con la cena sotto le stelle e il falò sulle colline il 4 agosto, Santo Stefano Belbo ospita il Festival letterario dedicato alle opere dello scrittore piemontese.

In questa occasione si ricostruirà la visione del mondo del romanziere piemontese, non solo da un punto di vista letterario, ma anche da un punto di vista culinario.

Sebbene l’autore non fosse un gastronomo e non indulgesse nella pratica della buona cucina i pasti accompagnano sempre le sue narrazioni, non vengono però mai arricchiti da menu o ricette, sono piuttosto occasione di condivisione da parte dei suoi personaggi.

La cucina è quella della buona campagna, in cui gli ingredienti vengono raccolti freschi da orti e stalle:

farina, verdura, formaggi, uova e in occasione di festa anche qualche pezzo di carne.


Tra bolliti e minestre
dei contadini ecco alcuni piatti citati da Cesare Pavese nelle sue opere

  • Lepre in civet: lepre tagliata in pezzi e marinata nel vino insieme a odori, bacche di ginepro e chiodi di garofano, successivamente rosolata e cotta nel liquido di marinatura.  (Lavorare Stanca, 1936)

 

  • Peperonata: peperoni a tocchetti con cipolla, acciughe, rosmarino, olio burro e spicchi d’aglio interi, dopo la rosolatura pomodori sbucciati e senza semi. (Paesi tuoi, 1941)

 

  • Bagna caôda: aglio tagliato a fettine cotto in olio e burro a fiamma bassa fin o a diventare cremoso e acciughe dissalate. Perfetto intingolo per tutte le verdure invernali. (Fera d’agosto, 1945)

 

  • Pollo lesso: nel bollito misto piemontese la gallina si cuoce inizialmente col manzo, il pollo va aggiunto dopo un’ora assieme al vitello. (Ciau Masino, 1932)

 

  • Agnolotti del plin: la carne dei tre arrosti di vitello, maiale e coniglio, più salsiccia e parmigiano per farcire la pasta ripiena. Per condire il sugo degli arrosti. (Feria d’agosto, 1945)

 

  • Minestra contadina: nel coccio si fa soffriggere il lardo con sedano, aglio e cipolla, poi si aggiungono castagne secche e fagioli ammollati dalla sera prima, vino bianco e brodo. (La casa in collina, 1948)

 

  • Oca farcita: ripiena del suo fegato tritato e salsiccia, pancetta, caldarroste, chiodi di garofano e cannella, poi lardellata in altra pancetta e cotta al forno o allo spiedo. (La luna e i falò, 1950)

 

 


Grazie alla ricorrenza di questi piatti ricchi di gusto e tradizione, Pavese è diventata un’icona del turismo enogastronomico piemontese e la sua cucina viene praticata in numerose trattorie delle Langhe che utilizzano le sue citazioni in tante promozioni turistiche.

Durante il Festival letterario ci sarà un incontro dedicato alla ricostruzione del percorso che lega l’autore alla tavola.


Tutti gli appuntamenti del Festival sono a ingresso gratuito, ad esclusione della cena del 4 agosto.


Per ulteriori informazioni:

+39 011 4326827
+39 011 4326829
info@circololettori.it

 

“Con gli occhi di Cesare Pavese” è un progetto a cura di Circolo dei lettori, Fondazione Cesare Pavese e Pavese Festival; con il patrocinio di Regione Piemonte e Comune di Santo Stefano Belbo; con il sostegno di Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; partner tecnico Relais San Maurizio 1619; contributi web di Doppiozero.

 

Fonti:
www.circololettori.it

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