Concessioni balneari, arriva norma salva-spiagge dopo bocciatura Ue su proroga. Si andrà all’asta?

Print Friendly, PDF & Email

Spiagge sempre più nel caos. E non per il boom turismo estivo. Lo scontro si fa acceso sul terreno delle concessioni demaniali. Nel mese di luglio gli attuali affidatari di stabilimenti balneari in Italia si sono ritrovati per qualche giorno abusivi, con in tasca concessioni balneari non più valide. La decisione della Corte di giustizia europea è stata quella di bocciare la proroga fino al 2020, prevista dalla legge italiana, in merito alle concessioni balneari, che sarebbero dovute scadere lo scorso 31 dicembre 2015, salvo poi essere prorogate in attesa di una riforma del settore, per consentire ai legittimi affidatari di continuare la loro attività.

In extremis è arrivata la manna salva spiagge di un emendamento approvato alla Camera dei Deputati per salvare le concessioni già in essere, quelle che per anni si sono rinnovate in modo automatico e che grazie al lodo inserito nel decreto Enti Locali resteranno in vigore. Situazione rattoppata e bagnini salvi per ora e le associazioni di categoria ringraziano parzialmente. Perché in realtà quello chiedono da tempo è che l’Italia metta mano alla questione in fretta, con una nuova legge di riforma del demanio turistico che chiarisca il quadro.

La proroga automatica fino al 2020, quella ritenuta contraria al diritto comunitario, era stata disposta dal governo Monti in attesa di una riforma completa del settore. Contraria a cosa esattamente?

Alla direttiva Bolkestein (dal nome del del commissario europeo che nel 2006 ha sostenuto la sua approvazione). Quella che entra a gamba tesa nel mercato unico europeo e che prevede in materia di gestione stabilimenti balneari, la possibilità per tutti, nel rispetto della libera concorrenza, anche imprenditori di altri paesi membri Ue di partecipare a bandi pubblici per l’assegnazione delle discusse concessioni. Direttiva recepita dall’Italia nel nel 2010 con decreto n.59 del 26 marzo.

Al momento tutto è opaco. Il problema nasce in casa, quando l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) segnala nel 2008 distorsioni della concorrenza nella pratica normativa italiana che finora ha rinnovato le concessioni demaniali marittime in modo automatico, con il risultato che uno stesso imprenditore ha gestito lo stesso stabilimento balneare per decenni, senza che qualcun altro sia riuscito a concorrere per ottenere autorizzazioni. Sotto accusa due principi cardine:

l’articolo 37, secondo comma, del codice della navigazione, il quale prevede che in presenza di più domande per il rilascio di una concessione demaniale marittima, venga riconosciuta preferenza al soggetto già titolare della concessione stessa (c.d. diritto di insistenza);

l’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 400/1993, che prevede che le concessioni demaniali marittime abbiano una durata di sei anni e siano automaticamente rinnovate ad ogni scadenza per ulteriori sei anni, a semplice richiesta del concessionario, fatto salvo il diritto di revoca di cui all’articolo 42 del codice della navigazione (comma abrogato poi nel 2011 in seguito alla messa in mora dell’Italia da parte dell’Europa).

Anni dopo anni sempre le stesse persone hanno gestito un’attività sul territorio demaniale (quindi pubblico) con tanto di investimenti.

Dopo l’Agcm è arrivata nel 2009 la procedura di infrazione in seno alla Commissione europea che ha ritenuto le norme in vigore lesive del diritto degli altri Stati membri a concorrere liberamente per ottenere una concessione. La normativa infatti ha premiato finora sempre il concessionario uscente. Procedura di infrazione chiusa con la legge comunitaria 2010, che con ha abrogato il comma 2, art. 1 del decreto del 1993 sul rinnovo di sei anni delle concessioni e chiesto all’Italia un decreto legislativo che mettesse mano al riordino della materia.

Infine il governo Monti, intervenuto con un decreto del 2012 (dl n.179/12) per introdurre una proroga automatica e generalizzata sino al 31 dicembre 2020 di tutte le concessioni demaniali sul territorio italiano. La norma oggi bocciata e dichiarata incompatibile con il diritto comunitario dalla Corte di giustizia europea, a cui si sono rivolti alcuni giudici italiani dovendosi occupare di due ricorsi presentati da cittadini privati che si erano visti negare le concessioni.

Il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un’adeguata pubblicità). Orbene, la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione”.

Ecco la risposta della Corte, che comunque sembra contenere aperture, giudicate dalle associazioni di settore positive.

Viene stabilito infatti che “Certamente l’articolo 12 della direttiva (intesa la direttiva Bolkestein) consente agli Stati membri di tener conto, nello stabilire la procedura di selezione, di motivi imperativi di interesse generale, quali, in particolare, la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni di modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati. Tuttavia, considerazioni di tal genere non possono giustificare una proroga automatica, qualora al momento del rilascio iniziale delle autorizzazioni non sia stata organizzata alcuna procedura di selezione”.

Una sentenza che sembra non dimenticare chi ha lavorato e fatto investimenti su uno stabilimento pubblico per anni. La stessa Fiba-Confesercenti con il presidente Vincenzo Lardinelli che dichiara: “Riteniamo che, anche per i contenuti della sentenza stessa e delle sue importanti aperture positive, sia ormai giunto il momento per l’Italia di dotarsi di una nuova legge di riforma del demanio turistico”.

Al coro si unisce la Federalberghi, con le parole del presidente Bernabò Bocca: “Apprezziamo la concretezza e la tempestività dell’intervento (emendamento al decreto Enti Locali che salvaguarda le concessioni già in essere) che consentirà ai concessionari di affrontare la stagione estiva 2016 con un minimo di tranquillità, in attesa che venga definito il nuovo quadro normativo”.

La palla passa ora al sistema normativo italiano a cui tutti chiedono di fare in fretta nell’emanare quella nuova legge attesa da tutti – associazioni di settore e imprenditori balneari – che possa dare forma al sistema delle concessioni e sfruttamento del demanio pubblico, che certo non può essere in mano ad oligopoli lesivi del diritto di chiunque a concorrere per un bene pubblico, ma non può nemmeno dimenticare chi su una striscia di suolo pubblico ha effettuato grandi investimenti e lavorato per anni.

 

Fonti: Federalberghi, Fipa Confesercenti, Unione europea, Camera.it

Print Friendly, PDF & Email

copyright Riproduzione riservata.

Vai alla barra degli strumenti