Dall’Italia all’Africa fino al Medio Oriente, Mediterraneo da scoprire

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Il Mediterraneo è qui ed è l’altrove, ha tutte le sfumature del colore e dei tratti umani, e in molte delle sue piazze è ancora possibile incontrarsi. (Simone Perotti, prefazione guida “Mediterraneo”)

Che lo si chiami ‘Mare Nostrum’ come facevano i romani, ‘Mare Bianco’ come i turchi, ‘Grande Mare’ come gli ebrei, è sempre lui, l’immenso specchio di civiltà che racconta millenni di storia giunta sino a noi, protetta tra le braccia delle sue meraviglie naturali: il Mediterraneo.

Doveroso raccontarlo sotto un’altra veste rispetto a quella misera che oggi lo ricongiunge alla tragedia e alla morte di chi cerca riparo da guerre e povertà e da chi lo usa per gettare l’umanità nei suoi abissi.

È forse un po’ questo lo sforzo della casa editrice Lonely Planet, che ha deciso di provare a raccontare l’immensità, il mistero, la luce, i colori, le bellezze, le civiltà millenarie, le tradizioni che accompagnano questo affascinante luogo-non luogo, che oltrepassa i confini tra continenti e culture, lingue e religioni, scivolando dal più paradisiaco mare, alla più sgargiante natura, fino ad antichi borghi, tradizioni e città moderne.

Uno sforzo che ha dato vita a un racconto di 500 esperienze e luoghi da non perdere, con la guida “Mediterraneo”, affinché – per dirla con le parole dello scrittore Simone Perotti, a cui è stata affidata la prefazione – “stia anche alla curiosità, allo spirito libero, alla pressione che i viaggiatori possono esercitare, la responsabilità di continuare a tenere con noi Palmira e Tripoli, Leptis Magna e le città morte della Siria”.

22 paesi e 500 destinazioni, dall’Italia della Sicilia, Sardegna, Campania all’Africa del Nord con Tunisia, Marocco, Algeria, fino alle terre dell’Antico Testamento, quelle di Israele-Palestina e alle isole e penisole, come la Grecia.

Tra le proposte inserite nelle pagine di Lonely Planet alla scoperta del più profondo desiderio di esplorazione:

Albe e tramonti

Come quelli sulla costa di Giaffa in Israele che si allunga fino ai grattacieli di Tel Aviv, o come quelli che si vedono a Panarea, in Italia. Qui, raggiungendo le Eolie con il traghetto notturno che parte da Napoli, si raggiungono Stromboli e Ginostra all’alba, godendosi la meraviglia dell’”isola nera di brace che si staglia sul mare appena rosato”. Continuando a guardare la meravigliosa fotografia del sole che si stacca dall’orizzonte, proprio quando la nave attracca a Panarea, lasciando tutti di stucco, passeggeri e marinai. “Case bianche e macchie di bouganville di un rosa violento, i profili scuri degli scogli di Spinazzola e Basiluzzo che si specchiano nell’acqua”.

Come mille anni fa

Il mediterraneo protegge il suo passato negli occhi di artigiani e pescatori dediti a mantenere vive tradizioni antiche e millenarie. Succede con il pane, il cibo che, con il suo inconfondibile profumo, riconcilia il mondo. Il Carasau in Sardegna, una storia al femminile, con le donne avvolte in lunghe vesti tradizionali e grembiule che stendevano, sedute su teli di sacco, l’impasto di grano duro fino a farne una sfoglia rotonda. Eccolo il pane carasau, che significa tostato. Lo stesso amore lo si può vedere nella Pitta greca o nel Batbout in Marocco (pane di lievitazione e cottura rapidissima). Così come il Jerusalem Bagel sfornato in Israele (pane simbolo della città Santa).

Lo stesso può dirsi per uno dei più antichi mestieri del mondo, quello del pescatore. Vita di sacrifici, notti in mare, per riportare sulla terra, nelle comunità tutto il bene che il dio Nettuno possa offrire. Si incontra così Marzamemi, in provincia di Siracusa, a 3 km da Pachino. Piccola frazione marinara famosa per la grande tonnara. Agosto è il mese che ospita la festa patronale in onore a San Francesco di Paola, con processione sulle barche, cuccagna a mare e regata. È così che i nostri pescatori benedicono il mare. Dalla Sicilia si va in Spagna, con le barche di legno adagiate sulla spiaggia di Palamòs (nord della Catalogna), barche che per tradizione hanno nomi di donne; si può anche approdare in Croazia in uno dei borghi dell’isola di Lissa (Vis), a Komiza, con i suoi vicoletti di pietra bianca che si affacciano sul porto dominato da un castello veneziano del ‘500 e un Museo della Pesca che ospita la tradizionale imbarcazione croata “Gaeta Falcata”. La gran parte dei borghi marinari ha tradizioni di sposalizi del mare. Riti di buon auspicio affinché il Mediterraneo protegga pescatori, comunità e regali all’uomo pesce in abbondanza.

Il mediterraneo protegge i suoi artigiani, regalando al mondo splendidi esempi di culture intrecciate e maestralmente giunte sino a noi. Lo si vede con i Ghardaia, i famosi tappeti algerini, o la terracotta (Naebul) della Tunisia, nella penisola Cap Bon, i cui banchi di argilla attirarono i vasai berberi di Djerba nel 16° secolo. Ma c’è anche l’antichissima tradizione del vetro di Murano in Italia, l’eccellenza nel vetro lavorato dai maestri artigiani di Murano. Come non menzionare i pizzi e ricami all’uncinetto caratteristici di Cipro detti Lfkaritika. Quelli che dall’’800 i mercanti ciprioti cominciarono a esportare in tutta Europa. Tradizione tutta femminile anche questa.

A Picco sul mare

Con paesi, borghi, rocce che vivono indisturbati a strapiombo su un mare d’incanto, come lo splendido gioiello calabrese di Tropea. Di una bellezza unica e naturalmente posizionata strategicamente a picco sul mare, con i palazzi del centro arroccati a strapiombo sulla roccia di tufo, da cui si scorge “uno specchio d’acqua incredibilmente trasparente, dove si fondono il turchese, il celeste e il cobalto”. O come in Francia, sul tratto di scogliera bianca lungo 20 km tra Marsiglia e Tolone: le Calanques, bianche falesie a picco su un mare di smeraldo, “frastagliate da insenature e calette selvagge”.

Laghi di sale

La parte che descrive e offre spunti su posti salini che creano paesaggi incantati e sospesi con un ecosistema unico. È il caso della Muntanya De Sal in Spagna, dove ‘più se ne scava e più c’è n’è’, o come l’ambiente estremo e ostile all’insediamento della Depressione di Qattara in Egitto, tra laghi salini e scarpate rocciose, dove non piove quasi mai. Incantevole anche il lago salato di Larnaka a Cipro, sulla costa meridionale: una rete di 4 laghi dove “ristagna in estate un velo di calore, quando le acque evaporano lasciando cristalli di sale a luccicare al sole”.

Incredibile, ma l’unione di popoli e culture nel Mediterraneo passa anche e soprattutto dalla tavola. Forse una delle cose che più di tutti unisce in spirito di convivialità. Così il CousCous unisce l’Africa all’Italia meridionale, servito sulle tavole del Marocco (con carne e verdura), dell’Algeria (con agnello e morgue), ma anche della Sicilia, come succede a Trapani e a San Vito lo Capo, dove la tradizione berbera del condimento di carne è sostituita con il pesce. E poi il riso, simbolo della Paella in Spagna, come della Tiella Barese, con riso patate e cozze. Ma anche il Muhallabiyeh, il budino di riso “simbolo dell’infanzia felice di libanese”. O la torta di riso e noci con acqua di geranio, tipica della Tunisia (Mhalbiya).

La Dolce Vita

Ma la sfera mediterranea è anche questo, con posti in cui farsi cullare da acque termali e aromi, perdersi nei mercati e ballare fino all’alba, magari con un tocco di lusso che impreziosisce il tutto. Si comincia così da Ischia, regina delle acque termali nel Golfo di Napoli, con sorgenti ricche di minerali ideali per bagni, fanghi e inalazioni. Non solo terme però, anche movida, come a Capri, con scorci mozzafiato, aperitivi al tramonto e vip all’orizzonte. Patria dei bagni termali è anche il Marocco con i suoi celebri Hammam, in particolare ‘Le Bains de Marrakech’, location sognante immersa in giardini, curati fino all’ultimo dettaglio tra architetture, colori e atmosfere tradizionali. Relax e benessere sono anche simbolo della Slovenia, con l’acqua benefica al color di petrolio di Moravske Toplice, di cui sono state accertate le virtù benefiche e antireumatiche.

Anche il più spartano dei viaggiatori, prima o poi, cede alla tentazione di concedersi un lusso vero”, si legge nella Guida. Così si cita l’immancabile Saint-Tropez, punto di riferimento del jet set, dove tra personaggi, artisti e gente comune, si entra nel mondo dei locali alla moda, ville principesche e alberghi da mille euro a notte. Senza contare gli yacth di lusso ancorati al porto. Il lusso si cela anche nei posti più impensabili, come il Montenegro, a Sveti Stefan, piccola penisola fortificata con case in pietra dai tetti rossi, dove spicca la catena Aman Resort, l’emblema del lusso, con prezzi a notte che in alta stagione arrivano fino a 3.800 euro.

Sulle rotte dei Pirati

Mediterraneo terra di pirati e corsari, con “Approdi selvaggi, isole del tesoro, mappe e relitti”. Come le isole corsare, dove bandiera in mano, combattenti al servizio delle autorità attaccavano navi nemiche. A Cres, in Croazia dove il mare compare a occidente e a oriente. Da un lato attaccato dagli corsari slavi, dall’altro dalle armi provenienti da Venezia. Poi Djerba, in Tunisia, da dove partiva il pirata Dragut, alla volta delle sue scorribande nel Mediterraneo. Oppure Corfù in Grecia, contesa tra cristianità e islam, con i corsari che per secoli hanno attaccato le sue coste, fino a cadere sotto il controllo della Serenissima. In Italia abbiamo Procida, presa di mira, dopo la caduta dell’impero, dai pirati saraceni e, nel ‘500, i corsari si spinsero diverse volte fino alle coste tirreniche, saccheggiando l’isola.

Nel mediterraneo si può anche andare alla ricerca del tesoro perduto! Ad Alònissos, in Grecia, i pirati della Skyros, tre secoli prima di Cristo, fecero il loro quartier generale, portandovi le loro navi al sicuro, cariche di oro e argento, dobloni, fiorini che qui nascondevano.

Gli Ulivi

Non si può riflettere sulla maestosità dell’area mediterranea senza riportare gli occhi e la memoria alla secolarità degli alberi maestri e donatori di un frutto principe: gli ulivi. E qui il Salento governa questa natura millenaria. Le sue distese di ulivi secolari che imperano sulle rovine di masserie e campagne brulicanti di terra rossa stesa lì, a riposare sotto il sole sfiancante dell’estate. Alberi che solo i nostri tempi, la nostra modernità, con batteri killer ed emergenze governate da leggi sovranazionali, stanno mettendo a rischio, dopo secoli di immortalità. I ‘Grandi padri’ che si possono ammirare in questa terra di Sud Italia, così come a Paxi e Corfù in Grecia, dove furono piantati dall’inizio del XIII secolo grazie anche ai veneziani. Selve brulicanti di ulivi dalla forma contorta e maestosa anche in Spagna a Jaèn, in Tunisia a El Jem e in Croazia, sull’isola di Pag.

Mari, laghi, montagne, una macchia mediterranea circondata ai più bei parchi nazionali. E poi usi, costumi, leggende, architetture e aree archeologiche, come Leptis Magna nella violentata Libia e Palmira. Tradizioni di popoli che nei millenni si sono uniti, scontrati, in modo pacifico o con sanguinose guerre. Mediterraneo crocevia di popolazioni migranti da sempre. Impossibile racchiudere l’inestimabile patrimonio che questa maestosa porzione di terra e di mare ha generato nei millenni.

L’ultima delle guide Lonely Planet tenta, con le sue 384 pagine, di fornire spunti, leve di curiosità che possano spingere i viaggiatori di tutto il mondo a conoscere, esplorare e vivere in tutta la loro bellezza 22 paesi e 500 destinazioni scelti. Un inno al non fermarsi nella sete di conoscenza, a combattere la strategia del terrorismo che vuole impedirci di incontrare la nostra stessa storia negli occhi di popoli vicini.

Scheda libro:

Mediterraneo 1

Autori: Paolo Alessio, Elena Arneodo, Giacomo Bassi, Daniele Bergesio, Annalisa Bruni, Sara Cabras, Stefano Bruno Cena, Davide Fassio, Francesca Filippi, Francesca Fimiani, Sara Fiorillo, Isabella Maria, Sarina Reina

Titolo: Mediterraneo. 5oo esperienze e luoghi da non perdere

Editore: Edt collane fotografici/ Lonely Planet

Pagine: 378

Prezzo: Euro 26,50

 

 

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