Otranto, le icone di Steve McCurry al castello Aragonese

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Quando su un volto è scavata qualcosa dell’esperienza di vita, so che la foto che sto scattando rappresenta molto di più del semplice momento. So che qui c’è una storia. (S. McCurry)

L’Italia intera si è ormai innamorata delle fotografie abbaglianti, da perdere il fiato, di uno dei più grandi fotografi contemporanei che il mondo conosca: Steve McCurry. Così quest’anno, dopo il record di 75 mila visitatori all’esposizione di Forlì e l’attuale mostra ospitata alla Reggia di Venaria, il fotoreporter statunitense sbarca in terra di Sud: in Puglia, nella meravigliosa Otranto. E qui, nel castello Aragonese, le sue fotografie resteranno impresse fino al prossimo 2 ottobre.

Eccolo il Salento che non solo custodisce un’indescrivibile patrimonio naturale e spiagge da sogno, ma una altrettanto inestimabile eredità storica e una sempre maggiore attenzione all’arte e alla cultura. E non poteva esserci occasione più ghiotta per festeggiare il ritorno allo splendore del simbolo della città pugliese – il castello appena restaurato – del portare McCurry tra le sue stanze. L’intero piano centrale è dedicato all’esposizione.

“Abbiamo fortemente voluto portare a Otranto una mostra di Steve McCurry per la bellezza delle sue opere, per la storia che caratterizza il lavoro di un artista veramente unico”, ha dichiarato Luciano Cariddi, sindaco di Otranto.

“La ospiteremo nel nostro Castello Aragonese che vede ormai completati i lavori di musealizzazione portati avanti in questi anni per essere finalmente quel contenitore culturale da noi immaginato a disposizione della città e dei tanti visitatori che vi giungono in vacanza”.

Oltre 100 opere esposte che il titolo della mostra – “Steve McCurry Icons” – riassume impeccabilmente. Perché con quel modo tutto suo di fotografare McCurry rende i soggetti delle sue istantanee vere e proprie icone. A partire dalla più famosa, quella assoluta, la ragazza Afghana – Sharbat Gula – che il maestro fotografò nel campo profughi di Peshawar in Pakistan, durante uno dei suoi tanti viaggi.

Viaggi che hanno caratterizzato l’attività ormai più che trentennale del reporter, che hanno permesso al pubblico di conoscere etnie lontane, guerra e condizioni sociali estreme, attraverso i suoi occhi pazienti e i suoi scatti. Istantanee che hanno messo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi, la cui fierezza afferma la medesima dignità. Così soffermandosi sulle sue foto, chiunque può avere l’impressione di attraversare insieme a lui le frontiere e di conoscere da vicino un mondo, destinato a grandi cambiamenti.

La mostra inizia infatti con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia. Come quelle di uno dei suoi viaggi in Afghanistan – Herat scattata nel 1992 e Kabul nel 1993. E poi Sittwe, Birmania (1995), Rangoon, Birmania, 1994, la leader birmana Aung San Suu Kyi a Rangoon nel 1995. E poi ancora Hong Kong, Cina nel 1984 e l’immancabile icona Mcurryana e mondiale, la ragazza afghana, Peshawar in Pakistan nel 1984.

Immagini che lasciano il segno. Non stupisce che McCurry abbia ottenuto copertine su libri e alcune tra le più importanti riviste, abbia scritto libri suoi, vanti numerose mostre aperte in tutto il mondo.

Nato nei sobborghi di Philadelphia, inizia la sua carriera collaborando con un giornale locale, lavorando come freelance per molti ani, prima di compiere il primo viaggio in India, quello che inaugura la lunga serie di viaggi zaino in spalla, rullini e macchina fotografica al seguito. Da li in Pakistan e poi clandestinamente in Afghanistan. Proprio quando l’invasione russa chiudeva i confini ai giornalisti occidentali. E’ così che, vivendo tra i Mujahidin, mostra al mondo le immagini del conflitto afgano. Da allora McCurry non si è mai stancato, ha dedicato la sua vita a viaggiare in tutti e 6 i continenti scattando fotografie. Nessuno come lui documenta culture e etnie che stanno scomparendo, tradizioni antiche, culture contemporanee, tenendo sempre come suo punto focale l’elemento umano. La sua forza.

Il piano centrale di quel meraviglioso simbolo idruntino appena restaurato, roccaforte difensiva della città, quello che fino a ottobre ospita il fotoreporter americano, è il piano dedicato a tutte le mostre temporanee organizzate. Seguirà la ristrutturazione e l’allestimento dell’ultimo piano dell’antico maniero, che ospiterà il racconto dell’opera preistorica del territorio, con una importante finestra sul sito archeologico della Grotta dei Cervi. Oltre al percorso dei sotterranei del castello, recuperati e aperti a visite in gruppi contingentati accompagnati da un operatore.

In una audioguida Steve McCurry racconta in prima persona molte delle foto esposte. In mostra viene proiettato un video di National Geographic dedicato alla lunga ricerca che ha consentito di ritrovare, 17 anni dopo, “la ragazza afghana” ormai adulta. Steve McCurry/Icons è infine il titolo di una bella pubblicazione curata da Biba Giacchetti, che costituisce il catalogo della mostra.

La mostra è promossa dal Comune di Otranto che con questo evento intende valorizzare il Castello Aragonese, dopo il completamento di gran parte dei lavori che ne consentono finalmente una piena fruizione da parte dei visitatori e qualificare l’offerta culturale della città a partire dalla stagione 2016. La mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con SudEst57.

 

Info utili:
Titolo mostra: Steve McCurry. Icons
Date: 19 giugno-2 ottobre 2016
Luogo: Otranto, Castello Aragonese. Piazza Castello
Orari: tutti i giorni. Ore 10-24
Biglietti: mostra visitabile con biglietto d’ingresso al Castello

Info: www.stevemccurryicons.it – Tel. 0836  210094

 

Fonti: Civita, stevemccurryicons.it, Sito ufficiale Steve McCurry

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