Marche e biodiversità

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Le Marche, la “Piccola Italia” di cui parlava Guido Pioveneoltre ad essere tra le mete più amate dal turismo di qualità per le sue campagne, il suo mare e le città d’arte, aggiungono un altro tassello al loro eterogeneo mosaico di attrazioni: la biodiversità agraria.

Si, perché se le tendenze contemporanee della gastronomia riscoprono l’importanza del prodotto biologico, stagionale e a chilometro zero (o quasi), riconsiderando l’importanza delle erbe aromatiche e riducendo l’apporto di grassi, le Marche offrono un menù decisamente vario.

 

La condizioni climatiche e l’ottima conservazione del paesaggio agrario hanno consentito il mantenimento dei metodi colturali agrobiologici, regolamentati da una legislazione regionale decisamente all’avanguardia.

Infatti, molti dei paesaggi collinari – caratteristici del luogo – sono coltivati ad orti, intervallati da vigne ed alberi da frutto, e nelle prossime settimane offriranno il meglio a livello di prodotti di stagione; senza contare le Dop e le Igp come la Casciotta di Urbino e l’Oliva ascolana, il Carciofo di Montelupone e il Mosciolo selvatico di Portonovo, o l’altrettanto valido elenco dei Pat (Prodotti agroalimentari tradizionali) che comprende oltre cento varietà di prodotti tipici.

Acqualagna - fiera del tartufo

Acqualagna – fiera del tartufo

Come non citare anche il pregiato Tartufo Bianco di Acqualagna, a cui è dedicata una fiera che è punto d’incontro per la promozione e la commercializzazione del prodotto sia a livello nazionale che internazionale (30-31 ottobre e 1-5-6-12-13 novembre 2016), mentre la giornata di domenica 31 agosto sarà dedicata, anche qui con una fiera regionale, al Tartufo Nero Estivo.

Non sorprende, quindi, che le Marche siano la culla della biodiversità agraria, intesa come tutela degli agro-ecosistemi e delle risorse presenti, oltre a quelle genetiche non più coltivate sul territorio regionale ma conservate – per il momento – fra Orti botanici, Università, Centri di ricerca e Istituti sperimentali.

Questo progetto è curato dall’Assam (Agenzia servizi settore agroalimentare Marche), che invita alla conoscenza del territorio attraverso prodotti gastronomici tipici della regione, anche quelli “dimenticati” che hanno fatto la storia dell’agricoltura e della tradizione culinaria marchigiana.

Vigne marchigiane

E non solo agricoltura, pesce e prodotti tipici: le Marche, si sa, vantano anche una tradizione vinicola notevolissima e di grande complessità dal punto di vista enologico.

Infatti da nord a sud le denominazioni sono ben venti – altro esempio del carattere “molteplice” di questa regione – e si passa dalla freschezza del Bianchello e dal bouquet del Pergola di Pesaro al Rosso Conero, passando per la Vernaccia di Serrapetrona all’aromatico Lacrima di Morro d’Alba, fino ad arrivare al Rosso Piceno, al Pecorino dalla sfumatura di mela renetta e alla Passerina dal retrogusto fruttato.

Una curiosità per quanto riguarda il Rosso Piceno: Polibio racconta nelle sue “Storie“(II secolo a.C.) di un vino rosso, nel territorio dei piceni, che fu particolarmente apprezzato dalle truppe di Annibale.

Fonti: regionemarche.it, assam.marche.it

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