Pesci ‘alieni’ invadono il Mediterraneo, è pericolo tropicalizzazione

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Meduse, granchi, tartarughe, specie vegetali e molti pesci di origine tropicale, tra cui il temuto pesce scorpione, hanno messo radici nel Mar Mediterraneo.

Anche il mare ha i suoi migranti e dai Tropici sembra esserci una epocale fuga verso acque, fino a pochi decenni fa troppo fredde per essere ospitali. A lanciare l’allarme diversi istituti di ricerca e studi che dimostrano come i cambiamenti climatici in atto, con il conseguente surriscaldamento delle acque e l’intervento dell’uomo, abbiano letteralmente stravolto gli equilibri ambientali.

Gli esperti la chiamano invasione di ‘pesci alieni’, specie provenienti da altri mari.

Così eccolo, con i suoi lunghi aculei, temuti persino dagli squali, proliferare nel Mar Mediterraneo: lo pterois miles, meglio conosciuto come il pesce scorpione. Originario dell’oceano Indiano e Mar Rosso e altamente invasivo si sta diffondendo a macchia d’olio nei nostri mari. Partendo dalle acque dei Libano e Cipro è arrivato a Nord. È stato avvistato in Turchia nel 2015 e poi in Grecia e Rodi.

È la porzione più orientale del Mediterraneo – il mar di Levante – da dove poi avviene la diffusione a tutto il bacino. Complice, oltre al surriscaldamento, anche il canale di Suez, il cui allargamento pare stia favorendo la proliferazione di specie tropicali provenienti dal Mar Rosso.

Un killer carnivoro e silenzioso, la cui puntura con i suoi velenosi aculei può portare echimosi, eritemi e vesciche. O ancora peggio mal di testa, vomito, crampi, difficoltà respiratorie, fino alla paralisi, a seconda dei gradi di avvelenamento. La sua natura carnivora poi lo porta a cibarsi di molte specie, cosa che lo rende una minaccia per l’ecosistema del Mare Nostrum.

Non solo pesci scorpione.

Anche meduse, barracuda oceanico, pesci luna, marlin, pesci balestra, gamberi della Louisiana, il pesce palla maculato dal pericoloso morso, avvistato anche a Lampedusa. E poi la temuta alga tossica (l’Ostreopsis Ovata), che negli ultimi anni ha intossicato bagnanti perfino in Italia , ultima in ordine di tempo la Puglia.

Di 186 specie alloctone lungo le coste italiane parlano i recenti dati presentati a Roma lo scorso febbraio da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, di cui 55 vegetali e 131 animali. Un numero più che raddoppiato dal 1970 al 2015. Subito dopo Israele, Turchia e Libano, l’Egitto, l‘Italia e la Francia sembrano essere i principali hotspot di introduzione di specie alloctone in base al numero di primi ritrovamenti nel Mare Nostrum.

Sempre l’Ispra, nel corso di una giornata informativa organizzata a Bari lo scorso luglio, ha presentato i primi dati del progetto europeo Balmas sulla gestione delle acque di zavorra delle navi in Adriatico.

Monitoraggio da cui risultano 91 specie aliene ritrovate in 4 porti dell’Adriatico: Trieste, Venezia, Ancona e Bari, 9 di queste nocive. Sarebbe proprio l’Adriatico il mare con più specie aliene, soprattutto a Nord.

Solo nel porto pugliese di Bari 11 specie, tra cui il polichete Pseudopolydora vexillosa, finora trovato solo a Taiwan, il polichete Hydroides elegans, proveniente dall’Australia e il bivalve Anadara transversa, probabilmente originario del Golfo del Messico, già segnalato in Adriatico a partire dal 2001 e considerato una delle peggiori specie invasive presenti nel Mediterraneo.

Tra le cause di questa nuova casa mediterranea di pesci tropicali, l’allargamento di 72 km del Canale di Suez in Egitto, che ha ampliato la larghezza del bacino e permesso alle specie di attraversarlo e stabilirsi dal Mar Rosso nelle acque di un mare che a causa dei cambiamenti climatici sta diventando sempre più caldo.

Un regolamento dell’Unione europea (il 1143 del 2014) impone ai Paesi membri di prevenire l’introduzione di specie esotiche invasive, attivare sistemi di rilevamento precoce e a risposta rapida, procedere alla rimozione delle specie che causano maggiori effetti negativi e procedere con interventi di controllo.

Forte preoccupazione è stata espressa dell’Unione internazionale per la conservazione della Natura , formata da 200 esperti di 40 paesi, che sta cercando soluzioni condivise con i governi europei e egiziano, per arginare quello che ha tutta l’aria di essere una minaccia epocale per l’ecosistema marino.

 

Fonti: Ispra, Eur-Lex

 

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