Terremoti in Italia, cosa succede sugli Appennini

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È successo ancora. La notte del 24 agosto alle ore 03.36 la terra ha tremato con epicentro nei pressi di Amatrice e Accumoli, due paesini del centro Italia nella provincia di Rieti. E le scosse di assestamento continuano. Nel complesso il sisma ha colpito Marche, Lazio e Umbria. Quattro anni dopo la scossa che ha raso al suolo interi paesi dell’Emilia e sette anni dopo il terribile terremoto dell’Aquila.

A poche ore dalla notte del 24, i ricercatori dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia in collaborazione con quelli del Consiglio nazionale delle ricerche, hanno individuato la faglia sorgente, collocata a pochi chilometri di profondità tra Amatrice e Norcia, utilizzando un sistema satellitare giapponese (Alos 2), evidenziando un abbassamento del suolo di circa 20 cm in corrispondenza dell’area di Accumoli.

Utilizzando i dati del satellite giapponese Alos 2 – spiega Riccardo Lanari – direttore CNR-IREA – un team di ricercatori CNR-INGV ha misurato con alta precisione i movimenti permanenti del suolo originati durante il terremoto, utilizzando la tecnica dell’Interferometria differenziale che consente di rilevare deformazioni della superficie del suolo con accuratezza centimetrica. In particolare è stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio che si estende per circa 20 km in direzione Nord e ha un valore massimo di circa 20 cm, in corrispondenza dell’area di Accumoli”.

Cosa sta succedendo all’Appennino?

L’Italia centrale è una zona molto attiva dal punto di vista geologico. È situata al margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento relativo tra queste due placche causa l’accumulo di energia e deformazione che occasionalmente vengono rilasciati sotto forma di terremoti di varia entità. Dall’Istituto nazionale di geofisica e Vulcanologia spiegano i motivi del sisma dello scorso 24 agosto che ha devastato un’altra fetta di centro Italia.

rieti_27ago_ore_18_lLa micro placca tettonica ‘adriatica’ su cui poggia l’Italia, che coincide a ovest con la dorsale Appenninica (parte della placca africana), si spinge contro la placca europea generando un attrito che provoca i terremoti, come quello che la scorsa notte ha colpito Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata.

Nella conferenza stampa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Alessandro Amato lo spiega come un rettangolo coincidente con la dorsale appenninica e della costa occidentale della micro-placca sottostante. Nella parte tirrenica si verificano spostamenti in direzione Nord, mentre nella parte adriatica si registrano spostamenti orientati verso nord-est. All’interno di questo rettangolo, questi movimenti portano ai terremoti che caratterizzano l’Appennino centrale e meridionale.

In breve – dice Amato – “la parte tirrenica e quella adriatica si allontanano lentamente a causa di rotazione di blocchi geologici a una velocità dai 3 ai 5 mm l’anno. E’ la velocità con cui, come spiega in un’intervista a La Repubblica, l’Appennino si sta, in un certo senso, allargando. Significa che più o meno ogni due secoli c’è un metro di trazione da compensare lungo tutta la Penisola. Per un po’ la situazione rimane stabile. Questo avviene perché lungo l’Appennino abbiamo faglie attive che per decenni, secoli resistono a questa trazione. Però a un certo punto cedono. È così che arriva il terremoto”.

Massimo Cocco, dell’INGV ha aggiunto che l’ultimo terremoto si è verificato “in una zona sismica ben nota che è al più alto livello di pericolosità. Nella classificazione sismica è infatti la 1, la più alta”. In quell’area, ha proseguito Cocco, “tutti gli edifici nuovi devono essere costruiti con criteri antisismici, il problema è che in quelle zone di edifici nuovi ce ne sono ben pochi e addirittura il 50% delle scuole è stato costruito prima del 1980, quindi senza alcun criterio antisismico”.

Post Alessandro AmatoZona altamente sismica, ma terremoto imprevedibile, come tutti. A confermarlo proprio Amato dell’INGV, che in un suo post pubblicato su Facebook rende nota la dimostrazione che la scossa di magnitudo 6.0 che ha fatto tremare poche notti fa il centro Italia non è stata preceduta da nessuna scossa di rilevanza tale da far scattare l’allerta.

 

Gli ultimi recenti terremoti in Italia:

Terremoto del Friuli: Il 6 maggio 1976, alle ore 21, una scossa di magnitudo 6,4 della scala Richter colpisce il Friuli, il numero delle vittime: 939 e 80 mila i senzatetto.

Terremoto dell’Irpinia: Il 23 novembre 1980 una forte scossa di terremoto (6,5 scala Richter) colpisce l’Irpinia, in provincia di Avellino, causando 2914 morti e oltre i 400mila senzatetto.

Terremoto di Umbria e Marche: Il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 e circa 40mila i senzatetto.

Terremoto del Molise: Il 31 ottobre 2002 una scossa magnitudo 5,4 della scala Richer in Molise. 30 furono i morti, tra questi 27 bambini rimasti vittime dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

Terremoto dell’Aquila: Il 6 aprile 2009 un terremoto di magnitudo 5,9 scala Richter con epicentro a 8 km dalla superficie rade al suolo la città dell’Aquila provocando 308 vittime.

Terremoto dell’Emilia Romagna: Il 20 maggio 2012 una scossa di magnitudo 5.9 interessa il nord Italia nelle province di Ferrara, Modena, Mantova e Bologna, seguito da un nuovo sisma di magnitudo 5,8 il 29 maggio 2012 nella provincia di Modena. Tra la prima e la seconda scossa le vittime che si contarono furono 27.

 

Fonti: Istituto nazionale geofisica e vulcanologia, La Repubblica, Askanews

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