Tra Nuraghi e Tombe dei giganti, tour archeologico in Sardegna

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La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia (David Herbert Lawrence)

Sardegna non è solo mare. E non solo movida sulle spiagge di Porto Cervo e Porto Rotondo. Sardegna è anche cultura e archeologia. Un territorio dove la pietra racconta una storia millenaria, conservatasi, giunta a noi e padrona in tutta l’Isola. Da nord a sud, da est a ovest, Nuraghi, tombe dei giganti, dolmen, menhir e pozzi sacri testimoniano la presenza di popolazioni che abitavano questa terra tra il 1800 e il 1000 prima di Cristo.

Mappa archeologica (fonte Arkeosardinia.it)

Mappa archeologica (fonte Arkeosardinia.it)

Basta posare lo sguardo su una mappa segnalata per scoprire quanto sia piena, la seconda isola più grande del Mediterraneo, di siti archeologici. La sua bellezza, la sua natura, i suoi paesaggi ospitano da millenni le vestigia della civiltà nuragica.

Ben 300 mila anni fa il primo uomo arcaico mise piede in Sardegna, tracciando il suo percorso con manufatti in pietra scoperti in diverse aree dell’isola, soppiantato poi 20 mila anni fa dall’homo sapiens, che si stanziò tra fitti boschi, flora e fauna. Nell’arco dei millenni queste popolazioni diedero vita a una cultura autoctona e indipendente, fino al  secondo millennio prima di Cristo, quando prese forma la civiltà Nuragica, di cui oggi resta la più bella testimonianza, il Nuraghe: la tipica costruzione megalitica a forma di tronco conico – se ne contano circa 7 mila – costruita in blocchi di roccia di enormi dimensioni e posizionati con tale sapienza da rivelare un’altissima conoscenza di basi architettoniche.

Da Cagliari a Oristano, da Nuoro a Sassari fino a Olbia, villaggi nuragici sono sparsi in tutto il territorio sardo. Cominciando da quello straordinario complesso megalitico, Patrimonio mondiale Unesco, costituito dal villaggio di Su Nuraxi di Barumini, in provincia di Cagliari.

CAGLIARI

Icona sarda del non solo mare, a Cagliari si scoprono diversi complessi archeologici e resti di epoca nuragica.

Primo fra tutti il Su Nuraxi a Barumini. Il più grande, il più integro, il più spettacolare di tutta la Sardegna. È il luogo che ha scoperto scientificamrnte il ‘nuraghe’ e dato avvio alla ricerca archeologica in tal senso in Sardegna. Dal ’97 Patrimonio Unesco, scure pietre in basalto compongono questo Nuraghe complesso costruito in più fasi, a partire dal XV secolo avanti Cristo. Un quadrilobato con potente mastio centrale e quattro torri raccordate da cortine murarie rettilinee. Un antemurale a cinque torri. Un ampio villaggio di capanne lo contorna, testimone di secoli di vita e di trasformazioni.

Ma non solo Barumini. Ad arricchire l’archeologia del territorio cagliaritano ci sono anche il Nuraghe Su Mulinu, a Villanovafranca. Un complesso risalente al 1600 a.C. e trasformatosi nei secoli fino all’età romana nel 150 d.C, con un impressionante altare all’interno del mastio: un altare monumentale in arenaria a forma di Nuraghe. E poi ancora a Siddi la Tomba dei giganti Sa Domu ‘e s’ Orku , un monumento funerario composto da una lunga camera, con abside e ricoperta in lastre di pietra; l’area del Nuraghe di Genna Maria, lo straordinario complesso all’interno di un parco alberato di Villanovaforru, costituito da un nuraghe complesso trilobato a cui si aggiungono un antemurale a forma di esagono e un villaggio attorno. Sempre di età del Bronzo (1500 a.C).

Da non perdere a Pula, poi, l’area archeologica di Nora, espressione delle culture che vissero sull’isola dopo la fase nuragica. Nora, città di fondazione fenicia, occupata poi dai Cartaginesi e infine dai romani, dopo il 238 a.C. Qui si trova una delle iscrizioni fenicie più antiche di tutto il Mediterraneo. E poi un teatro e strutture termali (tipiche romane).

La provincia di Cagliari ospita anche Necropoli, come quelle di Montessu e Tuvixeddu. Quest’ultima la città funeraria più antica del territorio. Le case delle fate (domus de janas) – come le chiama la tradizione – sono state realizzate tra il 3200 e 2800 a.C. Quella di Montessu, situata nella località di Villaperuccio, è scavata nella roccia delle pareti di un anfiteatro naturale. Qui si trovano le camere, gli ingressi alle tombe, i corredi funebri.

ORISTANO

Spostandosi verso la provincia di Oristano, a Cabras, si incontra affacciata sul mare, la splendida area urbana di Tharros, una vera città posizionata su un promontorio collegato alla terraferma. La sua fondazione è fenicia e risale all’800 a.C. Si vedono tracce nuragiche databili al 1200 a.C. A seguito della conquista punica della Sardegna Tharros passa sotto il controllo Cartaginese, periodo in cui fu realizzata un’area sacra destinata alla sepoltura dei bambini, secondo alcuni luoghi in cui venivano praticati riti di sacrifici umani.

C’è poi il Nuraghe Cuccurada a Mogoro lungo la statale 131. Una struttura architettonica complessa con un muonumento quadrilobato con bastioni che raccordano quattro torri. E poi un cortile centrale da dove nascono gli ingressi ai vani. Al suo interno sono state rinvenute tracce di capanne. Questo monumento fu utilizzato fino al 400 d.C. con funzione di culto.

Altro complesso monumentale, il bellissimo Nurage Losa realizzato con blocchi di basalto, formato da un mastio centrale e da un bastione trilobato, tutto protetto da un ampio recinto murario all’interno del quale sono visibili delle capanne.

Non distante dal Nuraghe Losa, lungo la statale 131, nel comune di Paulilatino, ecco apparire uno dei monumenti più suggestivi della Sardegna: il Tempio a pozzo di Santa Cristina, il santuario nuragico dal nome della chiesa di Santa Cristina, situata nelle vicinanze. Due arre si distinguono: Il tempio a pozzo, un pozzo sacro di età nuragica con strutture annesse, come la sala delle riunioni, il recinto e altre capanne più piccole; la seconda area, spostata di circa 200 metri con un Nuraghe monotorre, alcune capanne in pietra e un villaggio nuragico.

La visita alla parte archeologica di Oristano si chiude egregiamente con le Terme Romane di Forum Traiani, a Fordongianus, nelle vicinanze del fiume Tirso. Qui si entra nell’evocazione del mondo romano., quando il complesso fu fondato per volontà di Traiano come snodo mercantile tra le popolazioni dell’entroterra e quelle romanizzate del golfo di Oristano. Le sorgenti naturali con temperature di 56 gradi tutto l’anno hanno spinto a creare un imponento impianto termale, organizzato su più livelli in due stabilimenti: il primo del I secolo d.C e il secondo risalente al III secolo dopo Cristo.

NUORO

Anche Nuoro ha i suoi tesori. Partendo dal Villaggio di Tiscali, purtroppo non in ottimo stato di conservazione, costituito da agglomerati di capanne a pianta circolare e ovale e alti muri costruiti con pietre rozze.

I nuraghe Adoni, Arrubiu, is Paras, S’Ortali e Sul Monte, Mannu e Nolza. E poi il nuraghe Santa Barbara, situato a Macomer, su un ripiano basaltico alle pendici del Monte Manai. La sua struttura è a blocchi basaltici disposti su file orizzontali regolari, con una torre centrale alta 15 metri e un bastione quadrilobato di oltre 8 metri. Attorno al monumento i resti romanici e altomedievali di un abitato.  Da non perdere poi il Villaggio di Sa Sedda ‘e sos Carros e quello di Serra Orrios. Il primo avvolto nella bellezza della Valle di Lanaitu, nel territorio dell’Oliena che accoglie questo villaggio nuragico con spazi destinati alla lavorazione dei metalli, nella sua fitta vegetazione. Ancora Nuraghe – Serbissi e Scerì – e i Santuari di Su Romanzesu e S’Arcu ‘e Is Forros. Quella di Scerì, una zona occupata fin dal Neolitico, con due domus de Janas (case delle fate) scavate in massi di granito e un nuraghe complesso di età nuragica. Ancora un torre, una pianta circolare e un antemurale e un villaggio circostante.

SASSARI

Proseguendo verso Nord,  si incontrano  i Nuraghe e le aree situate nella provincia di Sassari.

Il Nuraghe Santu Antine a Torralba, accolto in una grande pianura, con le sue enormi dimensioni e un’accuratezza architettonica impressionante. Costituito da tre torri e un bastione e realizzato con blocchi di basalto su tre piani. Il diametro della torre centrale è di ben 15 metri e un altezza di 17. Un piccolo condominio nuragico! Infine due pozzi, nel cortile e all’interno di una torre.

Nei pressi del centro di Arzachena si trova il Nuraghe Albucciu, dei cui due piani originali resta solo quello inferiore, e vicino a Villanova Monteleone il Nuraghe Appiu (databile tra il 900 e l’80 a.C.), situato in un villaggio di circa 200 capanne non raccordate tra loro. I reperti rinvenuti raccontano la vita che doveva svolgersi al loro interno: giare, macine, pietre per affilare, mortai, pestelli, schegge di selce e ossidiana, falcetti in bronzo, vasi, spiane, tegami, fusi e pesi da telaio. Le capanne erano dunque abitazioni, ma anche luoghi in cui svolgere varie attività, come la cottura di vasi, lavorazione della lana. Non distanti una tomba dei giganti e due dolmen.

Da non perdere la Tomba dei giganti Li Lolghi e Li Muri. Sono luoghi monumentali di sepoltura collettiva. Enigmatiche e leggendarie, si dice che vi siano sepolti i giganti che hanno camminato sulla terra. Quello di Li Lolghi e Li Muri è davvero monumentale, costruito con un’esedra e una serie di lastre conficcate verticalmente sul terreno, con al centro una stele. Una struttura originaria da una precedente a dolmen, ampliata poi in età nuragica e destinata alle sepolture collettive.

Necropoli, Nuraghe, tombe dei giganti, case delle fate. Eccoli i tesori monumentali lasciati in eredità e sparsi per tutta la Sardegna, immersi nella peculiare vegetazione di questa spettacolare Isola. Pietre pronte a raccontare momenti di vita quotidiana, di lavoro, di riti sacri, di genitalità architettonica.

 

Fonte: Arkeosardinia (progetto culturale delle Camere di commercio sarde e come partner la Soprintendenza Archeologia della Sardegna)

 

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