Il fascino e l’enigma dei Maya svelati in mostra a Verona

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La storia dei maya è di monito, affinché non si creda che soltanto le società piccole, marginali e situate in zone fragili siano esposte al rischio di crollo: anche le civiltà più avanzate e creative possono sparire. (Jared Diamond)

Una delle civiltà più enigmatiche e affascinanti che il mondo conosca, basata su riti, credenze religiose, conoscenze cosmologiche, astronomiche e saperi matematici di rara complessità. Sono i Maya, i protagonisti del mistero e di una mostra a Verona, che parte il prossimo 8 ottobre a Palazzo della Gran Guardia e si prepara ad affascinare il pubblico fino al 5 marzo 2017.

I Maya. Il linguaggio della bellezza” si preannuncia come una delle più grandi ed esaustive esposizioni mai prodotte a livello internazionale con più di 300 opere provenienti dai musei dal Messico e appartenenti a questa straordinaria civiltà, fiorita in tutta l’America centrale tra il 2000 avanti Cristo e il 1542 dopo Cristo lungo tre grandi periodi della storia: preclassico, classico, postclassico.

Una cultura divenuta impero, spiegata a Verona attraverso capolavori d’arte come il ‘Portastendardi‘, scultura dell’11° secolo realizzata da un maestro di Chichen Itza, lo straordinario sito archeologico dello Yucatan, tra le sette meraviglie del mondo e rappresentativa della tipica arte postclassica. E poi la ‘Testa raffigurante Pakal il Grande’, il più importante re di Palenque, nello stato del Chiapas, vissuto tra 603 e 683 dopo Cristo.

Altre stupende testimonianze artistiche dell’impero sono la ‘Maschera a mosaico di giada raffigurante un re divinizzato’, esempio di maschera funeraria che serviva al defunto per raggiungere il mondo sotterraneo e ‘l’Adolescente di Cumpich’, imponente scultura risalente al periodo tardo classico ritrovata nell’omonimo sito archeologico.

Non solo sculture però. Anche utensili, maschere, ciotole, orecchini, strumenti musicali, collane e vasi. Oggetti altrettanto utili e descrittivi della vita e della storia Maya. Tutti pezzi portati a Verona da musei messicani, tra i tanti il Museo Nacional de Antropologia di Città del Messico, il primo museo al mondo di antropologia.

Un percorso tematico che ripercorre la storia di un impero estesosi per tutta l’America centrale: dagli stati messicani del Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatàn e Quintana Roo, fino al Belize e al Guatemala. E poi in Honduras occidentale e nel Salvador settentrionale, inventando e sviluppando sistemi matematici, calendari, misurazioni del tempo. Persino la musica si è scoperto essere centrale per i Maya, utilizzata tra flauti e tamburi, nelle funzioni religiose e in quelle funebri.

Una mostra, curata da Antonio Aimi e Karina Romero Blanco, che punta il faro per la prima volta sulla cultura di questo antico e misterioso popolo, attraverso le parole e i testi degli stessi Maya, utilizzando la più grande rivoluzione antropologica del ventunesimo secolo: le decifrazione della loro scrittura.

I risultati delle ultime ricerche scientifiche consentono ai lettori di leggere direttamente i loro testi, senza sfuggire a temi intriganti come le profezie, la fine del tredicesimo baktun (caduta il 21 dicembre 2012) e i segreti del Conto Lungo, un ciclo di 5125,3661 anni che aveva cominciato a “girare”, il giorno della creazione, che per questo popolo era avvenuta il 6 settembre del 3114 a.C.

In parallelo poi la mostra svela l’arte Maya, i suoi maestri, le scuole e gli stili, attraverso una lettura che va al di là dell’archeologica e si spinge fino alla comprensione storico-artistica. Lo fa attraverso 6 sezioni tematiche che raccontano:

• la cultura Maya,
• le decorazione dei corpi (usavano infatti ornare il loro corpo con pitture corporali, tatuaggi e pettinature elaborate
• gli abiti e gli ornamenti, utilizzati per indicare lo stato sociale
• il loro rapporto con gli animali, simbolo delle forze naturali, dei livelli del cosmo e degli eventi
• le divinità ed entità sacre adorate, i sacerdoti che le rappresentavano,
• l’arte Maya, a partire da rigorose analisi storico-artistiche che arrivano a individuare i grandi artisti della pittura e delle scultura.

La mostra è stata realizzata con l’intervento dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), promossa dal Comune di Verona con il supporto di Arena Museo Opera (AMO), e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Kornice.

 

Info utili:

Sede: Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra, 1 – Verona
Periodo: 8 ottobre 2016 – 5 marzo 2017
Orari: tutti i giorni 9,30 – 19,30
Biglietti: intero euro 14,00 – ridotto: euro 12,00

Info e prenotazioni
T. +39 045 853221
Sito
www.mayaverona.it

 

Fonti: Arthemisia Group, Treccani

 

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