Napoli al femminile… quando Napoli non è solo Gomorra

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Parthenope non è morta…. Vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene. Matilde Serao

Napoli è femmina, incantatrice, seducente….
Sorge dove il mito fa nascere Parthenope, la sirena più bella del golfo, tanto da diventarne il toponimo.
         Le antiche leggende intorno alla sirena si affastellano. Una la vede sedotta e abbandonata da Ulisse, un’altra racconta che dopo aver ascoltato la cetra di Orfeo si lasciò affogare nel mare.
         Su un dato tutte concordano: Parthenope muore in mare e la tradizione la vuole sepolta a Castel dell’Ovo, da dove veglia sulla sua Napoli.
Della sua sirena Napoli ha la fascinazione.

Incanta chi entra in contatto con lei. Come una ‘malafemmina’.

Trasuda

  • nelle pagine de L’amica geniale di Elena Ferrante,
  • nel teatro di Eduardo De Filippo,
  • nell’ironia che da Totò a Peppino De Filippo a Massimo Troisi alleggerisce il peso di difficoltà,
  • nella musica del suo aedo Pino Daniele.

Cammina per le strade, seguendo il passo deciso di Sophia Loren.

Non si lascia abbattere dalle miserie materiali e morali, ma le trascende. Per perdersi nella luce, nei colori, nel disordine dei vicoli e nei profumi dei sapori.

Creatività, genialità, ironia, cultura, tradizioni culinarie, storia, tutto a Napoli è grandeur, perfino la sua ombra.

Vi presento Napoli! Da donna a donna!
Nell’articolato lavoro di Rita Covello, Napoli al femminile, edito da Morellini, la città parla al femminile che è in ognuno di noi in un sottile gioco di rinvii.
Napoli è donna, e non si può raccontare se non negli ossimori che ne scolpiscono il profilo:

geniale creatività/indolenza – dignità/degrado – onestà/malavita – umanità/violenza – gioia di vivere/rassegnazione

Nel descrivere la città, la guida si trasforma in racconto ed acquista la piacevolezza della lettura.
Monumenti, opere d’arte, cucina, cose da vedere, suggerimenti si snodano nei capitoli con un tratto comune: scoprire Napoli a piedi e senza guide, non perdendo il piacere di chiedere informazioni ai napoletani, prodighi di consigli e idee, che aprono un mondo di toponimi sconosciuti, evocati da antiche leggende e tradizioni.
Tra vicoli, salite, discese, scale, funicolari, ascensori, Napoli svela la sua anima:

  • Via Caracciolo, per passeggiare e godere il panorama
  • Mergellina, porto che si divide tra yacht e pescherecci
  • Posillipo con le ville sontuose tra cui quella del Presidente della Repubblica, Villa Rosbery e la suggestiva Spiaggetta di Gaiola, il Parco Sommerso, visitabile con un battello dal fondo trasparente. La villa di Pausilypon (dove si placano i dolori) eretta da Publio Vedio Pollione.

Armati della city card e rigorosamente a piedi, prendono forma
          la Cappella di Sansevero, il Cimitero delle Fontanelle, il Museo del Corallo, il Duomo che custodisce il sangue di San Gennaro, la città sotterranea e i tanti presepi che decorano le chiese.
Sfogliando le pagine si entra nel vivo della città con la descrizione degli usi locali, come la normalità del range di un quarto d’ora/mezzora di ritardo negli appuntamenti, la generosità dell’offrire assaggi di cibo da non rifiutare assolutamente, come vestirsi usando accessori di artigianato locale, e qualche lezione di lingua napoletana corredata da un divertente dizionario. Poi le Napoletane. Dalle famose alle creative. E le preziose indicazioni sulla sicurezza.
Come diceva Eduardo De Filippo

Essere superstizioni è da ignoranti, ma non esserlo porta male

La spiegazione dell’origine delle superstizioni più diffuse non poteva mancare, dal cappello sul letto, allo specchio rotto, alla spilla in regalo.
Ora fermiamoci e lasciamoci suggerire dove prendere un caffè, mangiare un babà, una sfogliatella, una buona pizza, i tanti piatti tipici come il ragù, la genovese, la frittata di maccheroni, il babà, la pasta, il pesce.

Rita Covello, Napoli al femminile, Milano, Morellini Editore, 2016, pp. 176

Buona Napoli a tutti.

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