“Dalì. Il sogno del classico”, l’ispirazione rinascimentale del genio visionario in mostra a Pisa

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Non è detto che un giorno, ridendo e scherzando, non verrò giudicato il Raffaello del mio tempo

Salvador Dalì


Centocinquanta opere al Palazzo Blu di Pisa raccontano fino al 5 febbraio l’importanza che l’Italia e il Rinascimento, in particolare Michelangelo, ebbero sull’artista, nell’esposizione “Dalì. Il sogno del classico”.

Salvador Dalì, artista che non ha bisogno di presentazioni.
Divo per eccellenza, surrealista non solo in sogni, incubi e trasformazioni liquide protagoniste delle sue opere, ma anche nella vita e nelle azioni.

 

 

Eccentrico per natura, megalomane e anarchico nell’anima, prima star del movimento surrealista e in seguito cacciato dall’onirica truppa bretoniana diventa egli stesso il Surrealismo, come da lui dichiarato.

“La differenza tra me e i surrealisti sta nel fatto che io sono surrealista”

Talento esoterico e visionario sempre fuori dagli schemi, le sue opere non dovevano essere capite né spiegate, la sua arte doveva rimanere nella sfera inconscia e irrazionale.

Tutta la sua opera è incentrata su una costante,

“Attività paranoico-critica: metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’associazione interpretativo – critica dei fenomeni deliranti”

 

Un talento formatosi grazie allo studio dei grandi maestri classici quali Raffaello e Perugino, Bramante e Palladio, Leonardo e infine in suo venerato Michelangelo, di cui ancora liceale aveva scritto con ardore.

Studi approfonditi grazie alla sua biblio-fototeca e ai numerosi Grand Tour in Italia assieme alla sua eterna musa e compagna di vita Gala.

La mostra allestita a Pisa insiste proprio su questo aspetto italiano-rinascimentale dell’artista attraverso l’esposizione di  150 opere prese in prestito dal Teatro Museo Dalì di Figueres, cittadina natale di Salvador Dalì, dal Dalì Museum di St. Petersburg in Florida e dai Musei Vaticani.

All’interno del percorso espositivo troviamo una sezione di oli poco conosciuti, quattro dei quali totalmente inediti:

  • Senza titolo. Mosè dalla tomba di Giulio II di Michelangelo
  • Senza titolo. Cristo dalla Pietà di Palestrina di Michelangelo
  • Senza titolo. Giuliano de’ Medici dalla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo
  • Senza titolo. Dal Ragazzo accovacciato di Michelangelo

tra le ultime creazioni degli anni ottanta.

Attraverso un approfondimento dell’ultima fase della carriera del genio riusciamo ad entrare in contatto col pensiero daliniano più peculiare, la ricerca dell’immortalità, ben dimostrata nei quattro dipinti che aprono la mostra:

  • La Trinità (Studio per Il concilio ecumenico), 1960
  • Paesaggio di Portlligat, 1950
  • Sant’Elena a Portlligat, 1956 circa
  • L’Angelo di Portlligat, 1952

dove la svolta mistica e religiosa nell’arte di Salvador Dalì era ormai evidente, legittimata anche dalla pubblicazione del testo Manifesto Mistico nel 1951.

Ma tutto ciò non impedisce a Dalì di ridiventare di tanto in tanto un po’ profano, approfondendo il misticismo attraverso il delirio erotico

“L’erotismo è una strada maestra dell’anima di Dio”

Oltre i dipinti sarà esposta in mostra l’intera serie di xilografie che illustrano la Divina Commedia, commissionatagli dal Ministro della Pubblica Istruzione nel 1950.

L’arista in due anni dipinse 102 acquarelli che vennero esposti prima a Roma poi a Venezia e successivamente a Milano, ma a causa delle pressioni politiche dell’opposizione, contraria a che uno spagnolo si occupasse d’illustrare il più grande capolavoro della letteratura italiana, il governo italiano decise però di recedere dalla commissione e Dalí indignato in segno di sfida raddoppiò il prezzo e offrì i diritti di riproduzione a Joseph Forêt che nel 1960 pubblicò 100 aquarelles pour la Divine Comédie de Dante Alighieri par Salvador Dalí.

Sempre sul filo conduttore rinascimentale della mostra troviamo un Dalì disegnatore, dopo averlo visto pittore, illustratore e intellettuale appassionato di letteratura,

attraverso 27 disegni e acquarelli che raccontano la leggendaria vita di Benvenuto Cellini, un altro artista poliedrico e multidisciplinare scelto a sua immagine e somiglianza.

Nelle sale di Palazzo Blu di Pisa viene quindi posto in evidenza un aspetto particolare della parabola surrealista daliniana, con dipinti, illustrazioni, disegni e acquarelli che raccontano di un enigmatico ed eccentrico Dalí in veste di esploratore e ammiratore del “sogno classico”.

“Inizia a disegnare e a dipingere come gli antichi maestri.Dopo potrai fare quello che vorrai: tutti ti rispetteranno”

 

Credits

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dell’Ambasciata di Spagna in Italia, della Regione Toscana e del Comune di Pisa, la mostra è organizzata dalla Fondazione Palazzo Blu insieme con MondoMostre, grazie alla collaborazione della Fundació Gala-Salvador Dalí e al contributo della Real Academia de España en Roma.

 

INFORMAZIONI:

“Dalì. Il sogno del classico”
BLU | Palazzo d’Arte e Cultura, Lungarno Gambacorti, 9 – Pisa


Orari
Lunedì – Venerdì: 10:00 – 19:00

Sabato – Domenica e festivi: 10:00 – 20:00
(La biglietteria chiude un’ora prima)

 

Per info e prenotazioni:
Tel.: +39 050 6160047


Biglietti:

Intero: 12,00 euro con audioguida
Ridotto e gruppi: 10,00 euro con audioguida
Ridotto: 5,00 euro universitari (solo Giovedì) con audioguida
Ridotto: 5,00 euro gruppi scuola
(Il biglietto consente l’accesso alle collezioni permanenti della Fondazione Pisa presso Palazzo Blu)

 

Fonti:
www.palazzoblu.org

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