Gli scatti ‘Senza confini’ di Steve McCurry in mostra a Napoli

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«Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse,
mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile».

 

Con l’intensità dei suoi occhi verdi ha abbagliato il mondo, divenendo simbolo di tutti i rifugiati e migranti della terra. E, quasi come un ammonimento, una triste cronaca della parabola che parla oggi di muri, respingimenti, pregiudizi e intolleranza, gli occhi di Sharbat Gula, la ragazza afghana che viveva nel campo profughi di Peshawar, oggi continuano a incarnare l’epopea di milioni di profughi costretti a lasciare le loro terre.

Di pochi giorni fa la notizia, battuta da agenzie e riportata dai media, del suo arresto per falsificazione di documenti, in un paese in cui oggi è in corso una campagna contro i profughi. Confermata dallo stesso autore di quella splendida fotografia che ha fatto riflettere il mondo: Steve McCurry, che commenta di persona la vicenda sulla sua pagina Facebook ufficiale, definendola violazione dei diritti umani e offrendo tutto il suo supporto per proteggere Sharbat e i suoi quattro bambini:

“…I am committed to doing anything and everything possible to provide legal and financial support for her and her family. I object to this action by the authorities in the strongest possible terms. She has suffered throughout her entire life, and her arrest is an egregious violation of her human rights” (Steve McCurry)

Ecco come la fotografia può raccontare il mondo. E mai come oggi il lavoro di fotogiornalista di Steve McCurry getta un faro sulla realtà del nostro tempo, parlando di popoli, culture, etnie che troppo spesso restano fuori dalle pagine dei giornali.

Fotografia che oggi trova posto a Napoli, al Palazzo della Arti, dove i capolavori del fotografo statunitense sono esposti nella mostra “Steve McCurry. Senza Confini”, fino al prossimo 12 febbraio.

Una rassegna carica di attualità, che oltre a presentare il nucleo essenziale del suo lavoro e alcune immagini non ancora pubblicate nei suoi libri, mette in luce l’impegno del reporter nei luoghi del mondo dove si accendono conflitti e si concentra la sofferenza di popolazioni costrette a fuggire dalle proprie terre. Quasi una missione, portata avanti fin dagli anni ’70.

Una narrazione per immagini dell’uomo nel mondo contemporaneo, del dolore, delle peculiarità, delle culture che arricchiscono il pianeta e dello sforzo per sopravvivere alle atrocità e alle ingiustizie. “Una lezione di fotografia e di umanità” secondo Nino Daniele, assessore alla Cultura del comune di Napoli.

Narrazione che si apre proprio con una serie di foto in bianco e nero scattate tra il ’79 e l’80, quando McCurry entra in Afghanistan al seguito dei mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica. Lo stesso Afghanistan da dove proviene Sharbat, fotografata nel campo profughi di Peshawar e divenuta icona mondiale, nonché suo ritratto più famoso, esposto insieme ad altri due scatti, uno dei quali realizzato da McCurry a distanza di 17 anni, dopo averla finalmente ritrovata, al termine di una lunga ricerca.

Bellezza e atrocità, poesia e guerra, colore e sfolgoranti primi piani di persone protagoniste della storia, senza saperlo. Il mondo immortalato in istantanee cariche di significato e di un interesse quasi messianico verso l’altro. Protagonista l’umanità tutta.

Dal mondo occidentale, di una New York stravolta dal crollo delle Torri Gemelle, alla guerra del Golfo. Dai conflitti in Afghanistan al Giappone post tsunami. Dai bambini soldato al dolore degli ospedali e dei campi profughi.

La mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura del comune di Napoli, da Palazzo delle Arti e organizzata da Civita e SudEst57, propone infine a tutti i visitatori una audioguida in cui McCurry racconta i suoi scatti in prima persona, con appassionanti testimonianze e alcuni filmati dedicati ai suoi viaggi, all’avventura della sua vita e della sua professione. La mostra partenopea arriva dopo il successo delle precedenti esposizioni allestite alla Venaria di Torino, ai musei di San Domenico di Forlì e al Castello Aragonese di Otranto, oltre alla mostra in corso alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

Immagini dure e realiste, empatiche partorite dal genio di uno dei fotografi più amati del nostro tempo, capace di catturare diversità, esperienze, emozioni nella loro interezza, gettando un alone di comprensione e curiosità su quella parte di mondo che non vediamo come nostro, ma del quale siamo tutti a nostro modo protagonisti, esattamente come i soggetti e i contesti da lui scelti.

 

Alziamo gli occhi dunque, e spalanchiamoli di fronte una realtà da cui non possiamo più esimerci. Ne siamo parte, volenti o nolenti. Il mondo di Sharbat, dei bambini di Beirut che giocano sullo scheletro di un cannone, dei campi rifugiati, dei combattenti del Nuristan, del bambino soldato di Kabul, è anche il nostro mondo. E’ questo il monito.

Una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea, ha fermato nel tempo istanti di vita dei popoli e delle classi sociali più disparate. Unempatia che gli ha permesso di travestirsi nel ’79 e stare al fianco dei Mujahidin per settimane, di entrare in Afganistan proprio mentre l’unione sovietica chiudeva le porte ai giornalisti, regalando così al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando un volto umano ad ogni singolo titolo di giornale.

Da allora più nulla lo ha fermato. McCurry ha continuato a scattare foto da ogni angolo di tutti e sei i continenti, raccontando di conflitti, culture, popoli che stanno scomparendo, tradizioni antiche, focalizzando sempre l’attenzione sull’elemento umano. Il ritratto della ragazza afghana ne è la prova schiacciante.

A carico di Sharbat Gula è prevista un’udienza della Corte di Peshawar per il 1° novembre. I continui aggiornamenti postati dal fotografo auspicano la liberazione della ragazza, divenuta negli anni donna, e madre coraggiosa alla ricerca di un futuro per sé e i suoi bambini. Coraggio che nei suoi occhi verdi lo scatto di McCurry hanno saputo cogliere alla perfezione.

 

Info utili:

Mostra: STEVE MCCURRY. Senza confini
Luogo: Pan_Palazzo Arti Napoli – Via dei Mille 60
Date: 28 ottobre 2016 – 12 febbraio 2017
Orari: Tutti i giorni, escluso il martedì, dalle ore 9,30 alle ore 19,30.
Apertura straordinaria martedì 1 novembre dalle 9.30 alle 19.30
La domenica dalle ore 9,30 alle 14,30
Domenica 30 ottobre e domenica 6 novembre apertura dalle ore 9,30 alle ore 19,30
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti
Intero € 11,00 (comprensivo di audioguida)
Ridotto € 10,00 per gruppi di almeno 12 visitatori e titolari di convenzioni appositamente attivate (comprensivo di audioguida)
Ridotto speciale € 5,00 per scuole e giovani fino a 26 anni (comprensivo di audioguida)
Gratuito per minori di 6 anni, 2 accompagnatori per classe e accompagnatore di disabili
Per la prenotazione dell’ingresso è prevista una tariffa di € 1,00 a persona

Sito: www.mostrastevemccurry.it

 

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