‘Il Mondo che non c’era’, l’arte precolombiana in mostra a Rovereto

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“Queste cose son più belle che delle meraviglie […]. Nella mia vita non ho mai visto cose che mi riempissero di gioia come questi oggetti”. (Albrecht Dürer, nel 1520, davanti ad alcuni oggetti d’arte precolombiana)

Una rivoluzione, cominciata con l’arrivo di qualche oggetto in oro, frutti e piante e poche decine di ‘selvaggi’. Eppure mai scoperta fu così epocale da portare alla luce una dimensione parallela. Un continente culla di civiltà che per millenni ci hanno affiancato costruendo imperi, senza che noi lo sapessimo: Le Indie.

‘Il mondo che non c’era’, è questa la mostra che, dopo il grande successo di Firenze, regala oggi al pubblico di Rovereto uno spaccato di civiltà precolombiane. Grandi capolavori esposti nelle sale del Museo Civico di Rovereto fino al prossimo 6 gennaio.

Testimonianze tra le più belle dei simboli e dell’arte precolombiana, che ci raccontano oggi gli albori, gli splendori e i tratti dei popoli della Mesoamerica e America del Sud.

Opere d’arte e oggetti giunti da lontane terre, come le maschere in pietra di Teotihucan e un nucleo di vasi Maya d’epoca classica con decorazioni e iscrizioni, preziose fonti d’informazione sulla civiltà e sulla scrittura Maya.

Oltre 200 capolavori, provenienti dalla Collezione Ligabue, molti esposti per la prima volta, a rappresentare la vita e i costumi delle popolazioni millenarie che abitarono il Messico, l’Honduras, il Guatemala,il Belize, El Salvador e il territorio di Panama. E le civiltà che popolarono le Ande, con i territori di Cile, Perù, Colombia, Equador, fino alla Bolivia e all’Argentina.

Civiltà come

• gli Olmechi,
• i Maya,
• gli Aztechi,
• i Coclé,
• i Chavin,
• i Tiahunanaco,
• i Moche
• gli Inca,

padroni di terre che Amerigo Vespucci chiamò ‘Mundus Novus’, quel continente che in suo onore divenne poi America. Ma non per questo iniziò in quel momento ad esistere.

Figurine antropomorfe di ceramica cava provenienti da necropoli danno il via alla mostra, testimoni della cultura Tlalica e Olmeca (dal 1200 al 400 circa a.C.). Quelle figure femminili con deformazione cranica ed elaborate acconciature che tanto affascinarono Diego Rivera e la moglie Frida Kahlo, oltre a molti pittori surrealisti.

Cultura Olmeca famosa per le statuine di donne nude, coppie e danzatori dai corpi modellati e i giocatori della palla. Forme semplici e realistiche, ma molto misteriose. Talmente tanto da suggestionare artisti come André Breton e lo scrittore Henry Moore, che diventarono poi collezionisti di questi oggetti in pietra.

A parlarci della vita quotidiana e religione dei Chupicuaro arrivano poi le ceramiche a forma di granchio, armadillo, cane e rospo che formavano il viatico funebre delle loro tombe a pozzo, tra il 300 avanti Cristo e il 250 dopo Cristo. Cultura conosciuta per le statuette policrome di ceramica cava, tra cui

la grande Venere con le mani congiunte sul ventre e gli occhi aperti a mandorla.

E spiccano testimonianze dalla ‘Città in cui si fanno gli Dei’ – Teotihuacan – il primo centro urbano del Messico Centrale, abitato da abili tagliatori di pietra, come:

• l’arte lapidea stilizzata e quasi geometrica,
• le maschere di Teotihuacan, concepite con il volto a forma di triangolo rovesciato, fronte naso larghi, labbra spesse e marcate sopracciglia

La grande civiltà Maya, giunta nel 2000 avanti Cristo e stanziatasi nell’area tra il Messico (Yucatan) e Guatemala, viene raccontata in mostra da

oggetti, piatti, sculture, stele raffiguranti i sacerdoti, le divinità, gli animali addomesticati come i tacchini, i nobili adornati con bellissimi gioielli, come la collana di giada esposta; i vasi Maya d’epoca classica, decorati e ricchi di d’informazioni sulla cultura e scrittura di questo grande impero. Tra il vasellame in mostra:

Le divinità dell’inframondo
• I giocatori della palla
• I signori cervidi e i signori avvoltoi
• Il drago celeste
• Il dio K’awiil
• I giovani signori dai copricapi piumati

Grande e florida civiltà furono poi gli Aztechi, quella più vicina al contatto con gli Spagnoli, stabiliti nella regione mesoamericana tra il XIV e il XVI secolo. Di loro ci raccontano sculture in pietra, provenienti dal Messico, una delle quali raffigurante

Chicomecoatl (Sette Serpenti), la Dea del mais, con il copricapo formato da un’armatura di canne ricoperta di carta e corda e inquadrata da rosette di carta

Tutti i popoli stanziati poi nel Sud America hanno lasciato in eredità oggetti e capolavori che oggi ne delineano i contorni:

dalla prime ceramiche delle Veneri dell’Equador agli oggetti degli Inca; dal mondo dell’antico Chavin ai tessuti e vasi della regione di Nazca, fino all’affascinante città Moche.

Sarà poi l’Oro dei Tairona a spingere nelle Ande avventurieri spagnoli alla ricerca dell’El Dorado. Eccolo il motore di conquista, che farà partire dall’Europa galeoni conquistatori che in pochi decenni annichilirono e annientarono le grandi civiltà.

“L’America sorprende, poi viene dimenticata, rapidamente. Quello che accadrà in pochi decenni, dal 1492, è l’annientamento delle antiche culture precolombiane, aztechi, inca e taïno. Avvenimento che non ha analogie nella storia ed è un fatto ampiamente documentato. I cinque secoli e poco più che ci separano dai viaggi di Colombo e degli altri esploratori, anche per questo motivo, non sono bastati ad una parte dell’Occidente per capire appieno civiltà, storia, arti di quel mondo che non c’era” – spiega Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue – che con la mostra di Rovereto cerca di raccontare e svelare le storie di un continente lontano che ci ha affiancato per millenni, senza farsi conoscere”.

Occidente troppo distratto dalla sua forma mentis ‘Oriente-Grecia-Roma’ centrica, per potersi accorgere della meraviglia artistica lasciata ai posteri da questi grandi imperi, che hanno saputo comunicare con glifi scolpiti, dipinti, cordicelle annodate, rivelando capolavori di idraulica e usando le loro energie per mettersi in dialogo con ambiente e aldilà.

Manufatti apprezzati finalmente con l’arrivo della grandi avanguardie artistiche occidentali.

Henry Moore, Frank Lloyd Wright, Diego Rivera, che traccia con Frida Kahlo nei suoi murales il volto di un Messico moderno ispirato all’epoca precolombiana. Sono i primi decenni del XX secolo, i tempi del viaggio di André Breton in Messico, delle prime esposizioni a New York ed a Parigi. E crescono i nomi degli artisti che si ispirano a quell’arte come Jacob Epstein e Paul Klee, che ne diventano fedeli eredi e divulgatori. I primi collezionisti europei cominciano a raccogliere opere d’arte precolombiana a partire dagli anni Venti; e i musei li seguono poco dopo.

Cinque secoli ci sono voluti per restituire alle grandi civiltà meso e sudamericane il loro posto nel mondo. Stessa ambizione della mostra promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, ente creato in onore di uno dei più grandi paleontologi, appassionati di archeologia, esploratore e grande collezionista, scomparso nel 2015. Più di 130 spedizioni in tutti i continenti e importanti ritrovamenti che oggi arricchiscono collezioni museali in tutti i paesi, oltre a una grande collezione privata, arricchita negli anni dallo studioso.

Parte di quella collezione, di proprietà della Fondazione, oggi si trova nelle sale del Museo Civico di Rovereto, a disposizione di chiunque voglia osservare l’America sotto una diversa lente, riscoprendo le meravigliose testimonianze del Mondo che non c’era.

 

Info utili:

Titolo
Il Mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue

Sede
Palazzo Alberti Poja
Corso Angelo Bettini, 41
Periodo
1 ottobre 2016 – 6 gennaio 2017

Orari mostra
Da Martedì a Domenica: 9.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00
Chiuso: tutti i lunedi, 1 novembre, 25 dicembre e 1 gennaio

Biglietti
Intero: 5 euro
Ridotto: 3 euro
da 6 a 18 anni, oltre 60 anni, disabili, gruppi
Visite guidate: 5 euro a persona
minimo 10 persone, su prenotazione
Scuole: 2 euro a studente solo ingresso
Gratuito: fino a 5 anni e abbonati Fondazione Museo Civico di Rovereto

Informazioni e Prenotazioni
Fondazione Museo Civico di Rovereto
tel 0464 452800
fax 0464 439487
www.fondazionemcr.it
biglietteria@fondazionemcr.it

Sito web Mostra
www.ilmondochenoncera.it

 

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