All Blacks: l’effetto calamita del turismo sportivo

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Siamo a novembre, e i test match che vedranno giocare la Nazionale italiana di rugby contro Nuova Zelanda, Sudafrica e Tonga – rispettivamente 12, 19, e 26 – si avvicinano.

Il rugby in Italia, da sempre annovera un numero di tifosi minore rispetto al calcio, ma questo dato non incide minimamente sul calore con cui gli spettatori partecipano il match: i colori delle squadre si trasferiscono sui volti di chi assiste la partita dagli spalti – sullo stile della battaglia di Stirling Bridge – con l’immancabile birra in mano, tra parrucche e cappelli.
Sarà per l’effetto nazionale, ma questo sport – chi lo segue dal vivo lo sa – regala emozioni potenti.
Perché il rugby, “sport da bestie giocato da gentiluomini”, è lo spirito di squadra fatto a gioco, e questo la tifoseria lo percepisce.

Non a caso sono sempre di più i turisti, in particolare le famiglie, che, organizzando un viaggio, sono felici di inserirvi una parentesi rugbistica – se ne hanno l’occasione – anche se non sono particolarmente appassionati di questo sport o se impiegano tutto il primo tempo a ripassare le regole del gioco.
Questo a prova del fatto che una partita di rugby è più che una partita: è intrattenimento, è partecipazione, è adrenalina pura.

Ormai ci siamo quasi: 12 novembre, Stadio Olimpico di Roma, la prima e più temuta prova è alle porte.

Mancano pochi giorni all’attesissimo test match tra l’Italia e gli All Blacks della Nuova Zelanda, i fuoriclasse del mondo ovale, che da anni intonano la Ka Make in cima alle graduatorie mondiali.
Con le ultime vittorie, i neri neozelandesi hanno riconfermato il primato per il maggiore numero di vittorie consecutive nei test match internazionali; hanno da poco schiantato a Durban i sudafricani Springboks per 57 – 15, nove volte in meta, in una dimostrazione di superiorità schiacciante.

Quasi illegali.

Non è rugby, è di più: essere All Black è una filosofia di vita a tutti gli effetti, da seguire nella vita privata come sul campo.
Una disciplina che affascina tutti gli sportivi del mondo: dal capitano che, anche se fuori squadra, assiste i compagni portandogli l’acqua, alla squadra che, a turno, si occupa di pulire gli spogliatoi dopo l’allenamento.

Le performance sul campo fanno il resto, dato che, come propriamente detto dall’ex rugbista e giornalista britannico Scott Quinnellgiocano a un’altra velocità e a un’altra potenza.

Il gioco della Nuova Zelanda genera una sorta di energia speciale che il pubblico percepisce dagli spalti e che si traduce in ammirazione, per quanto il 12 febbraio, nei cuori degli italiani non ci sarà spazio per un colore che non sia l’azzurro.

 

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