Dalla ‘liberazione’ parigina al ritorno in Italia: Ardengo Soffici in mostra agli Uffizi

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Ogni vero artista, per creare efficacemente, ha bisogno di credersi più grande di tutti i suoi compagni viventi. Ma non deve dirlo. Neanche a se stesso (A. Soffici)

Aspro, polemico, pungente, deciso a fuggire la provincia per poi farne sontuosamente ritorno, segnando un profondo spartiacque tra due epoche, quella delle avanguardie europee e quella del ‘ritorno all’ordine’. È questo l’Ardengo Soffici che si è scelto di rappresentare alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il Soffici dei ‘massacri’, con le sue arcigne stroncature, e delle ‘scoperte’, con i suoi proclami osannanti a Cézanne e Picasso, che l’intellettuale toscano enuncia pubblicamente nel saggio da cui la mostra prende il titolo: “Scoperte e Massacri”.

Un’esposizione che mette in luce, fino al prossimo 8 gennaio, le molte facce della figura di Soffici:

Pittore
Scultore
Critico d’arte
Polemista
Interventista

puntando l’attenzione sugli anni che lo hanno visto protagonista dell’aggiornamento della cultura figurativa italiana, grazie alla sua attività di critico impegnato a stroncare la ‘bella pittura’ trionfante nei salotti borghesi e nelle recensioni delle Biennali Veneziane, per abbracciare la liberazione dell’arte. In primis con i grandi impressionisti.

Proprio l’antiaccademico movimento francese dell’en plein air arriva in Italia grazie a lui, che si fa promotore nel 1910 dell’organizzazione della Prima esposizione italiana dell’impressionismo francese e delle sculture di Medardo Rosso. Ricorrendo a mercanti parigini e illuminati fiorentini, Soffici presenta in Italia per l’occasione le opere dello scultore Medardo Rosso – di cui si vede in mostra lEcce puer – e delle colonne portanti impressioniste: Pissarro, Renoir, Degas, Gauguin, Van Gogh e Cézanne.

Una mostra che guida il pubblico lungo tutto il percorso umano e artistico del critico, partendo da un autoristratto di Soffici donato agli Uffizi dai suoi eredi e dalla rievocazione della Festa dell’Arte e dei Fiori (18 dicembre 1896 – 31 marzo 1897), evento decisivo per l’intera cultura fiorentina, nata sotto l’ala protettiva del mito di Botticelli. Qui l’allora adolescente Soffici resta folgorato da Segantini, esposto in mostra con ‘L’Angelo della vita’.

Il 1900 segna per Soffici l’inizio del periodo parigino. Si rifugia nella capitale francese per fuggire dal provincialismo di Rignano sull’Arno, alla ricerca della liberazione, dell’avventura e della modernità più smodata. Qui si lascia ispirare dal simbolismo di Puvis de Chavannes e Maurice Denis, come testimoniato dal ‘Bagno’, l’unico pannello decorativo sopravvissuto tra quelli realizzati tra il 1905 e il 1906 per il Grand Hotel delle Terme di Roncegno.

Ma dal 1904 la sua fascinazione va tutta in direzione degli Impressionisti e Postimpressionisti, con la scoperta illuminante delle opere di Paul Cézanne e Medardo Rosso (che porterà in Italia nella sua esposizione). A Cézanne dedica un saggio in cui il pittore viene visto come il superatore dell’impressionismo e precursore di Picasso, come attesta il dipinto ‘Paesaggio’, del 1985-87.

E la sua liberazione continua ammirando i dipinti di Courbet – di cui si espone in mostra ‘Il ponte dell’Asino’ – e Renoir. Fino a galoppare, negli anni 1910-11, sulla scia parigina alla volta di Picasso e George Braque – di cui sono esposti in mostra rispettivamente ‘Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc’ e ‘Natura morta con chitarra‘.

Altro grande precursore della modernità, secondo Soffici, è il simbolo del rinascimento spagnolo El Greco, presentato come pittore capace di fuggire dalla piovra del Rinascimento Italiano per abbracciare il sentiero dell’antiaccademica modernità.

Cosa che non hanno saputo fare invece Michelangelo e Raffaello, i due grandi ‘massacri’ perpetrati da Soffici, che stronca i due geni dell’arte italiana nel suo saggio, con parole fervide e pungenti, allo stesso modo in cui massacra i futuristi, di cui egli stesso è stato temporaneamente parte assieme al collega Papini.

Punto focale della mostra, promossa da ministero dei Beni culturali e Gallerie degli Uffizi e curata da Vincenzo Farinella e Nadia Marchioni, è proprio la ricostruzione, per la prima volta, della ‘stanza dei manichini’ nella casa di Papini a Bulciano, per cui Soffici ha ideato dissacranti pannelli murali decorativi (1914).

Che dire, l’epopea artistica di Soffici non si ferma e continua come un fiume in piena. Si stacca dal movimento futurista nel 1914, in polemica con Boccioni e con la cerchia di Marinetti. Fonda un gruppo autonomo fiorentino e, fervido interventista ammiratore del fascismo, parte al fronte come volontario.

Da qui la drammatica cesura psicologica e culturale nella vita di Soffici. Finita la guerra, si presenta al mondo come ‘un altro uomo’, un intellettuale trasformato. Mette da parte le provocazioni e le sovversioni avanguardiste per dare vita a una nuova ricostruzione di valori del linguaggio figurativo.

E questo il momento che vede l’artista produrre alcuni dei suoi più maturi capolavori, tra cui la sequenza di nature morte realizzate nel 1919 (Ardengo Soffici, Mele e calice di vino, 1919, collezione privata), in contatto con quel nuovo clima culturale che trova nella rivista “Valori Plastici”, fondata da Mario Broglio, la sua più compiuta espressione.

 

Info utili:

TITOLO
Scoperte e massacri
Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze

SEDE
Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi

PERIODO
27 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

ORARIO
martedì – domenica ore 8.15 – 18.50; la biglietteria chiude alle 18.05
Chiuso il lunedì

PREZZO BIGLIETTO
intero: € 12.50; ridotto: € 6.25

SERVIZIO VISITE GUIDATE
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383
e-mail firenzemusei@operalaboratori.com

SITO WEB
www.gallerieuffizimostre.it

 

Fonte: Civita

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