Prospettiva Otto presenta: Rome, the city of the world

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Lo scopo del progetto collettivo “Rome, the city of the world” è quello di studiare e catalogare con arguzia e ironia un particolare tipo di viaggiatore: l’homo turisticus.
Questa specie, resa materia di studio dall’antropologia turistica, appartiene ad una particolare tipologia umana: “il viaggiatore di massa” a cui è ricollegabile un folto immaginario iconografico.

Il turismo nella sua dimensione di costume e consumo è perfettamente incastonato dentro una Roma sfocata, messa in secondo piano e volutamente frammentata. I suoi dettagli hanno rilevanza nella composizione dell’immagine, ma non come connotazione documentaristica, non per illustrare le sue grandezze e la sua storia, ma in dialogo con il soggetto di questo progetto collettivo: l’homo turisticus.

Il turismo massificato ormai è una sorta di state of mind, un approccio al viaggio.

Roma è il suo scenario, e si avverte quasi un divertente stridio nel guardare queste immagini, nel percepire il voluto contrasto tra l’elemento “uomo-selfie” e la Roma con le sue architetture monumentali e i suoi colonnati “berniniani”. Il turista viene scandagliato e posto sotto l’ingranditore, per farne uscire un’attenta parodia ed enfatizzazione; è una realtà commercializzata la sua, che vive per le strade della Città Eterna, nelle sue piazze, davanti ai suoi monumenti, in una città che porta nel taschino attraverso la sua riproduzione fotografica e i gadget che la rappresentano.

Duccio Canestrini, antropologo e ideatore dell’espressione homo turisticus, racconta un illuminante aneddoto per delinearne l’essenza: “durante un viaggio a carattere etnografico per il mensile Airone, di cui ero inviato negli anni ottanta, a Canaima (Venezuela), assistetti a una scena particolare. Stavo conversando con un indio quando vidi comparire un pulmino di turisti. L’indio corse nella sua capanna, si tolse i jeans e si mise un perizoma, per poi farsi fotografare dalla comitiva. Quando i turisti se ne andarono, si rimise i jeans senza battere ciglio, chiedendomi: «Cosa stavamo dicendo?». Capii allora che la tribù da studiare erano i turisti e i loro riti quotidiani”.

La mostra resterà allestita dal 17 novembre al 19 novembre con i seguenti orari:

All’Unar di Roma, via Aldrovandi 16

Giovedì 17 novembre – Inaugurazione dalle h. 19 alle h. 21

Venerdì 18 novembre –   9/13 – 15/19,30

Sabato 19 novembre dalle h. 16 alle h. 19

Fonti: prospettivaotto.it

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