Roma. Il mistero della Porta alchemica a Piazza Vittorio.

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Piazza Vittorio Emanuele II nasconde uno dei tanti misteri di Roma, la Porta Alchemica, conosciuta anche con il nome di Porta Magica.

Risalente al 1680, è l’unica porta rimasta delle cinque di Villa Palombara, costruita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino, non lontana dall’odierna Piazza Vittorio.

La porta era l’ingresso al laboratorio alchemico della villa. La sua posizione originaria si trovava a circa 50 metri dall’incrocio di Via Carlo Alberto e Via San Vito, ma nel 1873 è stata smontata e ricostruita all’interno dei giardini di Piazza Vittorio, nell’angolo settentrionale, dove sono state aggiunte le due statue del dio Bes, che appartenevano originariamente ai giardini del Palazzo del Qurinale.

La storia

Proprietario della villa era il marchese Palombara, appassionato di alchimia, interesse che condivideva con la regina Cristina di Svezia discepola di Cartesio.
La regina possedeva uno dei più importanti laboratori di alchimia, fondò un’Accademia con sede a Palazzo Riaro, oggi chiamato Palazzo Corsini. All’Accademia furon associati nomi importanti di alchimisti e astronomi, tra cui  quello del medico esoterista Giuseppe Francesco Borri.

Nel 1659 il medico Borri fu accusato di eresia e nel 1671 fu arrestato a Roma, e recluso nelle carceri di Castel Sant’Angelo. Uscito di prigione nel 1677, il marchese Palombara, suo vecchio amico, lo ospitò nella villa dove il medico potè continuare indisturbato i suoi studi sull’alchimia e sugli enigmi.  E proprio quegli studi portarono i simboli alchemici a essere rappresentati  sulla porta magica.
Nel 1691 Borri fu nuovamente arrestato e morì quattro anni dopo.

Circostanza ancora più misteriosa è quella che lega il Borri al Conte di San Germano, famoso alchimista passato alla storia per aver trovato il segreto dell’elisir di lunga vita.
Mettendo a confronto il ritratto del Conte di San Germano con quello di Francesco Borri, sembra di vedere la stessa persona, pur essendo vissuti a un secolo di distanza l’uno dall’altro.

La leggenda

Molte storie si legano all’origine della Porta magica, realizzata presumibilmente nel 1680, quale  simbolo della riuscita di un esperimento di trasmutazioneeffettuato nel laboratorio di Palazzo Riario.

Secondo una leggenda del 1802 narrata da Francesco Girolamo Cancellieri, un pellegrino –Francesco Borri– era stato ospitato per una notte nella villa e mentre cercava nei giardini una misteriosa erba capace di produrre oro, sparì attraverso la porta, lasciando dietro di sé alcune pagliuzze d’oro -come prova dell’avvenuta trasmutazione- e un manoscritto ricco di enigmi e simboli magici, che si pensava contenessero il segreto della pietra filosofale.

Per volere del Marchese Palombara i simboli magici contenuti nel manoscritto furono fatti incidere sulle cinque porte della Villa, nella speranza di riuscire a trovare chi sapesse decifrarli.
Si pensa, per diverse circostanze storiche, che le scritte siano attribuibili al manoscritto Voynich, considerato il libro più misterioso del mondo.

Curiosità:

L’iscrizione che si trova sulla porta  ‘si sedes non is’ è  composta da 2 termini bifronte+ e da 2 palidromi*
Il palindromo era una figura retoricacara agli alchimisti perchè con le stesse lettere si può affermare una cosa e il suo contrario: coincidentia oppositorum.

Si sedes non is (se siedi non vai) letta al contrario diventa Si non sedes is (se non siedi vai)

A voi la soluzione dell’enigma….

*Il palindromo è una figura retorica secondo cui i termini possono letti da dx a sin e da sin a dx non cambiano

+Il bifronte è un termine contenente le stesse vocali e/o consonanti che cambia significato invertendo il senso di lettura.

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