“Forse non tutti sanno che in Italia…”, aneddoti e curiosità rivelano il volto nascosto dello stivale

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Sapevate che Pascoli, una delle voci più poetiche della letteratura novecentesca, nutriva un odio profondo per Bologna e che era un assiduo frequentatore di bordelli? E che a Milano esiste ancora la vigna di Leonardo da Vinci, figlio di vignaioli e grande appassionato di nettare degli dei? E poi a Imperia c’è la dimora di Grock, il più grande clown della storia, che dalla città ligure rimase colpito grazie a una visita in villeggiatura ai suoceri, e lì decise di metter su casa. Anzi villa.

Quanti scorci di storia, aneddoti, segreti i mille angoli del nostro paese nasconde. Curiosità e racconti raccolti nella guida “Forse non tutti sanno che in Italia…” pensata e scritta da Isa Grassano, giornalista già autrice di “Colazioni da Tiffany” e “101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita”.

LItalia è bella in ogni suo angolo, è cultura, fascino, viaggi, regno di tradizioni e cuore dell’artigianato. Panacea di chicche nascoste e pronte solo a essere scoperte dalle menti più voraci e curiose. Ogni borgo, ogni città, ogni regione, ogni edificio può raccontarci storie. Di personaggi bizzarri, di manie e vizi, di momenti di vita, di tradizioni e misteri.

150 capitoli, suddivisi per regioni, da sfogliare alla ricerca di aneddoti e curiosità. E sono solo alcuni rispetto al mondo segreto che lo stivale cela e protegge sotto il suo velo.

Accanto ai classici tour, alle informazioni conosciute ai più, uno sguardo attento può captare peculiarità e lasciarsi affascinare da un volto dell’Italia che prima non si conosceva e che si finirà per amare follemente.

Nella bella Lucca per esempio, lungo l’itinerario medievale che comprende le famose torri, non tutti sanno che il meccanismo che regola l’orologio della celebre torre è ancora a carica manuale.

Nel 1390 il primo meccanismo collocato scandiva le ore con rintocco di campana e nel 1792 fu commissionata all’orologiaio ginevrino Louis Simon la costruzione di un meccanismo moderno. Lo fece con l’aiuto del lucchese Sigismondo Caturegli. Ancora oggi, salendo i 207 gradini in legno, lo si può osservare con la sua carica manuale. Uno degli esempi più interessanti ancora funzionanti in Europa.

In pochissimi sanno anche che Bologna (la città felsinea) è una città d’acqua. A questo elemento naturale deve infatti il suo sviluppo e la sua ricchezza. Oggi assaggiamo tortellini, passeggiamo sotto i portici, ma non ci rendiamo conto che sotto essi scorrono sessanta chilometri di canali.

Un dedalo di cunicoli, corsi d’acqua sotterranei, oggi interrati, che sono stati per la Dotta energia essenziale per alimentare le attività manifatturiere e commerciali, i mulini, le macine, i filatoi e le centinai di opifici che producevano le sete. Un reticolato sistema idrico, rintracciabile nella toponomastica. Ancora oggi passando per via Piella, nei pressi di via Augusto Righi e Indipendenza, si trova una finestrella, all’interno della quale sbirciando si può ancora vedere uno di questi canali, quello delle Moline.

E poi la vigna a forma rettangolare di Leonardo da Vinci in quel di Milano, nella Casa degli Atellani, che allora abitava e oggi aperta e divenuta museo. Quella che Ludovico il Moro, duca di Milano, regalò al padre della Gioconda nel 1498 e che il grande umanista difese con tutto se stesso e mantenne, per dividerla in due lotti e lasciarla, secondo testamento, in eredità al suo allievo Salaì e al fedele servitore Giovanbattista Villani.

Caduta per secoli nell’oblio, acquistata nel 1919 da Ettore Conti e colpita dai bombardamenti del ’43 che distrussero una parte del vigneto. Questa la sorte del luogo, finché nel 2015 la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari hanno finanziato lavori di ricerca, riportando in vita questo straordinario luogo. Fino alla rinascita della malvasia di Candia Aromatica, il vitigno coltivato fin dal 1500 che oggi ha in parte restituito ragion d’esistenza, oltre che d’appartenenza, alla vigna di Leonardo.

Eccoli alcuni esempi del racconto di Isa, giornalista appassionata di viaggi che con il suo lavoro cerca di restituire uno spaccato dello stivale inedito. Un viaggio da Nord a Sud sulle tracce di piccoli e grandi tesori nascosti. Un orizzonte che invita a non galleggiare sulla superficie conosciuta, ma a ergersi ad impavidi esploratori di un Paese che le storie le ha tutti lì, conservate nel cuore più profondo, pronte solo a essere scoperte. E perché no, tramandate.

 

Info

Isa Grassano, “Forse non tutti sanno che in Italia…”, Roma, Newton Compton, 2016, p. 544, prezzo euro 12,00

 

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