Gossip dal passato: Lucrezia Borgia tra mito e storia

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Penso che se io morissi | e che con i miei mali finisse | il desiderio | un amore così grande si spegnerebbe | e il mondo intero rimarrebbe | senza amore.

Lucrezia Borgia a Pietro Bembo

Lucrezia Borgia, la signora più chiacchierata del Rinascimento, fu direttamente e indirettamente protagonista della scena politica dell’epoca e figlia di uno degli uomini più potenti a cui l’Italia sia mai stata – in buona parte – assoggettata: Rodrigo Borgia, Papa Alessandro VI; nonchè sorella degli avidi e dissoluti Giovanni e Cesare, e del più debole Goffredo.

Fu proprio la sua appartenenza a questa famiglia di origine spagnola, ambiziosa e senza scrupoli, ad aver siglato ai posteri la sua fama di donna intrigante e amorale.
Molti storici hanno revisionato l’immagine di Lucrezia Borgia, riproponendo la sua reputazione e descrivendola come una vittima dei giochi di potere della sua famiglia.

Come spesso accade, la verità sta nel mezzo, e la vita burrascosa della figlia adorata da Rodrigo ne è la dimostrazione: tra lussi e corti piene di fasto, le città d’arte dove Lucrezia è vissuta sono state anche teatro di tragedie che l’hanno personalmente coinvolta.

Il primo matrimonio – dopo due trattative fallite – fu con Giovanni Sforza, nipote di Ludovico il Moro e signore di Pesaro.
Gli Sforza, soprattutto nella figura di Ludovico il Moro, rappresentavano un’importante alleanza per il Papa, che temeva un’invasione francese ad opera del re Carlo VIII.

Nonostante le nozze tra Lucrezia e Giovanni furono combinate e celebrate, Rodrigo pretese che per i cinque mesi successivi alla cerimonia la sposa rimanesse illibata.

Un riguardo nei confronti della giovane età di Lucrezia?

Figuriamoci, piuttosto un tipico espediente “alla Borgia” per riservarsi la possibilità di far annullare il matrimonio in favore di qualche alleanza ancora più prestigiosa.
Una manovra che, quattro anni più tardi, si rivelò fatale per la reputazione della figlia del Papa.

Palazzo Ducale di Pesaro

Palazzo Ducale di Pesaro

Il casus belli fu il matrimonio tra Goffredo, fratello minore di Lucrezia, e Sancha d’Aragona, figlia di Alfonso II Re di Napoli.
Il Papa volle instaurare un legame di alleanza con la Francia,
a cui impedì di marciare sul regno aragonese con abili manovre diplomatiche.

Gli Sforza non servivano più, e Borgia agì con prontezza: face firmare a Giovanni Sforza – non senza fatica – una dichiarazione d’impotenza, in modo da annullare il matrimonio e poter dichiarare Lucrezia virgo intacta.

Giovanni, in tutta risposta, mise in giro la voce che il Papa e sua figlia erano protagonisti di uno scandaloso incesto.
Ecco qui il motivo del pettegolezzo più ardito dell’epoca, la presunta relazione tra Borgia padre e figlia.

Ma le voci sulla condotta della giovane donna avevano appena cominciato a girare, pare infatti che, dopo un periodo di reclusione nel convento di San Sisto, Lucrezia ebbe una relazione con il servitore spagnolo Pedro Calderòn – detto Perrotto – da cui ebbe anche un figlio.

Probabilmente non è un caso che l’uomo fu ritrovato nel Tevere assieme ad un’ancella di Lucrezia, Pantasilea.

La stagione dei grandi amori per Lucrezia Borgia doveva ancora arrivare: fu infatti data in sposa al bellissimo Alfonso d’Aragona, Duca di Bisceglie e fratello della cognata Sancha.

Lucrezia trascorse i mesi seguenti in stato di grazia per poi prendere coscienza del fatto che, per i rampolli delle famiglie potenti, la natura della felicità è spesso transitoria.

Fu il matrimonio del fratello Cesare con la principessa francese Charlotte d’Albret il problema, perché l’alleanza del Papa con la Francia di Luigi XII prevedeva la conquista di Milano e Napoli da parte dell’Orleans.

Alfonso si rifugiò a Gennazzano, cercando di fare in modo che Lucrezia – incinta di sei mesi – lo raggiungesse.

Per impedire la riunione dei suoi figli con i rispettivi consorti aragonesi, Alessandro VI mandò Lucrezia insieme al fratello Goffredo – marito di Sancha – a Spoleto perché bloccassero eventuali contatti e aiuti tre le truppe di Milano e Napoli, ma poi permise che Alfonso raggiungesse la moglie.

Rocca Albornoziana di Spoleto

Rocca Albornoziana di Spoleto

Fu Cesare, quando capì che aveva dalla sua Venezia e la Francia, ma non la Spagna e Napoli, che fece assassinare il duca di Bisceglie.
Lucrezia e Sancha avevano intuito il pericolo che minacciava Alfonso e cercarono di proteggerlo, ma furono allontanate con l’inganno.

Questo episodio segnò la fine della fedeltà incondizionata di Lucrezia alla sua famiglia, come provano i carteggi con il fidato maggiordomo che la intrattennero nel periodo di lutto trascorso a Nepi: dalle missive è palese che la donna cercasse di ottenere informazioni sulle trame del Vaticano.

Nel 1501, Lucrezia Borgia, richiamata a Roma, fu data in sposa a un altro Alfonso, questa volta figlio del duca Ercole D’Este.

La corte estense di Ferrara è ricordata come una delle più ricche ed eleganti del Rinascimento italiano, nonché centro intellettuale tra i più effervescenti dell’epoca.

Castello Estense di Ferrara

Castello Estense di Ferrara

Lucrezia ne divenne l’astro, ma non immediatamente: per fare in modo che Ercole acconsentisse al matrimonio del figlio, Rodrigo Borgia ricattò il Re di Francia perché esercitasse sull’estense la sua influenza.

La giovane donna, nonostante le accuse infamanti che la riguardavano, fu accettata per la potenza della sua famiglia e le immense ricchezze che portava in dote, ma non dovette trascorrere molto tempo affinchè il suo nuovo casato si rendesse conto che la sua grazia innata e la sua educazione non avevano niente da invidiare alle doti di sua cognata Isabella, che incarnava la figura della perfetta cortigiana rinascimentale.

La seconda parte della vita di Lucrezia Borgia trascorse tra i fasti della corte estense, ebbe un buon rapporto con il marito e la famiglia d’adozione e due grandi amori: l’intellettuale Pietro Bembo e il cognato Francesco Gonzaga.

Ebbe dei figli e numerosi aborti, che la indebolirono molto.

Negli ultimi anni della sua giovane vita – morì a 39 anni per una febbre – si nota un cambiamento in lei: si avvicinò molto alla religione, prese a indossare il cilicio ed abbandonò definitivamente ornamenti lussuosi ed abiti scollati.

Probabilmente qualche pena da scontare l’aveva, se non altro le relazioni extraconiugali intrattenute alla corte di Ferrara.

Non fu certo l’unica, in quell’epoca e in quel contesto: né santa né demonio, le scelte e le azioni di Lucrezia Borgia rientrano nello schema comportamentale delle grandi famiglie del Rinascimento.
Ma la sua si chiamava Borgia, ed era la figlia di un Papa.

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