In mostra a Milano Boom 60! I rotocalchi, l’arte moderna e la cultura pop

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“Sono motivi diversi quelli che rendono celebri le figure di un Buffet, indifferentemente, o di un Morandi o di un Picasso. Ma la gente conosce tutto di loro. Sa come si svegliano, che cosa mangiano. Conosce i loro scandali privati, e i loro silenzi, i tic nervosi, le preferenze in ogni campo, le loro storie interessano il pubblico come le storie dei principi in esilio; ed ormai non c’è giornale, o settimanale o rivista, e non importa quale sia la sua specializzazione che non abbia istituito una propria rubrica delle arti, che non faccia posto, con ampiezza sempre maggiore, alla riproduzione delle opere degli artisti o alla divulgazione dei casi della loro vita” (Luigi Carluccio)

Un perplesso Alberto Sordi che infila la testa nel buco della scultura Nudo di Alberto Viani, immortalato alla Biennale di Venezia del ’58 e stampato sulle pagine della rivista ‘Oggi’. È solo una tra le tante iconiche immagini che popolano la mostra “Boom 60! Era arte moderna”, allestita nei nuovi spazi espositivi del Museo del Novecento di Milano fino al prossimo 12 marzo.

Cultura di massa Vs. salotti colti. Sono gli anni Cinquanta e Sessanta, quelli emblematici del boom, non solo economico e consumistico di frigoriferi e lavatrici, ma quelli in cui tutto diventa popolare. Persino l’editoria e i giornali, nelle cui pagine l’arte moderna trova ampio spazio.

Mensili e settimanali che parlano alle masse assecondandone il pensiero e talvolta educandole. Sono i protagonisti di una mostra che mira ad approfondire il tema dell’arte italiana del Novecento, così come è raccontata e illustrata dai cosiddetti ‘rotocalchi’ che sfondano letteralmente le porte delle edicole italiane, raggiungendo le loro massime tirature, di gran lunga superiori a quelle dei quotidiani:

“Epoca”, “Tempo”, “Le Ore”, “Oggi”, “Gente”, “L’Europeo”,“Abc”, “L’Espresso”, “Vie Nuove”, “La Domenica del Corriere”, “La Tribuna Illustrata”, “Successo”, “Panorama”, “L’Illustrazione Italiana”, “Settimana Incom Illustrata”, “Lo Specchio”, “Settimo Giorno”

E diventano i nuovi attori che utilizzano la comunicazione di massa. Uno strumento di intrattenimento, specchio fedele dei tempi e della società, emblema di mentalità e ispirazioni collettive.

Pagine che raccontano l’arte moderna in modo alternativo rispetto alla critica colta, in cui le novità artistiche si scontrano con le attese di un grande pubblico diffidente nei loro confronti. Uno specifico contesto di riferimento – quello milanese – fa perno sull’allestimento, città snodo per la grande editoria commerciale e per focolai di ricerca artistica.

Come spiega Mariella Milan, curatrice della mostra insieme a Desdemona Ventroni, Maria Grazia Messina e Antonello Negri, nel saggio del catalogo: “Il tema dell’arte moderna entra nelle pagine dei rotocalchi – destinati a un pubblico ampio e differenziato, generalmente non specializzato e nemmeno addentro alle questioni d’arte – con un’ampiezza e una capillarità oggi difficili da immaginare e in una grande varietà di formati: articoli illustrati, fotoreportage, inchieste, vignette satiriche, fototesti, interviste, accenni nelle rubriche di cronaca spicciola e di posta, perfino in quelle di giochi enigmistici, fino al più classico formato della recensione, il più vicino per impostazione alla tradizione giornalistica della “terza pagina”.

Circa 140 opere di pittura, scultura e grafica arricchiscono l’allestimento milanese, articolato tra l’Arengario e Piazzetta Reale, promosso da Comune di Milano-Cultura, firmato da Atelier Mendini e organizzato da Electa. Con illustrazioni fotografiche e televisive delle opere stesse e dei loro autori che dialogano in 4 sezioni:

•    Grandi mostre e polemiche
•    Artisti in rotocalco
•    Artisti e divi
•    Mercato e collezionismo

Dove l’Astrattismo diventa il fulcro di quella polemica che la prima sezione mette in luce. Obiettivo fatto proprio dalle riviste popolari. Un incubo di cui nei primi anni Sessanta si annuncia con un certo sollievo il declino.

Al centro del ring i pittori ‘convertiti’ (Capogrossi e Mafai), il ‘furioso’ Vedova o Gianni Dova con la sua ‘nuova’ figurazione. La pittura astratta ispira perplessità, proprio come il tema del buco nella scultura, quello che emerge nel Nudo di Viani o nei temi di Lucio Fontana, che estremo imbarazzo, con tanto di vignette satiriche e faccione di Sordi stampato su Oggi, creano. I Sacchi di Burri che diventano gli ‘stracci’, i ‘rottami’ di Ettore Colla. La rivista “Epoca” che definisce la Biennale del ’64 un magazzino di cianfrusaglie. Occhi strizzati al pubblico pop.

Fino alla rappresentazione di artisti di successo sui grandi rotocalchi visibile nella seconda sezione.

•    Picasso, ‘L’immortale da vivo’
•    Fontana, ‘L’Astronauta dell’arte’
•    Guttuso, ‘Il pittore della realtà’
•    Dalì, De Chirico e Mathieu, ‘professionisti del genio’
•    Enrico D’Assia, ‘Principe pittore’
•    Modigliani e Chagall, ‘ I maestri della Parigi di inizio secolo’
•    E Carrà e De Pisis, ‘Grandi maestri del Novecento italiano’

C’è spazio anche per l’intreccio arte-celebrità nella sezione Artisti e Divi. Attrici come Anna Magnani, protagonisti del teatro del calibro di Eduardo De Filippo, ballerine come Carla Fracci, affollano gli studi dei pittori.

Come Gina Lollobrigida che si concede in posa a molti artisti nella Milano del ’55. Esposti in mostra sono quattro ritratti di Bettina, Bruno Cassinari, Giuseppe Ajmone a Aligi Sassu. E nelle loro case si fanno fotografare divi del calibro di Kirk Douglas, Sofia Loren e Monica Vitti. Celebrities che si sono meritate un posto nell’arte e nelle patinate pagine delle riviste. Niente di più appetitoso per il pubblico pop.

E il collezionismo come icona del boom, perché proprio in quegli anni si affaccia come mercato emergente, in linea con l’ottimismo propugnato dal miracolo economico:

Le prime grandi aste italiane, organizzate a Milano nel novembre 1961 dalla neonata Finarte e dalla Galleria Brera, vengono registrate soprattutto come fenomeno di costume: una variante del gioco di borsa per nuovi ricchi. Per chi vorrebbe avviare, pur con mezzi economici limitati, una raccolta d’arte moderna che comprenda i nomi dei grandi maestri del Novecento, come Morandi, viene proposta la grafica, accanto alla ceramica o a oggetti d’arte d’uso quotidiano come i “foulards del Cavallino”.

E la cosiddetta  ‘boheme in fuoriserie’, quel fenomeno di divizzazione degli artisti arrivati al successo commerciale. Esattamente come per qualsiasi star del cinema o della tv, le loro gesta vengono illustrate sulle pagine dei grandi rotocalchi in attesa di essere mangiati con gli occhi dalle masse lettrici e voraci di celebrità, gossip e iconica ricchezza.

Ne sono simbolo l’aereo privato di Roberto Crippa, le Rolls Royce di Mathieu e Buffet e il castello di quest’ultimo, oggi dimenticato ma all’epoca fenomeno del mercato e protagonista delle cronache.

In più nella Sala Archivi del Museo completa la rassegna una sezione documentaria con riviste e i diversi modi di raccontare l’arte moderna: dalle copertine alle inchieste, dalle rubriche di critica alla pubblicità, dall’illustrazione al fotogiornalismo. Come se si inciampasse in una grande edicola d’altri tempi.

Un evento che pone in dialogo la città di Milano col mondo. Nel modo in cui meglio le riesce, ponendosi come grande città d’avanguardia e protagonista della costruzione di quella che, nel bene e nel male, è la nostra società. Milano capitale della moda, dell’editoria, del giornalismo, dell’arte. Milano, oggi come allora, nocciolo di cultura elitaria e popolare. Figura solida, nelle cui molteplici facce si celano innumerevoli dimensioni.

 

Info utili:

SEDE
Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano

TITOLO
BOOM 60! Era arte moderna
18 ottobre 2016 – 12 marzo 2017

ORARI
lunedi 14.30 – 19.30
martedi, mercoledi, venerdi e domenica 9.30 – 19.30
giovedi e sabato 9.30 – 22.30

BIGLIETTO
(l’ingresso alla mostra comprende anche la visita al museo)
– intero 10 €
– ridotto 8 €
Audioguide mostra e museo: 3 €

INFO
Tel. 02.88444061
www.museodelnovecento.org

 

Credits: Electa

 

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