Gossip dal passato: sulle tracce di Matilde di Canossa

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Contessa, marchesa, duchessa e vice-regina insieme: Matilde di Canossa è stata senza dubbio una delle donne più potenti che l’Italia abbia mai visto.

E questa volta non siamo nell’illuminato Rinascimento, ma in pieno Medioevo.

Matilde, figlia del marchese Bonifacio di Canossa detto “il Tiranno”, duca di Tuscia, nasce a Mantova e cresce nel Castello di Canossa – in provincia di Reggio Emilia.

Nel 1052 – a soli sei anni – assistette a un triste evento che cambiò radicalmente la sua vita: durante una battuta di caccia, suo padre Bonifacio fu ucciso da uno dei suoi vassalli che lo colpì con una freccia avvelenata.
Fu così che la madre di Matilde, Beatrice, si trovò in mano il vasto regno del marito e tre figli ancora piccoli, a cui l’imperatore Enrico III – in un primo momento – accordò la sua speciale protezione.
Quell’anno non fu clemente con la Casa di Canossa: morirono anche, in circostanze poco chiare, i fratelli di Matilde.

Alla morte di papa Leone IX, protettore e parente della potente famiglia, l’imperatore Enrico III rapì la piccola Matilde per portarla in Germania come ostaggio, con lo scopo di ostacolare la continua ascesa dei Canossa.
Una nuova triste avventura per l’unica figlia rimasta di Bonifacio e Beatrice: fortunatamente l’imperatore morì dopo un anno, e la bambina fu riportata in Italia.

Era giunto il momento, per Beatrice di mettere al sicuro l’illustre casato, e lo fece sposando Goffredo il Barbuto, duca di Lotaringia e fratello dell’attuale papa Stefano IX.
L’unione delle due famiglie portò la corte canossiana ad essere la più importante d’Europa in quel periodo, e la famiglia che ne era a capo la più potente.

Poco prima della morte di Goffredo il Barbuto – secondo alcuni storici, come da contratto – si unirono in matrimonio anche Matilde, diventata una ragazza bella e molto colta, e il bruttissimo figlio naturale del patrigno, Goffredo detto “il Gobbo”.

Nonostante la scarsa avvenenza del marito, la giovane Canossa strinse i denti e partorì una figlia, morta dopo poco tempo.
L’afflitta nonna Beatrice, di cui la bambina portava il nome, fece erigere un monastero a Frassinoro – sull’appennino modenese – in suo ricordo.

La permanenza di Matilde alla corte del marito durò solo tre anni: non riuscire a generare un erede maschio per la Casa di Lotaringia le costò l’accusa di portare il malocchio.
La donna non ci pensò due volte e se ne tornò a Canossa, e vane furono le proteste del marito: tanto che l’anno seguente, quando fu ucciso a tradimento, Matilde non solo non gli dedicò un convento, ma non versò neanche un obolo al Clero per la sua anima.

Morta anche Beatrice, Matilde ereditò un immenso regno che andava dall’attuale Tarquinia, al lago di Garda.

Già prima del triste evento la giovane donna si era schierata decisamente contro il cugino Enrico IV e pro Papa Gregorio VII, in quella che fu la celebre lotta per le investiture tra Sacro Impero Germanico e Papato: Enrico fu in un primo momento scomunicato e poi, a scomunica ritirata, deposto dal suo prestigioso incarico.
Matilde, in un secondo atto di sfida, donò tutte le sue terre – su cui Enrico in quanto parente dei Canossa poteva vantare dei diritti – al Papa.

Ma l’imperatore non si diede per vinto: nel 1080 convocò un Concilio a Bressanone in cui fece nominare un antipapa con il nome di Clemente III.
L’anno seguente, decise di scendere una seconda volta in Italia per ribadire la sua signoria sui suoi territori. Bandì Matilde dall’impero e, nella battaglia di Volta Mantovana, sconfisse le truppe del Papa comandate proprio dalla Grancontessa.

Con un vero colpo di scena, Matilde torna alla ribalta e sbaraglia l’esercito imperiale nella battaglia di Sorbara, nel 1084.

Ma anche il cugino mostrò di non averne ancora abbastanza: nel 1088 era pronto a una nuova discesa in Italia.

Matilde si preparò a parare il colpo sposando il giovanissimo Guelfo di Baviera, che avrebbe assicurato stabilità e ancora più potere all’illustre famiglia di lei.
Con grande disappunto della Grancontessa, il marito sedicenne non volle saperne di consumare il matrimonio, e dopo pochi giorni si separarono.
Non contenta, Matilde iniziò ad agire contro Enrico appoggiando le rivolte dei suoi stessi figli contro di lui.

Siamo all’atto finale: Enrico IV tentò nuovamente di piegare l’Italia nel 1092.
Matilde, saggiamente si sistemò tra le sue – ben difese – rocche sull’Appennino, territorio che conosceva molto bene, e finalmente vinse il logorante conflitto con Enrico IV.

Nel 1106 l’imperatore morì, e gli succedette Enrico V di Franconia che intraprese la stessa linea politica del suo predecessore contro la Chiesa.
Questa volta, saggiamente, Matilde non oppose resistenza, e fu nominata dal nuovo imperatore – si incontrarono al Castello di BianelloViceregina d’Italia e Vicaria Imperiale.

Castello di Bianello

Matilde di Canossa morì di gotta nel 1115 a Bondeno di Roncore.
In un primo momento fu sepolta in San Benedetto in Polirone, ma nel 1632, per volere di papa Urbano VIII, la sua salma venne trasferita a Roma, in Castel Sant’Angelo.
E’ solo nel 1645 che le sue spoglie trovarono definitiva – e prestigiosa – collocazione nella Basilica di San Pietro a Roma.
La sua tomba, opera del Bernini, è detta Onore e Gloria d’Italia.

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