Italiani: come ci vedono all’estero

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Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori

Sole, spaghetti, visi abbronzati e sorrisi sornioni.

Gli italiani goderecci, scanzonati e inaffidabili, a volte semplici e totalmente privi di buon gusto, altre eleganti e ricercati tanto da sfiorare il ridicolo.

Gli italiani simpatici ma imbroglioncelli, scaltri e voltagabbana.

Diciamolo: ormai da anni e anni, l’immagine-tipo dell’italiano è una sorta di caricatura dell’italiano stesso.

Un ben misero biglietto da visita da mostrare all’estero, per un paese che – su basi prese in prestito dall’antica cultura greca – è stato culla della civiltà per tutto il mondo.
Abbiamo avuto Roma e il suo Impero, abbiamo fondato la Repubblica, e, più tardi, la raffinatezza e l’effervescenza culturale delle nostre corti sono state un esempio per tutti gli altri paesi d’Europa.

I grandi nomi a cui l’Italia ha dato i natali sono talmente tanti che si contano con difficoltà – basterebbe citare un Leonardo Da Vinci in rappresentanza – e ancora oggi possiamo dirci fieri delle menti nate e formatesi nel nostro paese e di come si applicano nei campi della ricerca, dell’arte e della cultura; e forse dobbiamo ringraziare anche la preparazione “eccessivamente teorica” delle nostre università e le “inutili” versioni di greco.
Eppure il mondo dice di noi: pizza, musei e mandolino.

Sicuramente complice la storia del ‘900, che ci ha visto prendere posizioni politiche disonorevoli e incoerenti secondo il motto rischia il minimo e cerca di ottenere il massimo, ci ha visto schierarci con i potenti di turno e cambiare alleanze a seconda della convenienza, ci ha visto esultare alle parole esaltate di un dittatore per poi appenderlo a testa in giù, ha visto “la ragion di stato” e i governi fingere di combattere la mafia per poi accordarcisi segretamente – considerata la fine che hanno fatto i coraggiosissimi che la mafia hanno osato sfidarla per davvero.

Il valore dei grandi uomini che hanno guidato la nostra gente e fatto la storia dell’Italia fino al secolo precedente è stato prontamente dimenticato, e la gloriosa immagine di cui godevamo, troppo facilmente sostituita con l’italietta degli ultimi cento anni.

Un triste destino per il Bel Paese: ce lo raccontano tutti i giorni libri, luoghi comuni, turisti che si aggirano con aria diffidente, aforismi e, soprattutto, film.

A partire dalla Grande Bellezza, dove il jet set italiano si trasforma in una sorta di grottesco circo, fino ad arrivare al “To Rome With Love” di Woody Allen, in cui l’atmosfera delle stradine di Trastevere è esattamente lo stereotipo dell’americano che visita Roma per la prima volta.
Finta, esagerata: i colori sono troppo accesi, i personaggi italiani sono individui sguaiati che sembra non abbiano altro scopo che farsi ridere dietro, carretti di verdura trascinati da venditori ambulanti spuntano da ogni dove.

Niente a che vedere con la meravigliosa autoironia del grande Totò in “Totò, Peppino e la Malafemmena”: la scena in cui gli zii del sud arrivano a Milano per redarguire il nipote scapestrato, è un esempio di esilarante comicità unita a una raffinatezza di pensiero tipicamente napoletana, inimitabile.
Per non parlare delle altrettanto magistrali interpretazioni di Alberto Sordi, nella sua versione romana.

Lì si che si prendono in giro gli italiani – in questo caso del Sud Italia – ma è tutta un’altra storia rispetto alle banali, stereotipate visioni che propongono i registi stranieri.
Lo stesso discorso vale per il più recente “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek: anche qui si ironizza sulla mentalità comune – o pretesa tale – del Sud del Paese, ma lo si fa con arguzia e stile.

Un altro esempio delle deviate interpretazioni di cui siamo oggetto: “Mangia Prega Ama“, la fortunata commedia che vede Julia Roberts come moglie annoiata, che si separa dal marito e se ne va in giro per il mondo alla ricerca di sé stessa e della felicità.
Troverà l’amore, una sua dimensione spirituale e scoprirà il buon cibo.
I paesi che la – sempre bravissima – Julia attraversa nel suo viaggio sono l’Indonesia, l’India e l’Italia: indovinate dove va a pregare e quale luogo sceglie invece per mangiare.

Per concludere, forse il caso più eclatante: The Tourist, commedia di spionaggio ambientata a Venezia con protagonisti Angelina Jolie e Jhonny Depp.

Tra le rocambolesche avventure dei due, spiccano alcuni attori italiani che interpretano, per l’appunto, personaggi italiani: tra un Alessio Boni capo di un’intelligence che non ne azzecca una – e pensare che i nostri servizi segreti ci sono invidiati da tutto il mondo – un Frassica carabiniere che grida “don’t butt” a Jhonny Depp che sta per lanciarsi da un tetto, un Neri Marcorè che interpreta il direttore del Danieli – completamente scemo – un Christian De Sica nelle vesti di un poliziotto corrotto e, ciliegina sulla torta, Raul Bova in versione nobilastro latin lover che ci prova con Angelina Jolie alla festa.

Certo, la fotografia delle vedute su Venezia è eccezionale, e dei personaggi interpretati dai nostri attori tutto sommato si ride.
Ma la bellezza che ci viene riconosciuta, non basta a riscattarci dall’etichetta che il mondo ha attaccato al nostro Stivale: l’immenso patrimonio artistico e culturale, il genio e la poesia che abbiamo offerto all’umanità intera meritano una ben diversa considerazione.

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