Una mostra a Venezia porta in viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura

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“Scripta Manent”

Oggi territorio inaccessibile e martoriato, eppure un tempo culla di grandi civiltà che al mondo hanno regalato una delle più grandi rivoluzioni mai avvenute: la scrittura. È la Mesopotamia, la terra tra i due fiumi Tigri e Eufrate, oggi delimitata in larga parte dall’Iraq. Proprio qui, e in contemporanea in Egitto, è nata nel 3200 avanti Cristo la scrittura. E oggi – dal 20 gennaio al prossimo 25 aprile – Venezia racconta questo viaggio nel tempo a Palazzo Loredan, con la mostra “Prima dell’alfabeto. Viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura”.

Circa 200 opere della Collezione Ligabue fanno capolino nella cornice veneziana per rievocare e raccontare al pubblico uno dei capitoli più affascinanti della storia delle civiltà, fondamentale per la trasmissione del sapere e la conoscenza del mondo antico.

Dalle tavolette ai sigilli cilindrici o a stampo risalenti a più di 5 mila anni fa. E poi sculture, placchette, armi, bassorilievi, vasi e intarsi.

Un’esposizione che conduce dritti nell’universo fatto di segni, simboli, incisioni, immagini e racconti visivi, che testimoniano la nascita della scrittura cuneiforme, rivelandoci al tempo stesso il contesto sociale, economico e religioso della magica e antica Mesopotamia.

Oggi terra oppressa e tormentata, saccheggiata da guerra e terrorismo. Il suo inestimabile patrimonio, testimonianza delle civiltà che lo hanno abitato, reso inaccessibile. Così l’esposizione veneziana, promossa dalla Fondazione Ligabue e curata dal professore Frederick Mario Fales, è pronta a svelare la terra dei Sumeri, degli Assiri, degli Accadi e dei Babilonesi.

Agli oggetti esposti si affiancano prestiti del Museo Archeologico di Venezia, come i frammenti di bassorilievi rinvenuti da Austen Henry Layard, lo scopritore della mitica Ninive, e del Museo di Antichità di Torino, che per l’occasione ha concesso un frammento di bassorilievo assiro raffigurante re Sargon II e scoperto nel 1842 da Paul Emile Botta, console di Francia a Mosul e donato a Re Carlo Alberto.

Dai primi pittogrammi del proto-cuneiforme rinvenuti a Uruk (a circa 200 km da Baghdad), testimoni di un contesto contabile e amministrativo già strutturato, all’introduzione della fonetizzazione. Così la scrittura si è diffusa rapidamente in diverse aree: Mari, Ebla, Tell-Beydar e Tell Brak in Siria.

Per redigere documenti vengono organizzate vere e proprie scuole di formazione per abili scribi. A novelli funzionari viene insegnato a leggere e scrivere. Si usavano tavolette d’argilla, quelle che hanno contribuito ad arricchire autentici archivi e biblioteche.

Tavolette giuridiche, contabili, amministrative, geografiche, storiografiche, religiose, letterarie. Un antico mondo aveva compreso il grande potere della scrittura. E cominciava a usarlo per organizzarsi, fissare la storia dell’umanità e trasmetterla ai posteri.

Scritti che racchiudono storie e leggende di uomini e eroi vissuti più di 3 mila anni prima di Cristo. Una mostra che racconta di commerci di legname o animali, di coltivazioni di datteri e di orzo per la birra, di traffici di carovane tra Assur e Anatolia, di terreni e case acquistati, di contratti e cause giuridiche, di cure prescritte a una partoriente afflitta da coliche, di imprese architettoniche, di missive tra prefetti di diverse città-stato.

E poi i sigilli, utilizzati prima per registrare diritti di proprietà e apposti, sin dal Neolitico, su ceralacca a garanzia della chiusura di merci e stoccaggi. Con l’avvento della scrittura iniziano ad essere apposti su tavolette e buste d’argilla per autenticare il documento. Generalmente realizzati in pietre preziose come i lapislazzuli importati dall’odierno Afghanistan.

E su essi iniziano a essere raffigurate vere e proprie immagini stilistiche, corpi umani, sfilate di prigionieri, scene di lotta tra eroi e animali, banchetti, racconti mitologici. Insomma i sigilli divengono vere e proprie forme d’arte. Prima ancora delle gemme greche e romane.

Alcuni tra questi, di inestimabile valore storico e artistico, arricchiscono l’esposizione di Palazzo Loredan dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti, rappresentando figure cult delle antiche civiltà: il dio solare Samash, quello della tempesta Amad, quello delle acque dolci Ea. Anche scene mitologiche come il mito di Etana, tredicesimo re della prima dinastia di Kish alla ricerca della “pianta della nascita”, trasportato in cielo da un’aquila.

Tesori messi a disposizione del pubblico anche grazie a strumenti interattivi e multimediali e riproduzioni tattili, pronte a svelare simboli e miti su cui l’intera civiltà occidentale è fondata.

“Operando con la “Fondazione Giancarlo Ligabue” – per rendere visibili a tutti, centinaia di quei sigilli e tavolette della Collezione – sono ritornato col pensiero alle prime volte nelle quali mi erano apparse quelle impronte sull’argilla e sulla pietra: ho così visto con altri occhi i messaggi che questi oggetti continuano a portare con loro. Quelle voci ancora racchiuse sono appartenute a genti e popolazioni che occorre definire come “nostre contemporanee”, perché riproducono storie, simboli e gesti di un vivere quotidiano che ancora pratichiamo ed elaboriamo: elenchi vari che sancivano il primo diritto di proprietà, indicazioni sanitarie contro i dolori delle partorienti, omaggi ed intercessioni alle divinità, contratti di acquisto di animali, o di strumenti per costruzioni”. Sono le parole di Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue, l’imprenditore archeologo e paleontologo scomparso nel 2015 a cui l’ente è intitolato.

Meraviglie della collezione Ligabue sono esposte quasi come un omaggio dovuto a una terra che viene oggi definita solo dalle guerre che la violentano e mai dal prezioso patrimonio che ha regalato all’umanità. Quello che oggi siamo, i racconti e la struttura della società, lo dobbiamo anche all’antica terra mesopotamica. Oggi leggiamo, scriviamo, comunichiamo grazie a Sumeri, Assiri, Babilonesi e alla terra che nei millenni li ha ospitati. Con la speranza che possa presto tornare tale e che l’orrore della guerra non sia più l’unico aspetto conosciuto di questa parte di mondo, cui siamo profondamente debitori.

 

Info utili:

Mostra
“Prima dell’alfabeto. Viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura”

Dove
Venezia, Palazzo Loredan. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

Orari
Da martedì a domenica 10.00 – 17.00
Chiuso il lunedì

Biglietti
Intero 5 Euro
Ridotto 3 Euro (solo per gli studenti)

 

Credits: Villaggio Globale International

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