Benetton rende omaggio a 20mila artisti provenienti da tutto il mondo

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Fabrica: è il nome che il patron di Benetton ha riservato all’Officina Creativa di Treviso. 

Nella campagna trevigiana è nato un vero e proprio labirinto creativo composto da svariati pannelli che contano 36 opere d’arte ciascuno. “Non è un hobby, è un progetto che deve servire. Perché sia chiaro, la collezione appartiene alla Fondazione Benetton, nessuna opera viene acquistata e nessuna può essere venduta” ha detto Luciano Benetton. Oggi una parte della rassegna è in esposizione alla Zisa di Palermo.

Tutto è iniziato nel 2008, come ha dichiarato il collezionista a La Repubblica il 18 febbraio scorso:nel 2008, in Ecuador, chiesi un biglietto da visita a un pittore. Prese una minuscola tela bianca, me la dipinse sotto agli occhi, la firmò e me la donò. Una generosità che mi rese felice. Lo vennero a sapere altri, dopo un mese ne avevo duecento. Mi dissi: non può finire qui”. 

Da quell’ episodio nasce l’idea di collezionare piccole opere d’arte rigorosamente in formato 10×12, come una cartolina. Ogni tela rappresenta una nazione esistente o una realtà frutto dell’immaginazione. “Ora voglio avere tutto il mondo, arriveremo presto a centocinquanta collezioni e trentamila opere”, ha detto Benetton.

Dopo aver raggiunto il numero dei paesi rappresentati dalle Nazioni Unite, la ricerca non si arresterà.“Sto raccogliendo opere di artisti saharawi, pigmei, di popoli negati o migranti”, quei popoli che non hanno ancora avuto la possibilità di autodeterminarsi, “in Cina lavoro per comporre 20 cataloghi di 56 etnie, che nel 2019 gireranno tutto il paese per il settantesimo della Repubblica Popolare” ha aggiunto l’imprenditore.

E’ nato così Imago Mundi, mosaico di creatività e culture diverse, quello che del resto ha sempre voluto essere il grande colosso dell’abbigliamento: “United Colors” appunto.

Tantissimi gli artisti che hanno voluto comparire: David Byrne, Frank O. Ghery, Zaha Hadid, Christo, Dario Fo. “Non potrei mai dire: questa è meglio di quella. Sarà bello, fra vent’anni, sapere che tra gli artisti sconosciuti qualcuno è diventato un grande“.

Un progetto, quello di Luciano Benetton, che intende dar voce ai paesi dimenticati, perché mai  l’imprenditore ha smesso di dire la sua sui problemi del mondo. Primo fra tutti la crisi migratoria, “all’origine c’è l’appropriazione europea del Sud del mondo, l’Africa spogliata e poi abbandonata a se stessa. I drammatici flussi umani di oggi sono la conseguenza di un doppio errore, la prepotenza della colonizzazione e l’indifferenza della decolonizzazione” ha detto il collezionista.

 

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