Milano, le opere inedite di Keith Haring invadono Palazzo Reale

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Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi: l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare – Keith Haring

Grazie al padre, che per lui disegnava personaggi dei cartoni animati, conobbe la ‘linea continua’, quel tono fumettistico che divenne il suo stile e che lo rese una delle icone della street-culture newyorkese, negli stessi anni in cui Manhattan era invasa dai graffiti di Basquiat: è Keith Haring, l’artista che con il suo tratto dissacrante e bidimensionale e con i suoi personaggi, entrò nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Oltre che nell’immaginario collettivo metropolitano.

Oggi, fino al prossimo 18 giugno, lo ospita Palazzo Reale di Milano, con la mostra Keith Haring: About Art, curata da Gianni Mercurio e pronta ad ammaliare il pubblico con opere di grandi dimensioni, molte inedite, sicuramente studiate apposta per mettere a confronto il suo genio con la storia delle arti, che fu per lui di grande ispirazione.

Un percorso espositivo che ruota attorno a 110 opere di Haring, una retrospettiva decisa a indagare l’interazione tra i suoi dipinti e quelli di autori di epoche diverse, di arti diverse. Autori a cui il pop artista americano si è ispirato, reinterpretandoli con uno stile inconfondibile:

una sintesi narrativa di archetipi della tradizione classica, di arte tribale ed etnografica, di immaginario gotico o di cartoonism, di linguaggi del suo secolo e di escursioni nel futuro con l’impiego del computer in alcune sue ultime sperimentazioni.

Haring era vorace divoratore delle monografiche sui maestri dell’arte moderna occidentale: Steven Davis, Jean Dubuffet, Jackson Pollock, Paul Klee.

Del Novecento erano loro a illuminare il suo genio creativo. Ma se si procede a ritroso, si incontrano i calchi della Colonna Traiana, e le figure dell’archeologia classica, le maschere delle culture del Pacifico, gli archetipi delle religioni, l’arte precolombiana, le creazioni dei nativi americani, i dipinti del Rinascimento italiano. E ancora più indietro, le incisioni rupestri della preistoria.

Da qui le sue figure ripetute con il tratto a linea unica partivano, risalendo diverse epoche e popoli vissuti.

Una carriera straordinaria quella del genio della Pennsylvania, nato nel 1958 e dotato fin da piccolo di grande talento artistico e di una fortissima inclinazione al disegno. Il ragazzo che scelse New York come suo trampolino di lancio e come luogo di incontro con nuove idee e artisti. E la scena artistica della Grande Mela seppe accogliere con un entusiasmo unico quel giovane artista affascinato dai personaggi dei cartoni, dal disegno, dalle arti.

Strinse amicizia con artisti icone della pop art, tra cui il graffitista Jean Michel Basquiat, scelse la scena urbana metropolitana come suo teatro. Era nata una nuova stella splendente della street art.

Con uno stile immediato, un mondo creativo popolato da personaggi che ritraeva nella loro natura bidimensionale: dai bambini ai cani, dai televisori agli angeli. E poi mostri e personaggi dei cartoon.

Un tratto soltanto in apparenza infantile, che celava però messaggi semplici, forti e chiari, che Haring voleva veicolare al mondo. Lui, l’artista-attivista:

espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi del suo tempo, fortemente sentiti all’epoca.

• La droga
• Il razzismo,
• L’alienazione giovanile
• L’Aids

Quella malattia che Haring stesso contrasse, in quella New York che gli fece scoprire la sua natura omosessuale e i rapporti non protetti. L’Aids, il grande mostro della New York anni ’90. E proprio nel febbraio del 1990 morì prematuramente.

“Convinto che la fine di ogni ciclo contiene in potenza il germe di un nuovo inizio, Keith Haring ha guardato all’arte del passato per avviare, attraverso il proprio lavoro, un processo di rigenerazione” – ha affermato Gianni Mercurio, curatore della mostra –. “Fu grazie a questa visione del mondo che a ventotto anni fronteggio lo shock dovuto alla consapevolezza di aver contratto il virus dell’AIDS. Lavoro instancabilmente fino agli ultimi giorni di vita. Incredibilmente, trovo nel concetto di fine uno dei motivi del proprio lavoro”.

È così che la mostra milanese – promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte mostre musei e 24 ORE Cultura, con la collaborazione della Keith Haring Foundation – rende evidente chi davvero Haring fosse e il suo grande progetto creativo:

ricomporre i linguaggi dell’arte in un unico personale, immaginario simbolico, che fosse al tempo stesso universale, per riscoprire l’arte come testimonianza di una verità interiore che pone al suo centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale.

È in questo disegno che risiede la vera grandezza di Haring; da qui parte e si sviluppa il suo celebrato impegno di artista-attivista e si afferma la sua forte singolarità rispetto ai suoi contemporanei.

 

Info utili:
Titolo
Keith Haring. About Art

Sede
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano

Periodo
21 febbraio – 18 giugno 2017

Orari
lunedì 14,30 – 19,30
martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30
giovedì – sabato 9,30 – 22,30
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)

Prezzi

Intero 12,00 €  // Ridotto 10,00 €

Credits: Clp Relazioni Pubbliche

 

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